COSTI DELLA POLITICA, SLITTANO I TAGLI


La Repubblica

Bonino, Lanzillotta e Di Pietro: testo troppo timido, va migliorato


ROMA - Quando il provvedimento entrerà in vigore lo Stato risparmierà 500 milioni di euro l'anno. Ma il punto è proprio quello: quando? Perché per l'approvazione definitiva del disegno di legge sui costi della politica bisognerà ancora attendere. Nuove perplessità e perfino un braccio di ferro apertosi nel governo hanno impedito il via libera al testo di 24 articoli annunciato per la riunione di Palazzo Chigi di ieri mattina. Nulla di fatto, altro rinvio, come d'altronde era già avvenuto alla scadenza fissata dal premier Prodi per il 15 giugno e poi per quella di fine mese. «L'approvazione è stata rinviata ai prossimi consigli dei ministri» tagliava corto a fine incontro il portavoce Silvio Sircana.
Il padre del provvedimento, Giulio Santagata, responsabile dell'Attuazione del programma, spera ancora sia possibile ottenere il disco verde la prossima settimana, dopo un nuovo confronto con gli interlocutori principali di questa partita: le Regioni e più in generale gli enti locali. Ve n'è in programma uno il 12 luglio. Si vedrà. Ieri il ministro prodiano ha dovuto fare i conti con i rilievi dei colleghi. «Un intervento sarebbe necessario anche sul governo, si potrebbe pensare al taglio dei ministeri, a una riduzione a 15 come negli altri grandi paesi europei. Quello sarebbe un segnale di sicura efficacia, dimostreremmo che la cura dimagrante cominciamo a farla noi» ha rilanciato il ministro degli Affari regionali Linda Lanzillotta (Margherita). Che poi ha ribadito la necessità di trovare un'intesa con gli enti locali, ancora riottosi, se non si vorrà vedere neutralizzatala portata del documento. Non è stata la sola. Dalla sua parte anche Emma Bonino, (Rosa nel pugno), responsabile delle Politiche comunitarie, che ha ripreso: «Alcune norme che trovo scritte qui potrebbero essere contenute in semplici direttive, visto così non sarebbe neanche necessario un disegno di legge». Riferimento alla prima parte del testo, che contiene alcune disposizione di indirizzo, dalla «Razionalizzazione degli enti pubblici» a quelle sull'utilizzo di autovetture e dei cellulari di servizio. E infine ha aggiunto qualche riserva anche Antonio Di Pietro, soddisfatto per l'avvio dell'esame, però: «Ritengo si possa fare di più, come abbiamo sempre detto come Italia dei valori e come abbiamo convenuto con il rappresentante di An Gianni Alemanno, col quale vorremmo dare vita a un intergruppo del "fare", per portare avanti quelle tematiche che non hanno colore, come è appunto quella dei costi della politica». Alemanno che dall'altro fronte bollava il ddl come «frammentario, demagogico e sicuramente insufficiente per dare un risposta alle ventate di antipolitica».
Santagata ha accolto le segnalazioni ma è convinto di poter superare i rilievi. Intanto, fa notare che il risparmio derivante dalle misure contenute nelle 16 pagine del testo consentirà di far risparmiare a regime alle casse pubbliche 500 milioni di euro. Nel dettaglio, si prevede la razionalizzazione e il riordino degli enti pubblici che passa attraverso il «meccanismo ghigliottina» introdotto dal ddl Bersani: i nuovi enti avranno una durata massima di tre anni, a meno che venga verificata dai ministeri la loro «perdurante utilità». Ancora, è previsto il divieto di istituire nuove società partecipate il cui oggetto sociale non abbia nulla a che fare con l'amministrazione (come troppo spesso accade nei Comuni). Ricade invece sotto il capitolo della «etica pubblica» il vincolo a rendere pubblici i compensi deivertici, le consulenze, i bilanci delle amministrazioni. Una novità consiste nel divieto imposto alle società concessionarie di servizi pubblici (dalle Autostrade alla Rai, per intendersi) di finanziare i partiti o i gruppi parlamentari. Si punta poi a razionalizzare l'uso di vetture di servizio, le autoblù, ricorrendo anche a mezzi di trasporto collettivo. Quanto ai telefonini, dovranno essere assegnati solo a chi ha esigenze effettive di reperibilità.