"Convenzioni onu e possibili riforme"

Grazie Sig. Presidente,
penso che pronuncero' il mio discorso in inglese non solo perchè lei mi ha dato la base in inglese, ma anche perchè l'inglese è la lingua con la quale la Lega Internazionale Antiproibizionista lavora e perchè capisco che l'italiano, almeno per i prossimi anni, non potrà essere la lingua dell'antiproibizionismo.
Cio' che abbiamo sentito ieri da Danile Capezzone e cio' che penso sentiremo più tardi da Rita Bernardini è che, in Italia, se vuoi opporti all' attuale legge sulla droga, devi parlare con il tuo corpo o con il linguaggio della nonviolenza piuttosto che con il linguaggio che Dante utilizzo' per scrivere l'Inferno, in quanto non c'è il necessario ambiente imparziale per poter proporre visioni antiproibizioniste e per/o per stabilire un dialogo con le Istituzioni.
Il Governo Italiano ha preso una posizione molto forte sulle droghe che, ancora una volta, è basata sulla propaganda che viene di solito usata quando la gente o i Governi, potrei dire, ma anche le ONG, si riferiscono alla questione della droga.
Almeno fino alla fine del mese, io saro' il Presidente del Consiglio Generale del TRP e, dalla scorsa notte, sono anche il Direttore Esecutivo o il Segretario Generale della Lega Internazionale Antiproibizionisti.
Provero' a spiegare alla conferenza come sono legate le due organizzazioni.
Una cosa che, la scorsa notte, abbiamo deciso di fare è di proporre un emendamento all'attuale statuto per rendere la LIA una parte costituente del TRP.
Dunque, ci dovrebbe essere una rappresentazione formale della LIA all'interno del TRP che influenzerà le attività del TRP, ma anche la LIA sarà influenzata, guidata, consigliata dal TRP e dal suo Comitato dei Membri.
Come alcuni di voi sapranno, il TRP è un'evoluzione di un Partito Politico Italiano che, fino alla fine degli anni '80, era anche un partito elettorale.
Nel 1988-89, l'organizzazione decise di rimanere un partito politico ma di ritirarsi dalla scena elettorale.
Esso divenne una organizzazione non-governativa.
Cosa significa cio'? Credo che significhi che ci sono gruppi che non hanno nulla a che vedere con i governi anche se, allo stesso tempo, ricevono da essi dei finanziamenti.
Quindi, non c'è necessariamente una chiara distinzione tra organizzazioni governative e non-governative, ma credo che cio' che nelle altre lingue è "un'associazione", in inglese divenga una organizzazione non-governativa.
Nel 1995, questa organizzazione non-governativa, o ONG, ha ricevuto un'affiliazione formale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC).
Cio' che viene definito Status Consultivo.
Questa affiliazione formale permette ad una ONG di essere presente in divere strutture del sistema delle Nazioni Unite. Direi che entrare nelle Nazioni Unite è maggior privilegio che viene dato ai membri delle ONG, ma che è anche un'opportunità per indirizzare Comitati, Commissioni, Gruppi di lavoro, Corpi Preparatori o discussioni informali per preparare incontri, conferenze, ecc.
Usando la possibilità di entrare nella struttura dell'ONU, il TRP ha permesso ai rappresentanti di gruppi oppressi di tutto il mondo di essere presenti laddove si tenevano discussioni sui diritti umani, in particolare a Ginevra alla Commissione e alla Sottocomissione Diritti Umani.
Abbiamo aperto il campo a rappresentanti dal Tibet, dal Kosovo, ad altri gruppi che vivono in Cina sotto grande pressione, se non sotto un'effettiva persecuzione, come Uyghuri dal Turkestan Orientale o come i Falun Gong.
Abbiamo lavorato con minoranze etniche da tutto il mondo, con gruppi oppressi come le donne in Afghanistan e negli altri paesi ove si applica la Sharia, ma anche con gente indigena dal Sud-Est Asia. In particolare, mi riferisco al gruppo chiamato "Montagnards" che vive tra il Laos, la Cambogia e il Vietnam.
Abbiamo presentato la sistematica violazione dei diritti umani prima della comunità internazionale e anche alla Convenzione di Ginevra. Abbiamo anche collegato la violazione dei diritti umani alla questione della droga a Vienna, dove si incontra la Commissioni Narcotici.
Abbiamo fatto cio' nel caso del Burma, dove una giunta militare ha governato il paese illegalmente, o non legittimamente, per almeno undici o dodici anni.
Abbiamo fatto cio' nel caso dell'Afghanistan, dove la comunità internazionale stava stabilendo contatti, non contatti formali, ma una relazione di lavoro con il regime talebano e abbiamo anche esposto il ruolo che Pino Arlacchi svolgeva in questi contatti.
Dicendo al mondo che i Talebani non erano soltanto rappresentanti illegittimi del popolo afghano ma che stavano anche imponendo una lettura fondamentalista della Sharia che escludeva le donne dalla vita pubblica ed eliminava ogni voce di dissenso.
Emma Bonino che è membro del TRP e dal 1994 al 1999 è stata anche Commissaria Europea, come alcuni di voi sapranno, ando' in Afghanistan e fu arrestata dai Talebani mentre stava distribuendo aiuti umanitari.
Un arresto che genero' un gran dibattito pubblico, non necessariamente politico, ma che comunque inizio' il processo per non dare ai Talebani una rappresentanza formale presso l'ONU e per aiutare il precedente governo afghano a mantenere il suo posto all'Assemblea Generale.
Emma Bonino, tornata in Europa, lancio' la campagna per bloccare il riconoscimento dei Talebani, ed ebbe successo. Ci volle molto tempo. Lei cerco' di giungere a tutte le donne che ricoprivano incarichi ufficiali internazionali: l'Alto Commissario per i Rifugiati era donna, come anche altri membri della Commissione Europea.
Sfortunatamente, nessuna di queste firmo' la petizione ma approvarono il testo pubblicamente e il risultato finale fu che i Talebani non vennero riconosciuti.
Il TRP ha lavorato alla promozione dei diritti civili e politici, al rafforzamento della democrazia e/o al processo di democratizzazione cercando di inserire le questioni relative alla droga in questo tipo d'azione.
Penso che cio' che abbiamo sentito, ieri ed anche ora, siano visioni che si approcciano alla questione della droga non da una prospettiva ideologica, ma pragmatica.
Abbiamo sentito dalle Istuituzioni, dalla Commissione e dall'Unione Europea e anche dall'Osservatorio, che Organizzazioni Internazionali vorrebbero valutare le attuali politiche e leggi sulle droghe sulle base di dati e numeri.
Vorrei ricordarvi che stiamo parlando di una sostanza illegale e di un ambiente illegale, per cui tutti i dati che possiamo raccogliere hanno un certo grado, un alto grado di incertezza in quanto è difficile studiare qulacosa che la gente non vuole dire di fare, coltivare, vendere e consumare.
Dobbiamo trattare queste cifre cum granu salis, con grano di sale, poichè non è necessariamente vero che le cifre di cui potremmo disporre, con la lettura piu progressista o con quella più conservatrice, siano reali.
Quando si discute dei dati che si hanno e che vengono sovente nascosti, o che altri gruppi indipendenti, "think tanks" o altre organizzazioni, aventi un approccio molto illiberale o non liberale, procurano, non si vuole aggiungere informazioni che danno fastidio.
Non si vuole essere pronti ad aprire un reale dibattito per valutare, in base a parametri diversi, i dati che vengono forniti.
Alcuni di voi sapranno che, nel 1997, venne prodotto un eccellente documento dell'ONU: il World Drugs Report. Esso era lungo 320 pagine.
Conteneva moltissime cifre, statistiche e dati, ma anche una stima degli approcci alternativi alla questione della droga.
Lo stesso anno, Pino Arlacchi divenne Direttore Esecutivo del Programma di Controllo delle Droghe dell'ONU. Egli fu incaricato dell'emissione del World Drugs Report nel 1999: posticipo' la pubblicazione del documento al 2000, richiamandosi a problemi editoriali. Se guardate il "2000 UN World Drugs Report", vedrete che è lungo 150 pagine, la metà di quel che era tre anni prima.
La parte dello studio che manca riguarda i dati e la stima delle attuali politiche e/o riforme di legge in tutto il mondo.
Come mai?
Perchè, nel 1998, Pino Arlacchi stesso era il leader della nuova guerra alla droga, anche se la tendenza all'ONU non era la guerra alla droga, ma la visione della droga come una malattia, alla quale bisognava finalmente trovare una cura, come per il cancro... bisognava studiare, spendere molto denaro per sviluppare strade su cui indirizzare questo problema e, alla fine, poter essere capaci di trovare soluzioni a questa malattia.
Ieri abbiamo sentito che alcuni documenti vennero presentati a New York nel 1998, nessuna nuova legge o trattato venne adottato nell'occasione, ma una solenne dichiarazione politica sotto lo slogan "Modo libero dalla droga - possiamo farlo".
Una scadenza di una decina d'anni veniva fissata per sbarazzarsi di tutte le droghe nel mondo.
Marco Cappato ed io lavoravamo in quei giorni a New York, all'ufficio del TRP, e nel 1997 decidemmo di partecipare ad alcuni incontri preparatori a Vienna prima della convocazione della Sezione Speciale dell'Assemblea Generale.
Iniziammo a leggere tutti i documenti che gli stati membri (ma non sono sicuro se realmente gli stati membri o il Segretariato dell'UNDCP li redigessero per la loro eventuale sottomissione agli incontri o al forum sulle droghe nel giugno 1998) e preparammo una lettura, o piuttosto una controlettura di questi documenti, alcuni dei quali sono là sul tavolo, e possono anche essere sacricati dal sito del Partito Radicale, all'indirizzo www.radicalparty.org.
Si tratta di una comparazione tra cio' che l'ONU e gli stati membri, che adottarono quella dichiarazione, stavano dicendo e cio' che d'altro canto doveva venir detto poichè nel 1998 si aveva già una situazione disastrosa riguardo alla droga.
All'inizio degli anni '90, c'è stato un incremento nella produzione, nel traffico e nel consumo di droghe tradizionali e pure un incremento nell'invenzione di nuove droghe.
Abbiamo precedentemente ascoltato dal prof. Radulovic che ci sono anche alcune nuove sostanze non solo in Yugoslavia e in Europa, ma anche in altre regioni del mondo, nel Sud-Est Asia, in America Latina e in alcune regioni dell'Africa.
Molte droghe sono state inventate negli anni '90: certamente, dato che non vi è coevidenza da parte della Convenzione ONU, esse non appaiono negli studi dell'ONU, ma esse esistono e Daniele Capezzone ci ha riferito che in Italia hanno settimane per ogni questione e stiamo aspettando la settimana dell'ecstasy (MDMA), esse sono presenti e si stanno espandendo nel mercato.
Il documento che abbiamo presentato o che abbiamo tentato di presentare, direi, e poi diro' perchè, enfatizza su molti aspetti. Non voglio andare nei dettagli del documento poichè è abbastanza lungo, ma esso si concentra su come i regimi hanno represso le popolazioni, come il prof. Radulovic ci ha ricordato, per amore del proibizionismo.
Il proibizionismo permette ai governi di imporre uno stato di polizia in diverse aree, di imporre una forte presenza e un forte controllo dello stato in diversi campi.
Essi possono essere legati con la droga, ma non necessariamente.
Se vi è un dissidente politico nel paese che viene sentito parlare della droga, puo' diventare un bersaglio del proibizionismo.
Se cè gente che viaggia nel mondo o che va spesso in regioni dove vengono prodotte le droghe o dove cè molto traffico di quest'ultime, come i Caraibi, la polizia puo' iniziare un'investigazione su queste attività private e si puo' esser certi che il risultato cui si giungerà è che l'individuo in questione potrebbe avere un grammo di marijuana o di hashish nelle tasche.
Abbiamo provato a presentare le nostre visioni all'interno dell'ONU ma non ci è stato permesso di farlo in quanto Pino Arlacchi decise, un paio di settimane prima dell'incontro a Vienna, di non permettere la presenza delle ONG nel palazzo di New York.
Cè una versione ufficiale ed una non ufficiale.
La versione ufficiale dice che data la sensibilità della questione, ci sarebbero potuti essere dei problemi di sicurezza tenendo conto delle ONG.
Penso che non ci siano più di 17 o 18 ONG che si occupano di droga. Nulla di comparabile con i forum dell'UE ove di solito cè un migliaio di ONG da tutto il mondo.
Dunque, si voleva creare un problema.
Capi di Stato, Primi Ministri e esperti da tutto il mondo decisero di non permettere alle ONG di discutere all'interno dell'ONU.
Quindi, abbiamo marciato lungo la strada, ma sull'altra parte della strada in una struttura dove di solito le ONG hanno i loro uffici.
La versione non ufficiale che abbiamo sentito un paio di settimane più tardi è che Pino Arlacchi temeva che i membri del TRP distribuissero marijuna all'interno dell'ONU come avevano fatto precedentemente nelle strade di Roma; nella campagna della fine degli anni '90.
Dato che questo avrebbe destato un forte imbarazzo a lui e all'ONU, si volle premunire proibendo l'accesso al palazzo a tutte le ONG.
Nonostante tutto, noi e l'Ambasciatore e amico Van der Tas, che era li' con noi, avevamo il permesso di indirizzare il Comitato verso quel punto.
Cinque dichiarazioni sono state redatte per conto di diversi gruppi e il TRP e Marco Cappato ne hanno redatto una in cui si denunciava il fallimento del proibizionismo e della cosiddetta guerra alla droga.
In quel giorno, una lettera molto chiara e potente fu pubblicata dal New York Times e fu firmata da folle di decision makers, opinion leaders e attivisti ai massimi livelli del Movimento Antiproibizionista Internazionale.
La lettera era inviata al Segretario Generale Kofi Annan, e gli si chiedeva di essere ricettivo verso gli altri approcci, o almeno di essere pronto ad aprire un dibattito sul fallimento della guerra alla droga.
Ci fu una disputa riguardo alla risposta di Kofi Annan alla lettera: alcuni, come me, dissero "Si', lo farà", altri dissero "non risponderà mai", ma alla fine della storia il risultato che il dialogo non inizio' mai.
Dopo quattro anni, siamo qui per far rivivere questo sforzo per aprire il dialogo se non necessariamente all'ONU, almeno in altri ambienti che possono avere un impatto all'ONU sulla questione della droga.
Qui mi muovo dal TRP alla LIA.
Negli ultimi 4 o 5 mesi esattamente dopo il Congresso di Ginevra del TRP, abbiamo deciso di rendere l'antiproibizionismo una delle priorità del TRP, e abbiamo cominciato a pensare al miglior modo di usare lo studio che Gianfranco Dell'Alba ha menzionato questa mattina e che venne pubblicato nel 1994 riguardo alla Convenzione dell'ONU sulla droga.
Ma soprattutto, il miglior modo è di equipaggiare coloro che si trovano nella posizione di fare qualcosa con gli strumenti per farlo, per aprire un dibattito su cose concrete e proposte per ottenere uno scopo concreto, ed è questo il metodo che il TRP ha sempre usato.
Si tenta di trovare un obbiettivo, preferibilmente un'obbiettivo raggiungibile, non la pace sulla terra che tutti vogliamo ma come raggiungerla è un'altra storia, ma un obbiettivo concreto, come pure il metodo di lavoro e i partners per portare avanti queste attività.
Certamente, abbiamo pensato alla Lega Internazionale Antiproibizionista, che è stata inattiva per molto tempo, in quanto il nome è più o meno conosciuto e in quanto essa ha già preparato buoni studi e documenti.
Abbiamo anche pensato alla parte parlamentare dello sforzo.
Questo è il motivo per cui Marco Cappato, altri membri del Parlamento Europeo e Chris Davis, in particolare, che era qui con noi ieri, hanno deciso di riattivare questa informale rete di membri del Parlamento dal nome "Parlamentari per l'azione antiproibizionista".
Nel conseguire tutte le dichiarazioni sulla parte proibizionista e anche su quella antiproibizionista che sono state fatte dalla Sessione Speciale dell'ONU sulla Droga, avevamo dovuto lavorare con diversi attori in diverse regioni del mondo, per provocare un dibattito pubblico sulle droghe e per andare al nucleo del problema che puo' essere riassunto con uno slogan molto breve - che ho sentito dire da Maurizio Turco su Radio Radicale: "La droghe sono pericolose perchè sono illegali".
Questo è il problema.
E' vero, e credo che non sia un approccio ideologico in quanto è evidente che non c'è stato un decremento di qualsiasi attività o aspetto riferito alla droga, che dovremmo mirare a quei documenti che rendono le droghe illegali: le tre Convenzioni dell'ONU sulle sostanze narcotiche e psicotropiche del 1961, del 1971 e del 1988.
Il problema è: come colpire un documento dell'ONU piuttosto che le leggi nazionali?
Perchè abbiamo visto, e i radicali in particolare ne hanno avuto esperienza in Italia, che ogni volta che si cerca di premere per una più radicale, più liberale o più progressista riforma a livello nazionale, lo Stato o le Istituzioni del paese dicono di aver ratificato la Convenzione dell'ONU, per cui realizzare cio' vorrebbbe dire violare un documento dell'ONU.
Questo, per esempio, fu il caso del 1995 e del 1997 quando la Corte Costituzionale Italiana giudico' incostituzionale la proposta di referendum che a quel tempo la Lista Pannella propose per due volte al fine di legalizzare l'uso personale di cannabis.
Se va bene avere movimenti nazionali che tentano di rendere più flessibili le leggi, di decriminalizzare le leggi, e l'implemento di più progetti di riduzione delle droghe possibile, senza questa parte internazionale puo' accadere che alla fine il risultato sia nullo.
Ci sono persone a cui è permesso ricevere droghe sotto ricetta medica o che possono fumare marijuana in alcuni posti, ma non ci sono mai gli stessi standards nello stesso paese, nella stessa regione o nella stessa federazione di paesi o in un gruppo di paesi come l'Unione Europea.
Dunque perchè va bene equipaggiare i gruppi di lavoro nazionali?
Daniele Capezzone ci ha detto quel che sta accadendo in Italia. Abbiamo anche sentito cio' che sta accadendo negli altri paesi, ed è possibile che più tardi sentiremo cio' che sta accadendo nelle altre parti del mondo.
Abbiamo un nostro amico negli USA, che credo ci parlerà della legalizzazione nazionale della marijuana a scopo medico o almeno di tutti i problemi che stanno avendo con questi movimenti.
Cio' che vorrei enfatizzare è che tali riforme sono tutte passate attraverso processi pubblici, ovvero tramite proposta di referendum e votazione.
Anche in Italia, abbiamo detto ieri, nel 1993 droghe leggere o non droghe, derivati della cannabis furono decriminalizzate attraverso un referendum popolare.
In Italia per avere una votazione valida per raggiungere il quorum, hai bisogno del 50% dell'elettorato, che è un gran numero di persone, più di 20 milioni, e il 55% di quanti votarono fu a favore della decriminalizzazione della droga.
In altri termini 7 milioni di persone in Italia hanno deciso di andare nella direzione giusta, direi, di appoggiare coloro che chiedevano un ammorbidimento della legge sulla droga, come i Radicali all'inizio degli anni '90 in Italia.
Movimenti Nazionali, attività nazionali vanno bene, ma contemporaneamente dobbiamo cominciare un dibattito. Questa è l'unica cosa che possiamo fare a questo punto all'interno del forum internazionale.
Questa estate abbiamo lavorato su come possiamo realizzare cio'.
Non abbiamo trovato una formula che siam certi possa funzionare, ma almeno possiamo fare un tentativo.
Ecco perchè vogliamo riattivare la LIA e convincere alcuni membri del PAA, dei Parlamentari per l'Azione Antiproibizionista.
Ecco perchè abbiamo chiesto ad alcuni amici, come Joao de Meneizes Ferreira, che ha parlato ieri, come i membri del TRP per prendere contatti con il loro collegio elettorale nel loro paese per presentare la proposta ed anche per iniziare un dialogo con i legislatori, i decision makers, o come li volete chiamare, per aprire un dibattito sulla Convenzione dell'ONU sulle droghe.
Penso che cio' che abbiamo sentito ieri sia incoraggiante e spero che tutti voi che lascerete quest'aula stasera e che avete contatti all'interno del vostro parlamento nazionale proviate a stabilire contatti con quei membri del Parlamento che credete possano essere interessati alla questione per generare maggior supporto all'idea e iniziare un dibattito a livello nazionale, per eventualmente passare a livello internazionale e arrivare a Vienna con alcuni paesi che cantano con un tono diverso dal solito coro che abbiamo all'interno del forum dell'ONU.
Come possiamo aiutare questo dibattito?
Penso che sia un'importante parte del lavoro che la LIA dovrà fare e domani preparero' alcuni documenti scientifici.
Carla Rossi, che ieri ed oggi non ha potuto essere con noi per ragioni di salute, e percio' le mandaimo i nostri saluti e i nostri auguri, "Ciao Carla", sta lavorando ad un progetto, qualcosa che potremmo chiamare un World Drugs Counterpart, dove esponiamo la nuda verità sul proibizionismo con i dati riguardanti non solo i progetti pilota sugli esperimenti nazionali degli approcci alternativi alla questione della droga, ma anche statistiche sull'ammontare di denaro che viene speso per implementare le leggi proibizioniste nelle diverse parti del mondo, e pure sull'impatto che il proibizionismo ha sull'HIV o su gruppi specifici, come le donne in alcuni paesi, non necessariamente in Afghanistan.
Ci sono studi che dimostrano che le donne stanno divenendo maggiormente vittime dell'AIDS rispetto agli uomini.
C'è un incremento nel numero di donne che soffrono a causa del proibizionismo.
Quel documento dovrebbe essere pronto, speriamo, per la fine di gennaio, e dovrebbe circolare in diverse forme.
Cominceremo dal Parlamento Europeo e poi passeremo alle rappresentanze diplomatiche nei vari uffici delle Nazioni Unite che si occupano di droghe.
Lo manderemo anche a eminenti personalità ed esperti che vogliamo coinvolgere in diverse attività attraverso un appello internazionale.
Qualcosa lungo la linea della lettera pubblicata dal New York Times nel 1998, forse con alcuni dati in più e firmata da diverse persone.
Per aprire il popolare, o impopolare dibattito sull'effettività della Convenzione dell'ONU sulla droga, dovremo lanciare alcune attività a livello parlamentare, e spero che troveremo una posizione in accordo con noi.
Prepareremo una bozza di documento con loro e con alcuni membri del PAA, alcune Risoluzioni e Mozioni Parlamentari.
Inoltre, avremo incontri in diverse parti del mondo.
In primo luogo, dobbiamo presentare le proposte proibizioniste e antiproibizioniste al Congresso del TRP a Tirana.
Vi invito ad andare sul sito www.radicalparty.org dove potrete trovare diversi documenti sulle droghe che Marco Cappato ed io abbiamo preparato - penso che li abbiate ricevuti anche via e-mail.
Saremo lieti di ascoltare i vostri commenti, le vostre critiche, e le vostre opinioni su questi documenti per aiutarci ad evolvere in una certa direzione piuttosto che in un'altra.
Un altro incontro che stiamo programmando con David Borden, che è stato eletto come membro del Comitato della LIA, si terrà a Febbraio in Messico, a Merida.
Certamente, ci sarà l'incontro a Vienna che dovrà avere come obbiettivo, se non un contro- incontro all'interno dell'ONU, che è di difficile attuazione, almeno una serie di adunanze pubbliche ed eventi in Europa verso Aprile, e quindi possibilmente pubblicizzare di nuovo nei giornali l'appello e il movimento parlamentare che abbiamo iniziato.
Vedremo cosa saremo capaci di fare.
Ci auguriamo che ci appoggerete in questo sforzo poichè da soli non possiamo farcela.
Crediamo di potercela fare in quanto non siamo guidati da un'ideologia ma da un approccio pragmatico che è basato sull'esperienza, e ognuno di voi ha esperienza personale o a livello organizzativo nel campo della droga.
Dopo Aprile, dovremo prendere in considerazione altre due tappe.
Una è la Terza Commissione dell'ONU a New York, che è il luogo ove la comunità internazionale dibatte le questioni riguardanti la droga.
Dopo c'è il Consiglio Economico e Sociale, che si riunirà l'anno prossimo a Ginevra non prima della fine di luglio. Si tratta dell'organo che governa anche la Commissione sui Narcotici e che puo' decidere la riunione della convenzione diplomatica per rivedere le Convenzioni ONU.
Ho parlato abbastanza e me ne scuso, ma volevo condividere con voi quel che il TRP, da una parte, e la LIA, dall'altra, faranno ed intendono fare nei prossimi mesi.
Vedremo, il prossimo anno, a che punto siamo e cosa siamo capaci di ottenere.
La mia richiesta nei confronti dei partecipanti a questa conferenza è di essere il più possibile ricettivi a questa proposta, ma allo stesso tempo di essere attivi nel suggerire cosa a livello nazionale o regionale puo' essere fatto nelle diverese parti del mondo, poichè abbiamo spesso posto questo appello all'unità e alla collaborazione, ma raramente li abbiamo ottenuti.
Abbiamo una grande opportunità per il prossimo anno all'Assessment Conference dell'Aprile 2003 all'interno dell'ONU, e dobbiamo prendere quest'opportunità per rilanciare il movimento.
Potrebbe essere un compito di lunga durata, ma penso che dobbiamo pur iniziare da qualche parte.
Sappiamo che altri gruppi intendono organizzare altri tipi di conferenze.
Dobbiamo trovare un modo per lavorare insieme, poichè l'obbiettivo finale non è la liberalizzazione della droga, come si sente spesso dire, ma la legalizzazione della droga al fine di regolamentare il problema e trovare possibili soluzioni.
Grazie molte per l'attenzione, e mi scuso di nuovo per il lungo intervento.

Marco Perduca, segretario della LIA

Testo non revisionato dall'autore