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Dalla festa con i peshmerga all’incontro con Rajaa, la donna-speranza di Bagdad
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Quella che segue è la quarta e ultima parte del «Diario dall’Iraq» di Emma Bonino, l’europarlamentare radicale che con i colleghi Marco Cappato e Gianfranco Dell'Alba ha compiuto una missione di tre giorni a Nassiriya e Bagdad. Prima di rientrare in Italia, durante l’ultima tappa del viaggio, a Kuwait City, la Bonino ieri ha annunciato l’organizzazione di una conferenza per promuovere i diritti civili e politici della donna nei Paesi del Golfo. Il convegno si terrà in autunno nella capitale del Kuwait.
Il sibilo ci sveglia all'improvviso. Un missile sorvola il nostro accampamento e si schianta - lo sapremo dopo - contro lo Sheraton. La sirena esorta tutti ad andare nei rifugi. Eppure la serata era cominciata con una serie di festeggiamenti. Il ricevimento di addio di Sir Jeremy Greenstock, capo delle forze britanniche in Iraq, che rientra a Londra dopo sei mesi. Poi una festa in nostro onore, offerta dai rappresentanti a Bagdad della minoranza curda, quella che per prima si è affrancata dal regime di Saddam. La festa si svolge in un albergo nel centro di Baghdad, presidiato da decine di uomini armati, i famosi Peshmerga. I curdi ci accolgono con grande calore; ci sono con loro molti esponenti di quella singolare comunità di diplomatici, funzionari ed esperti della Coalizione internazionali, militari, che cercano di conquistarsi momenti di vita normale nonostante tutto. I curdi ci parlano di un Paese il cui destino è ancora tutto da inventare. «Ogni giorno - mi dice Baktiar Amin, membro del Consiglio governativo - circa diecimila iraniani attraversano la frontiera con la scusa del pellegrinaggio ai luoghi santi dell'Islam sciita, e chissà quanti fanno ritorno. Anche dalla Siria e probabilmente dalla Giordania e dall'Arabia Saudita si infiltrano continuamente e senza controllo gruppi armati. Nel Paese operano due grandi filoni del terrorismo internazionale, ognuno con la propria galassia di gruppi e movimenti: al fondamentalismo sunnita, legato anche ai nuclei fedeli a Saddam, fanno riferimento Al Qaeda ed altre organizzazioni terroristiche; quello sciita è finanziato dagli Hezbollah e condizionato dall'Iran. La posta in gioco è altissima, e i curdi, che hanno compiuto scelte importanti nel campo dei diritti e delle libertà fondamentali - ad esempio per quanto riguarda le donne - dopo essere stati oppressi per trent'anni da Saddam, non sono certo disposti a rinunciare alla propria libertà in uno Stato dominato dai Mullah».
In giornata avevamo visitato il centro ustionati dell'ospedale gestito dalla Croce rossa italiana. Operano in una zona a rischio e ci arrivo accompagnata dall'ambasciatore de Martino e dagli efficientissimi Carabinieri del Tuscania. Trovo locali puliti e ordinati - un altro mondo rispetto al Saddam Hospital che visitai nel '97 - e un personale altamente qualificato che fa l'impossibile, ma che non riesce a far fronte a tutte le necessità, con oltre cento pazienti in lista d'attesa per i casi più gravi. Mi chiedono di trasmettere un appello alle Regioni italiane affinché decidano di farsene carico.
In ambasciata incontro pittori, scultori, archeologi... una società che si sveglia, con ogni tipo di aspettative. Vogliono promuovere progetti su «arte e democrazia», aiutare soprattutto i ragazzi ad esprimersi. Pensano di dipingere murales per abbellire la città, mostrano foto dei loro lavori e vorrebbero conoscere ed essere conosciuti in Europa.
Questo possibile Iraq del futuro, multietnico e tollerante, lo trovo nelle parole di Rajaa Kuzai, la donna che - come membro del Consiglio Governativo - ha difeso con più determinazione la bozza di Costituzione transitoria dalla inclusione di articoli ispirati dal fondamentalismo. Il suo racconto di giornate intere passate a presidiare gli scranni del Consiglio per vanificare il boicottaggio islamista mi ha restituito la memoria delle tante battaglie parlamentari radicali. Il suo progetto di costituire formalmente un gruppo «liberal», transetnico - con sciiti, sunniti e curdi che si oppongono al fondamentalismo - spero possa subito diventare obiettivo comune del nostro Partito radicale transnazionale.
Il sibilo ci sveglia all'improvviso. Un missile sorvola il nostro accampamento e si schianta - lo sapremo dopo - contro lo Sheraton. La sirena esorta tutti ad andare nei rifugi. Eppure la serata era cominciata con una serie di festeggiamenti. Il ricevimento di addio di Sir Jeremy Greenstock, capo delle forze britanniche in Iraq, che rientra a Londra dopo sei mesi. Poi una festa in nostro onore, offerta dai rappresentanti a Bagdad della minoranza curda, quella che per prima si è affrancata dal regime di Saddam. La festa si svolge in un albergo nel centro di Baghdad, presidiato da decine di uomini armati, i famosi Peshmerga. I curdi ci accolgono con grande calore; ci sono con loro molti esponenti di quella singolare comunità di diplomatici, funzionari ed esperti della Coalizione internazionali, militari, che cercano di conquistarsi momenti di vita normale nonostante tutto. I curdi ci parlano di un Paese il cui destino è ancora tutto da inventare. «Ogni giorno - mi dice Baktiar Amin, membro del Consiglio governativo - circa diecimila iraniani attraversano la frontiera con la scusa del pellegrinaggio ai luoghi santi dell'Islam sciita, e chissà quanti fanno ritorno. Anche dalla Siria e probabilmente dalla Giordania e dall'Arabia Saudita si infiltrano continuamente e senza controllo gruppi armati. Nel Paese operano due grandi filoni del terrorismo internazionale, ognuno con la propria galassia di gruppi e movimenti: al fondamentalismo sunnita, legato anche ai nuclei fedeli a Saddam, fanno riferimento Al Qaeda ed altre organizzazioni terroristiche; quello sciita è finanziato dagli Hezbollah e condizionato dall'Iran. La posta in gioco è altissima, e i curdi, che hanno compiuto scelte importanti nel campo dei diritti e delle libertà fondamentali - ad esempio per quanto riguarda le donne - dopo essere stati oppressi per trent'anni da Saddam, non sono certo disposti a rinunciare alla propria libertà in uno Stato dominato dai Mullah».
In giornata avevamo visitato il centro ustionati dell'ospedale gestito dalla Croce rossa italiana. Operano in una zona a rischio e ci arrivo accompagnata dall'ambasciatore de Martino e dagli efficientissimi Carabinieri del Tuscania. Trovo locali puliti e ordinati - un altro mondo rispetto al Saddam Hospital che visitai nel '97 - e un personale altamente qualificato che fa l'impossibile, ma che non riesce a far fronte a tutte le necessità, con oltre cento pazienti in lista d'attesa per i casi più gravi. Mi chiedono di trasmettere un appello alle Regioni italiane affinché decidano di farsene carico.
In ambasciata incontro pittori, scultori, archeologi... una società che si sveglia, con ogni tipo di aspettative. Vogliono promuovere progetti su «arte e democrazia», aiutare soprattutto i ragazzi ad esprimersi. Pensano di dipingere murales per abbellire la città, mostrano foto dei loro lavori e vorrebbero conoscere ed essere conosciuti in Europa.
Questo possibile Iraq del futuro, multietnico e tollerante, lo trovo nelle parole di Rajaa Kuzai, la donna che - come membro del Consiglio Governativo - ha difeso con più determinazione la bozza di Costituzione transitoria dalla inclusione di articoli ispirati dal fondamentalismo. Il suo racconto di giornate intere passate a presidiare gli scranni del Consiglio per vanificare il boicottaggio islamista mi ha restituito la memoria delle tante battaglie parlamentari radicali. Il suo progetto di costituire formalmente un gruppo «liberal», transetnico - con sciiti, sunniti e curdi che si oppongono al fondamentalismo - spero possa subito diventare obiettivo comune del nostro Partito radicale transnazionale.
Iscritti e contribuenti 2013
| Giuseppe R. Roma | 590 € |
| Salvatore P. Capistrello | 200 € |
| Giancarlo B. Torino | 30 € |
| Marco B. Merano | 20 € |
| Davide B. Prato | 50 € |
| Giuseppe P. Grottammare | 50 € |
| Maurizio T. Roma | 1.000 € |
| Rosa A. Firenze | 590 € |
| Giuliano G. Sondrio | 590 € |
| Sergio Pasquale R. Cremona | 500 € |
| Totale | 326.746 € |
Iscrizioni e contributi (online) 2013
Comunicati stampa
09/01/2013
Iraq
Commissione Chilcot: “La guerra in Iraq era illegale”. Parere legale unanime degli avvocati del Foreign Office
27/11/2012
Antenna di BruxellesElisabetta ZamparuttiIraqNessuno Tocchi CainoParlamento europeoPena di morteStruan Stevenson
Presentato al Parlamento europeo il Rapporto annuale di Nessuno Tocchi Caino
26/11/2012
Antenna di BruxellesIraqNessuno Tocchi CainoParlamento europeoPena di morte
Presentazione al Parlamento europeo del rapporto annuale di Nessuno Tocchi Caino sulla pena di morte nel mondo, con focus sull'Iraq.
Rassegna stampa
12/11/2010
Corriere della Sera
Sergio Romano
Lettera - Berlusconi e la guerra in Iraq errore mitigato dalla fortuna
Documenti
14/09/2012
Iraq Nazioni Unite (documenti)
Ginevra, Consiglio Onu per i Diritti Umani: Dichiarazione di Antonio Stango su diritto alla verità e guerra in Iraq del 2003
radioradicale.it
2013-05-19 17:00:00 Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella
2013-05-05 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2013-04-28 17:05:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2013-04-21 17:02:37 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2013-04-14 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella 










