DA GERUSALEMME MARCO PANNELLA AL MINISTRO DEGLI ESTERI ISRAELIANO SILVAN SHALOM: VI SCONGIURO ASCOLTATECI, ASCOLTATE IL POPOLO ISRAELIANO.SUBITO ADERITE ALL’UNIONE EUROPEA, PER UNA SUA PIENA MEMBERSHIP.


Signor Ministro degli Esteri,

nel momento drammatico che il mondo attraversa, anche per Israele il pericolo più grave non risiede nella forza, vera o presunta, passata o presente, comunque maledetta, degli antisemitismi e dei terrorismi, o dalla realtà politica antidemocratica e ancora incivile di tanta parte del Medio Oriente.

Il pericolo e il danno più gravi e incombenti sono negli errori congiunti e convergenti della politica israeliana e di quella europea, che vogliono ignorare la necessità, l’urgenza, la concreta possibilità della grande riforma della situazione non solamente mediterranea, europea o mediorientale, che sarebbe rappresentata dalla piena partecipazione dello Stato di Israele all’Unione Europea.

Un esempio, sintomatico, di questi giorni: un sondaggio commissionato dalla Rappresentanza della Commissione Europea in Israele sulle opinioni della popolazione israeliana ha fornito, infatti, risultati assolutamente e positivamente esplosivi rispetto ad una realtà data unanimemente per scontata in senso del tutto contrario a quella emersa: l’85% degli israeliani (ebrei o arabi che siano) è per la piena adesione all’Unione Europea di Israele e auspica che il Governo israeliano ne assuma l’iniziativa. In tal modo, vengono rovesciate le fondamenta stesse sulle quali si basano le attuali strategie – israeliane, americane o europee –, tutte aventi per obiettivo e strumento il "rafforzamento" delle tradizionali forme di cooperazione ("al massimo partnership e non membership"!).

In tal modo, come già accadde per l’ex-Yugoslavia e per realtà del terzo mondo, si istiga e costringe alla conservazione di piene sovranità di Stato nazionale, rivelatesi ormai antistoriche, fonti di difese disperate e violente, suicide dei popoli a ciò condannati. E, per quanto riguarda Israele, si è compiuto l’enorme errore di condannarla ad una "indipendenza" e "sovranità nazionale" che tutti gli Stati grandi e piccoli d’Europa hanno negato a se stessi; continuando a fare di Israele, che costituisce lo 0,2% del territorio mediorientale, non già la testa di ponte e la marca di frontiera di una realtà istituzionale e politica di 400 milioni di persone, ma un’isola assediata da ogni parte, per decenni minacciata di letterale annientamento, con – quindi - costante riflesso di realtà tragicamente assediata, in costante pericolo di morte.

Ho constatato in questi giorni alla Knesseth, negli ambienti ministeriali e diplomatici, nel mondo editoriale, in quello ebraico anche internazionale, che quasi nessuno è al corrente del sondaggio suddetto, dei suoi risultati, delle sue cifre. Di conseguenza sto riscontrando lo stesso riflesso da parte della stampa internazionale europea e anche italiana.

Signor Ministro degli Esteri (mi consenta anche di scriverle: caro amico Shalom), lei stesso – pur favorevole da tempo alla nostra campagna di Transnational Radical Party per l’adesione di Israele nell’Unione Europea – ha ieri di nuovo affermato che la richiesta di adesione da parte dei Governi israeliani può essere solamente il punto di arrivo di un processo politico drammatico e complesso, quindi prevedibilmente piuttosto lontano; un punto di arrivo, dunque.

Mi consenta di dirle che questa voce che sento da ogni parte come scontata evidenza, mi appare invece un madornale, tremendo errore. La richiesta formale di adesione all’Unione Europea, infatti, è il punto di partenza (e non di arrivo!), del processo, del cammino necessario. Come sappiamo può durare anche dieci anni. A quel punto avremo una Europa di 35/40 Stati membri, e nel processo di formazione di questa grande realtà storica Israele sarebbe restata realtà esterna con tutto il costo e il peso tremendi di una istituzionale e strutturale solitudine, sperperando anche politicamente l’immenso tesoro costituito da quel popolo di Israele che è tra i più europei di tutti, cioè tra i più convinti, oggi, che i "problemi della pace" sono innanzitutto e insuperabilmente "problemi di libertà, di democrazia, di tolleranza".

Guardi che, di recente, per iniziativa nostra, di Emma Bonino, dei radicali, nello Yemen, a Sana’a, è stata approvata una dichiarazione di quasi tutti gli Stati arabi e mediorientali che ha certamente valore di novità storica, di coraggiosa ispirazione democratica e liberale. E’ dunque pienamente possibile porre questi valori e obiettivi, piuttosto che quello indefinito di "pace" al centro della attenzione e della mobilitazione dei paesi democratici.

Signor Ministro, le ho scritto - come preannunciato, come d’accordo - piuttosto che telefonarle e chiederle di incontrarla. Le scrivo perché lei voglia informare il suo Governo, in primo luogo il Primo Ministro Sharon, che letteralmente vi scongiuriamo di far tesoro della saggezza e della grandezza del vostro popolo e di quella parte di popolazioni europee che sono certo in questa stagione di poter fedelmente rappresentare: inviate subito la vostra richiesta di adesione a Bruxelles.

Lo ripeto, Signor Ministro, vi scongiuriamo di farlo. Nessuna via più certa di "conquistare la pace" che dare un prova evidente, storica, indiscutibile; che riconoscere alle donne e agli uomini di tutto il Medio Oriente, in particolare palestinesi, i loro diritti democratici fondamentali, così come è di già da decenni accaduto per la componente araba dello Stato di Israele; nessuna via è più sicura, più solida e anche più rapida per essere in pace davvero, cioè non solo da nemici esterni ma soprattutto da regimi che assassinano i diritti dei propri popoli, delle donne e degli uomini che vi abitano.

ISRAELE EUROPEA E’ OGGI LA VIA PIU’ CHIARA, PIU’ ECLATANTE CHE PUO’ ESSERE COSTRUITA PER L’INTERO MEDIO ORIENTE NEL CAMMINO CHE STIAMO PERCORRENDO VERSO L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA E DELLE DEMOCRAZIE, VERSO GLI STATI UNITI D’EUROPA (INCLUSE ISRAELE E LA TURCHIA) E D’AMERICA (CANADA DUNQUE INCLUSO) CHE ABBIAMO INIZIATO IN MODO TANTO DETERMINATO QUANTO PER ORA CONDANNATO ALLA CLANDESTINITA’ DALLA CECITA’ DI TROPPI, A COSTRUIRE.

Con antica e forte amicizia, con tutte e tutti i soggetti politici, i compagni e compagne di Transnational Radical Party, shalom, shalom, shalom!

Suo,

Marco Pannella