Decennale Telekom Serbia. Radicali inviano ai Senatori libro di Giulio Manfredi sull'affaire: "Non smettiamo di chiedere a chi governava all'epoca una chiara assunzione di responsabilità"


Roma, 23 maggio 2007


Si è tenuta oggi nella sede del Partito Radicale una conferenza stampa per ricordare il decennale dell'affaire Telekom Serbia: 456 milioni di euro dei cittadini italiani (Telecom Italia era allora ancora pubblica con il 61 per cento delle azioni di proprietà del Ministero del Tesoro, retto all'epoca da Carlo Azeglio Ciampi) finiti nei conti correnti di Milosevic, come appurato e scritto nero su bianco dagli inquirenti torinesi nella loro ordinanza di archiviazione per l'inchiesta sull'affaire (9 maggio 2005).

La segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, ha fatto notare come "dieci anni dopo l'unico imputato è il radicale Giulio Manfredi. Oggi tutti discutono sui costi della politica; quanto è costata in termini di sofferenza ai cittadini serbi la scelta politica di finanziare Milosevic?".

Daniele Capezzone, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, ha a sua volta precisato: "Il lato giudiziario della vicenda non ci è mai interessato, non ci compete. La nostra domanda a Prodi, Dini, Fassino, Ciampi e Micheli è politica: perché l'Italia è stato l'unico paese occidentale a finanziare Milosevic?".

Il deputato radicale della Rosa nel Pugno Bruno Mellano ha poi informato che invierà a tutti i senatori il libro "Telekom Serbia, Presidente Ciampi nulla da dichiarare?" di Giulio Manfredi perché fu proprio un senatore, il radicale Piero Milio, a interrogare - senza ottenere risposta - il governo Prodi subito dopo la conclusione dell'affaire.

L'avvocato Giuseppe Rossodivita ha fatto il punto sul processo che l'avvocato Giovanni Di Stefano (amico e socio d'affari del criminale di guerra serbo Arkan) ha intentato contro Giulio Manfredi: in mattinata si era svolta la seconda udienza, alla presenza dell'imputato e di Di Stefano, e Rossodivita aveva eccepito un difetto di notifica che ha fatto slittare il processo a data da destinarsi.

Ha concluso la conferenza stampa lo stesso Giulio Manfredi, membro della direzione nazionale di Radicali Italiani:
"Sfatiamo il luogo comune secondo cui il potente non chiede mai scusa dei propri errori: nell'aprile 2002 il governo olandese si dimise in blocco perché una commissione militare aveva appurato la sua responsabilità oggettiva per la strage di Srebrenica. Noi, a Prodi e compagni, chiediamo molto meno delle dimissioni.
Il caso fa bene le cose: oggi c'è la finale di Champions League tra Liverpool e Milan; esattamente due anni fa, in coincidenza con il loro precedente incontro, la Camera respinse la ricostituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia a causa delle assenze di molti deputati del centrodestra che si erano recati a Istambul a vedere quella partita. Questo fatto la dice lunga sull'incapacità dei rappresentanti del centrodestra di incalzare seriamente il centrosinistra su questa vicenda".

Roma, 23 maggio 2007


N. B. Le ultime copie del libro di Giulio Manfredi sull'affaire Telekom Serbia possono essere acquistate su www.stampalternativa.it oppure scrivendo a: larosanelpugno@hotmail.com (Associazione Radicale Adelaide Aglietta).

Per approfondimenti vedi link "Telekom Serbia" su www.associazioneaglietta.it


Lettera inviata da Bruno Mellano e Giulio Manfredi ai membri del Senato

Ai membri del Senato della Repubblica Italiana

Roma, 23 maggio 2007


Egregi Senatori,

il 9 giugno 2007 cade il decennale di quella che è comunemente conosciuto come “affaire Telekom Serbia”: il 9 giugno 1997, Stet-Telecom Italia firmava a Belgrado il contratto di acquisto dall’ente postale serbo (Ptt) del 29% di Telekom Serbia, al prezzo di 893 milioni di marchi (456 milioni di euro). A prima vista si trattava di una normale operazione economica fra due aziende private. Non è così: da una parte abbiamo Stet-Telecom Italia che, dieci anni fa, era controllata dal Ministero del Tesoro per il 61%; dall’altra, abbiamo un’azienda creata pochi giorni prima dal regime serbo di Slobodan Milosevic con l’unico scopo di incassare i soldi dei contribuenti italiani (e greci, visto che la Telecom greca acquistò nella stessa operazione il 20% di TS).

Il 25 giugno 1997, l’unico parlamentare radicale, il senatore Pietro Milio, presentò un’interrogazione (4-06641) al premier Romano Prodi e al Ministro delle Poste e Telecomunicazioni (Antonio Maccanico) per chiedere spiegazioni su un’operazione che aveva rafforzato il regime di Milosevic, responsabile fino a quel momento di tre guerre d’aggressione (a Slovenia, Croazia e Bosnia Erzegovina) e che solamente sei mesi prima aveva represso duramente le proteste di piazza dei democratici serbi. L’8 luglio 1997, l’allora Ministro per gli Affari Regionali, Giorgio Bogi, inviò l’interrogazione Milio al Ministro del Tesoro (Carlo Azeglio Ciampi), competente per la risposta. La risposta non arrivò né allora né dopo.

Per ricordare degnamente il decennale dell’affaire Telekom Serbia, ci permettiamo di inviarvi copia del libro “Telekom Serbia: Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? – Diario ragionato del “caso” dal 1994 al 2003” di Giulio Manfredi (edizioni Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2003, postfazione di Marco Pannella).

Vogliamo inoltre segnalarvi questo passaggio dell’ordinanza di archiviazione (6 maggio 2005 - il testo integrale è disponibile nel link “Telekom Serbia”su www.associazioneaglietta.it) dell’inchiesta aperta sulla vicenda dalla Procura della Repubblica di Torino:
“…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo …Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia: e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne…”.

Non avremmo potuto dire e scrivere meglio degli inquirenti torinesi; l’affaire Telekom Serbia fu un’operazione politicamente vergognosa poiché rafforzò un regime criminale che, solamente 21 mesi dopo la chiusura dell’affaire, la NATO bombarderà … utilizzando basi e velivoli italiani! E l’affaire Telekom Serbia fu un’operazione economicamente disastrosa: il 28 dicembre 2002, Marco Tronchetti Provera, proprietario di una Telecom ormai privatizzata, rivendette al governo democratico serbo il 29% di Telekom Serbia, incassando 195 milioni di euro: per ogni 100 euro investiti in Serbia nel 1997, ne tornarono a casa solamente 43 !

A proposito della Telecom di Marco Tronchetti Provera, sono apparse in questi mesi sulla stampa notizie riguardanti attività investigative attuate, ad esempio, dall’investigatore privato Marco Bernardini (ex collaboratore del SISDE), tendenti ad accertare il percorso dei soldi dell’affaire Telekom Serbia. Il 19 luglio 2006, i deputati radicali della Rosa nel Pugno Daniele Capezzone e Bruno Mellano hanno presentato un’interrogazione (4-00629) al Ministro dell’Interno e al Ministro della Difesa per sapere “se vi siano state attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia”: l’interrogazione non ha ancora avuto risposta.

Poiché, grazie all’ennesima illegalità operata dal regime partitocratrico occupante le istituzioni, ai senatori regolarmente eletti della Rosa nel Pugno è ancora negato, a quattordici mesi dalle elezioni politiche, l’accesso alle loro funzioni, vi invitiamo a fare vostra l’interrogazione “Capezzone-Mellano”, presentando interrogazioni analoghe in Senato al fine di ottenere dal governo una risposta.

Rimanendo a disposizione per qualsiasi chiarimento e/o approfondimento, inviamo distinti saluti.


Bruno Mellano
(deputato radicale della Rosa nel Pugno)
Mellano_b@camera.it



Giulio Manfredi
(Direzione Nazionale Radicali Italiani)
manfredi61@hotmail.com