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CROAZIA: ADESIONE ALL'UNIONE EUROPEA. LE MANOVRE TORTUOSE DEI BRITANNICI E DEGLI OLANDESI CONTINUANO!
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Strasburgo, 12 febbraio 2004 - Nella sua risposta a un'interrogazione (H-0844/03) di Olivier Dupuis, deputato europeo, radicale, la Commissione sottolinea in particolare che "è cosciente dello stato di avanzamento del processo di ratificazione dell'accordo di associazione e di stabilizzazione (AAS) con la Croazia, firmato nel 2001: tre Stati membri devono ancora finalizzare la ratificazione dell'accordo: l'Italia, il Regno Unito e i Paesi Bassi. Gli ultimi due hanno formalmente sospeso il processo di ratifica; lo riprenderanno solo nel momento in cui la Croazia coopererà pienamente con il tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia (TPIY)".
Dichiarazione di Olivier Dupuis, deputato europeo, radicale:
"C'è qualcosa di strano nell'attitudine del Regno Unito e dei Paesi Bassi nei confronti della Croazia e, in particolare, della prospettiva di adesione all'Unione di questo Paese. Nessun dubbio che, dal punto di vista giuridico, siano perfettamente in diritto di non ratificare l'Accordo di Associazione e di Stabilizzazione. Da un punto di vista politico, però, il dubbio c'è e deriva dal fatto che questi Paesi non hanno manifestato la minima contrarietà nel 2001, in occasione della firma dell'Accordo di Associazione e di Stabilizzazione, né, prima, durante la sua elaborazione. Che i britannici e gli olandesi ritengano che una piena collaborazione della Croazia con il Tribunale Internazionale sia indispensabile all'apertura dei negoziati di adesione con la Croazia è perfettamente legittimo. E peraltro non sono i soli a pensarla così. Quello che non va è che oppongono il loro veto al processo di ratifica dell'Accordo di Associazione e di Stabilizzazione e, nella misura in cui si tratta di una condizione preliminare all'apertura del processo di adesione, all'adesione stessa. Un approccio corretto vorrebbe che questi due Paesi facessero conoscere le loro riserve eventuali all'apertura dei negoziati di adesione, durante la discussione che il Consiglio avrà sulla base del rapporto di valutazione che la Commissione trasmetterà a breve (rapporto che include la questione della collaborazione con il Tribunale). Perché queste manovre, perlomeno tortuose? Per rassicurare gli elettori già spaventati dall'allargamento del prossimo maggio? Sarebbe strano da parte di un Paese che è sempre stato il campione del grande mercato europeo! Cosa allora? Ancora una volta i vecchi miti del 1914 e la volontà di non privilegiare la Croazia a scapito della Serbia? Come se due tranquille alternanze in Croazia possano essere comparate con le enormi difficoltà che ha la Serbia nel saldare i suoi conti con il passato! Come se non fosse nell'interesse di tutti - compresa la Serbia - estendere il più rapidamente possibile il perimetro dell'Unione europea in questa regione? Potremmo finalmente essere illuminati dai britannici, dagli olandesi e dagli altri Stati membri su queste questioni?"
www.radicalparty.org
Dichiarazione di Olivier Dupuis, deputato europeo, radicale:
"C'è qualcosa di strano nell'attitudine del Regno Unito e dei Paesi Bassi nei confronti della Croazia e, in particolare, della prospettiva di adesione all'Unione di questo Paese. Nessun dubbio che, dal punto di vista giuridico, siano perfettamente in diritto di non ratificare l'Accordo di Associazione e di Stabilizzazione. Da un punto di vista politico, però, il dubbio c'è e deriva dal fatto che questi Paesi non hanno manifestato la minima contrarietà nel 2001, in occasione della firma dell'Accordo di Associazione e di Stabilizzazione, né, prima, durante la sua elaborazione. Che i britannici e gli olandesi ritengano che una piena collaborazione della Croazia con il Tribunale Internazionale sia indispensabile all'apertura dei negoziati di adesione con la Croazia è perfettamente legittimo. E peraltro non sono i soli a pensarla così. Quello che non va è che oppongono il loro veto al processo di ratifica dell'Accordo di Associazione e di Stabilizzazione e, nella misura in cui si tratta di una condizione preliminare all'apertura del processo di adesione, all'adesione stessa. Un approccio corretto vorrebbe che questi due Paesi facessero conoscere le loro riserve eventuali all'apertura dei negoziati di adesione, durante la discussione che il Consiglio avrà sulla base del rapporto di valutazione che la Commissione trasmetterà a breve (rapporto che include la questione della collaborazione con il Tribunale). Perché queste manovre, perlomeno tortuose? Per rassicurare gli elettori già spaventati dall'allargamento del prossimo maggio? Sarebbe strano da parte di un Paese che è sempre stato il campione del grande mercato europeo! Cosa allora? Ancora una volta i vecchi miti del 1914 e la volontà di non privilegiare la Croazia a scapito della Serbia? Come se due tranquille alternanze in Croazia possano essere comparate con le enormi difficoltà che ha la Serbia nel saldare i suoi conti con il passato! Come se non fosse nell'interesse di tutti - compresa la Serbia - estendere il più rapidamente possibile il perimetro dell'Unione europea in questa regione? Potremmo finalmente essere illuminati dai britannici, dagli olandesi e dagli altri Stati membri su queste questioni?"
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