Dichiarazione del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito sul Punto 4 (“Situazioni dei diritti umani che richiedono l’attenzione del Consiglio”) alla 16a Sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite


 

Dichiarazione del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito sul Punto 4 (“Situazioni dei diritti umani che richiedono l’attenzione del Consiglio”) alla 16a Sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite
 
Grazie, signor Presidente. Il Partito Radicale Nonviolento è profondamente preoccupato per la sistematica violazione della libertà di opinione e di espressione in Iran e in Cina. Questi due Paesi guidano la lista dei giornalisti imprigionati nel mondo con almeno 34 giornalisti in carcere al 1° dicembre 2010, secondo un recente rapporto diffuso dal Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ)1. Inoltre, Reporters Without Borders li considera i principali violatori al mondo della liberà di Internet, evidenziando il fatto che il sistema di censura “Great Firewall” della Cina è il più completo del mondo2.
Dalle proteste seguite alle elezioni presidenziali del giugno 2009, il governo iraniano opera un vasto giro di vite sui giornalisti e la stampa. Numerosi giornalisti critici sono stati arrestati da allora. Molti di loro sono stati condannati a severe pene detentive, fino a 10 anni, sulla base di accuse come “propaganda contro il regime”, mentre la sola cosa che avevano fatto era stata svolgere il proprio lavoro.
Per quanto riguarda la Cina, lo scenario è spaventosamente simile. Le autorità reprimono duramente i giornalisti, incarcerando specialmente quanti lavorano per media di minoranze etniche come Uiguri e Tibetani, solo perché esercitano il proprio diritto alla libertà di espressione. Le misure persecutorie contro la libertà di parola degli Uiguri sono significativamente aumentate dopo i tragici eventi del luglio 2009 a Urumqi, rendendo il 2010 un anno particolarmente nero per i lavoratori dei media uiguri. Circa una dozzina di giornalisti, blogger e collaboratori di siti web uiguri, fra i quali Gheyret Niyaz, Gulmire Imin, Memetjan Abdulla, Dilshat Perhat e Tursunjan Hezim, sono stati condannati a severe pene detentive, compreso l’ergastolo, in processi a porte chiuse e non equi. La maggior parte di loro sono stati ritenuti colpevoli di “avere messo in pericolo la sicurezza dello Stato” – accusa delle quali le autorità cinesi abusano regolarmente e arbitrariamente per costringere al silenzio il pacifico dissenso uiguro. Anche la censura e il travisamento da parte del governo cinese di avvenimenti recenti, quali il meritato Premio Nobel per la Pace a Liu Xiaobo o la rivoluzione in Egitto, mostrano chiaramente che quella di stampa non è una libertà della quale godano i cittadini cinesi, in violazione dell’Articolo 35 della stessa costituzione cinese che teoricamente garantisce libertà di parola e dei media.
Chiediamo al Consiglio per i Diritti Umani di sostenere con forza la cessazione della sistematica repressione della libertà di espressione in Iran e in Cina. Inoltre, il Consiglio deve esortare quei governi a rilasciare senza condizioni e immediatamente tutti i giornalisti e lavoratori dei media imprigionati.
Grazie, signor Presidente.

 
1 Vedi il rapporto delCommittee to Protect Journalists (CPJ): „Attacks on the Press in 2010“, disponibile a: http://www.cpj.org/2011/02/attacks-on-the-press-2010.php
2Vedi il rapporto di Reporters Without Borders: „Internet Enemies“, marzo 2011, disponibile a: http://12march2011.org/i/Internet_Enemies.pdf