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CORTE UE CONTRO ITALIA SU ETA' PENSIONABILE UOMO-DONNA/BONINO: "ALL'AUTOLESIONISMO NON C'E' MAI FINE"
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Roma, 13 novembre 2008 - "E' sempre antipatico passare per profeta di sventura ma la condanna della Corte di Giustizia europea non mi coglie certo di sorpresa," ha dichiarato il Vice Presidente di Palazzo Madama, Emma Bonino, in reazione alla condanna dell'Italia sul regime previdenziale dei dipendenti pubblici da parte della Corte di Giustizia europea decisa oggi a Lussemburgo.
"Come Ministro per le Politiche europee del Governo Prodi", ha proseguito Emma Bonino, "mi sono letteralmente sgolata a questo proposito, anticipando una condanna che era scritta nel marmo. Ma neppure la "minaccia" europea è servita a fare un passo avanti rispetto a quello che in Italia è un vero tabù a destra come a sinistra, per non parlare dei sindacati di ogni colore. Ciò che deve preoccupare non è solo il fatto di essere messi all'indice dall'Europa su di una questione che non dovrebbe neppure essere di attualità in uno Stato moderno, come la disparità di trattamento uomo-donna, ma che in Italia esista una legge che stabilisce che una donna debba avere meno anni di contributi di un uomo, comportando così una discriminazione retributiva a tutti gli effetti. Come non mi stanco di ripetere, con pochissimi altri - recentemente con Pietro Ichino, Linda Lanzilotta, Nicola Rossi, le parlamentari radicali e altri, abbiamo scritto una lettera aperta indirizzata al Ministro Sacconi - la fissazione, ai fini del pensionamento, di una condizione d'età diversa a seconda del sesso non compensa gli svantaggi ai quali sono esposte le carriere dei dipendenti pubblici donne e non le aiuta nella loro vita professionale né pone rimedio ai problemi che possono incontrare durante la loro carriera professionale, come giustamente precisa la sentenza della Corte. A questo aggiungo che una maggiore flessibilità per tutti nel momento del pensionamento, oltre che non-discriminatorio, sarebbe pienamente compatibile con il nostro regime pensionistico.
"Se l'Italia non si conforma alla pronuncia rischia di pagare una multa salatissima", ha concluso l'esponente radicale,"multa che ricadrà nelle tasche dei contribuenti. Com'è noto, la Commissione europea può proporre un nuovo ricorso chiedendo l'applicazione delle sanzioni che decorrono da domani e che vanno da un minimo giornaliero di 11.904 euro ad un massimo di 714.240 e l'irrogazione di una sanzione forfettaria nella misura minima di 9.920.000 euro. Come dire: all'autolesionismo non c'è mai fine evidentemente."
"Come Ministro per le Politiche europee del Governo Prodi", ha proseguito Emma Bonino, "mi sono letteralmente sgolata a questo proposito, anticipando una condanna che era scritta nel marmo. Ma neppure la "minaccia" europea è servita a fare un passo avanti rispetto a quello che in Italia è un vero tabù a destra come a sinistra, per non parlare dei sindacati di ogni colore. Ciò che deve preoccupare non è solo il fatto di essere messi all'indice dall'Europa su di una questione che non dovrebbe neppure essere di attualità in uno Stato moderno, come la disparità di trattamento uomo-donna, ma che in Italia esista una legge che stabilisce che una donna debba avere meno anni di contributi di un uomo, comportando così una discriminazione retributiva a tutti gli effetti. Come non mi stanco di ripetere, con pochissimi altri - recentemente con Pietro Ichino, Linda Lanzilotta, Nicola Rossi, le parlamentari radicali e altri, abbiamo scritto una lettera aperta indirizzata al Ministro Sacconi - la fissazione, ai fini del pensionamento, di una condizione d'età diversa a seconda del sesso non compensa gli svantaggi ai quali sono esposte le carriere dei dipendenti pubblici donne e non le aiuta nella loro vita professionale né pone rimedio ai problemi che possono incontrare durante la loro carriera professionale, come giustamente precisa la sentenza della Corte. A questo aggiungo che una maggiore flessibilità per tutti nel momento del pensionamento, oltre che non-discriminatorio, sarebbe pienamente compatibile con il nostro regime pensionistico.
"Se l'Italia non si conforma alla pronuncia rischia di pagare una multa salatissima", ha concluso l'esponente radicale,"multa che ricadrà nelle tasche dei contribuenti. Com'è noto, la Commissione europea può proporre un nuovo ricorso chiedendo l'applicazione delle sanzioni che decorrono da domani e che vanno da un minimo giornaliero di 11.904 euro ad un massimo di 714.240 e l'irrogazione di una sanzione forfettaria nella misura minima di 9.920.000 euro. Come dire: all'autolesionismo non c'è mai fine evidentemente."
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