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Conferenza sull'Asia del Sud-Est:<br> "Asia del Sud Est: la democrazia negata, le libertà massacrate:<br> la situazione in Birmania, in Laos ed in Viet Nam" <br><br> RISOLUZIONE FINALE
La Conferenza sull'Asia del Sud-Est, riunitasi al Parlamento Europeo a Bruxelles, il 16 e 17 settembre 2002, su iniziativa del Partito Radicale Transnazionale, del Forum Asia per la Democrazia, del Consiglio Nazionale per l'Unione della Birmania, del Movimento Lao per i Diritti Umani e del Quê Me: Azione per la Democrazia in Viet Nam,
per quanto riguarda la situazione in Birmania,
- ricordando che oltre 1000 prigionieri politici e di opinione, compresi 18 parlamentari, sono sempre detenuti;
- chiede che i diritti fondamentali della persona vengano rispettati, che tutte le limitazioni alla libertà di stampa, di associazione e di riunione vengano eliminate, che tutti i prigionieri politici vengano incondizionatamente liberati e che tutti i partiti politici possano portare avanti, senza restrizioni, le loro attività politiche;
- chiede di rilanciare il dialogo politico avviato con la Lega nazionale per la Democrazia e con la Sig.ra Aung San Suu Kyi, in particolare informando pubblicamente e in maniera esaustiva il popolo birmano sulle soluzioni proposte, sulle riforme previste e sulle questioni ancora aperte;
- chiede di avviare un processo di riconciliazione con i leader delle etnie non-birmane e, in questo quadro, chiede al Parlamento Europeo di inviare una delegazione incaricata di fare rapporto sui massacri, gli stupri e le gravi violazioni dei diritti fondamentali nello Stato Shan e nello Stato di Karen;
- chiede all'Unione Europea di provvedere, sulla base di un accordo con la LNPD e con la SPDC, a un vasto programma di assistenza umanitaria delle popolazioni più esposte nelle zone di conflitto;
- chiede all'Unione Europea di inviare a Rangoon una delegazione di alto livello incaricata di elaborare - sulla base delle proposte delle autorità così come della Lega Nazionale per la Democrazia - le linee direttrici di una nuova politica dell'Unione di sostegno a un processo di transizione democratica;
- chiede all'Unione Europea di mantenere i meccanismi attualmente in vigore fino a quando questa nuova strategia di sostegno al processo di transizione non sarà finalizzata;
- chiede alla Tailandia di non ostacolare le attività pacifiche dei democratici birmani e dei rappresentanti delle minoranze etniche della Birmania;
- chiede alla Tailandia di non procedere al rimpatrio dei rifugiati birmani fino a quando la LNPD e la SPDC non avranno raggiunto un accordo sul processo politico globale di transizione democratica.
Per quanto riguarda la situazione in Laos,
- ricordando che l'Accordo di cooperazione firmato tra l'UE e la Repubblica Democratica Popolare del Laos è basato sul "rispetto dei principi democratici e dei diritti fondamentali dell'uomo, come enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo" (articolo 1) e che il non rispetto di questa condizione costituisce un "caso di violazione sostanziale", ai termini dell'articolo 19 e dell'Allegato 1, permettendo di constatare la non esecuzione dell'Accordo da una delle due parti;
- ricordando che le manifestazioni pacifiche del 26 ottobre 1999 a Vientiane, del 17 novembre 2000 a Champassak e del 28 ottobre 2001 sono state violentemente represse;
- esprimendo la sua indignazione per la condanna alla morte civile, al di fuori di tutte le procedure giudiziarie, anche inique, dei leader del "Movimento del 26 ottobre 1999" e di numerosi altri prigionieri di opinione, trasformati in veri e propri "desaparecidos";
- sottolineando che il comportamento delle autorità laotiane per quanto riguarda l'arresto e la scomparsa dei cinque leader del movimento del 26 ottobre1999 - Thongpaseuth Keukoun, Bouavanh Chanmanivong, Khamphouvieng Sisa-At, Sengaloun Phengphanh e Keochay -, costituisce una delle più gravi, se non la più grave violazione dei principi democratici quali definiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, e deve dunque essere considerata come un caso di violazione flagrante dell'Accordo di Cooperazione tre l'UE e il Laos;
- profondamente preoccupato quanto alla situazione politica generale del Laos, sotto l'influenza di un partito unico dal 1975, e la cui popolazione - tra le più povere del pianeta - vive nell'assenza totale di democrazia e dello Stato di Diritto;
- costatando la persistente violazione da parte delle autorità laotiane delle clausole concernenti il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo dell'Accordo di Cooperazione con l'UE;
- ricordando che il Comitato Nazionale di Internet del Laos ha decretato che è proibito utilizzare internet "per protestare contro il Partito Popolare Rivoluzionario Lao e contro il governo del Laos... sotto pena di ammenda, di rieducazione, di espulsione o condanna secondo la legge della RDPL".
- Vivamente preoccupata dalla violenta e continua repressione delle minoranze religiose del Laos, in particolare le Chiese Protestanti non riconosciute dallo Stato, repressione che include la distruzione delle chiese, arresti e torture dei membri di queste Chiese;
- chiede al Governo della RDP Lao di garantire il pieno rispetto dei diritti civili e politici riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e di conformarsi alle richieste contenute nella risoluzione del PE adottata il 15 febbraio 2001, compresa la abolizione dell'articolo 59 del Codice Penale laotiano che prevede una pena da uno a cinque anni di prigione per "propaganda contro il Governo";
- chiede all'Unione Europea di fare tutto quello che le è consentito per assicurarsi che il processo contro i 5 leader laotiani sotto accusa si tenga nel più breve tempo possibile e nel pieno rispetto delle norme internazionali cosi' come le norme contenute nella stessa Costituzione della RDP Lao;
- ritiene che se le autorità laotiane non dimostrano rapidamente una volontà di procedere a delle serie riforme verso la creazione dello Stato di Diritto e della democrazia, la Commissione dovrà chiedere la convocazione della commissione mista cosi' come previsto dall'articolo 14 dell'Accordo di Cooperazione.
Per quanto riguarda la situazione in Viet Nam,
- ricordando che il Viet Nam continua a essere fondato su un sistema a partito unico dove il Partito Comunista Vietnamita controlla rigidamente tutte le sfere della vita politica, economica, sociale e istituzionale, e confisca la sovranità del popolo a suo esclusivo beneficio;
- ricordando, a questo proposito, la ri-suddivisione delle frontiere sino-vietnamite (Trattati con la Cina del 1999 e del 2000) senza alcuna consultazione della popolazione dove le elezioni del 28 maggio 2002 non hanno permesso ad alcun candidato realmente indipendente di presentarsi e ancor meno di farsi eleggere all'Assemblea Nazionale;
- ricordando che il Comitato dei diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite ha imposto, durante la sua 75a sessione, che il Viet Nam "dovrebbe prendere tutte le misure necessarie per permettere alle organizzazioni non-governative nazionali e internazionali, così come ai partiti politici, di poter funzionare senza ostacoli";
- ricordando che il Comitato dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite ha ugualmente espresso le sue preoccupazioni per quanto concerne "la portata delle limitazioni al diritto di libertà di espressione nei media (...)", "le restrizioni alle riunioni pubbliche e alle manifestazioni", le "persecuzioni e le detenzioni dei dignitari religiosi" e "le pressioni politiche" sui giudici;
- ricordando che le manifestazioni delle minoranze etniche degli Altipiani centrali del Viet Nam (Montagnard), del febbraio 2001, che protestavano tanto contro la confisca delle loro terre ancestrali quanto contro le persecuzioni religiose, sono state represse con la collaborazione delle forze armate delle autorità vietnamite;
- ricordando il ricorso generalizzato da parte delle autorità di Hanoi alla tortura e al rimpatrio forzato dei rifugiati fuggiti dal Viet Nam;
- ricordando le persecuzioni dirette contro i fedeli ddi tuttele Chiese "non riconosciute" e, in particolare, la Chiesa Buddista Unificata del Viet Nam, la Chiesa Hoa Hao, le Chiese protestanti e la Chiesa Cao Dai, e persecuzioni che comprendono la distruzione delle chiese e oggetti sacri, la confisca dei beni delle comunità religiose, la detenzione di personalità religiose e di fedeli;
- ricordando che le autorità di Hanoi impongono delle gravi limitazioni all'utilizzazione di Internet ed hanno manifestato la loro volontà di intensificare il controllo di Internet e delle nuove tecnologie in generale;
- sottolineando l'importanza dell'"Appello a favore della Democrazia in Viet Nam" lanciato dal Venerabile Thich Quang Do e sottoscritto da numerose personalità e da più di 300.000 vietnamiti e dell'Appello di 21 intellettuali, già membri del Partito Comunista, che chiede al Governo di creare una Corte Suprema per giudicare la costituzionalità delle leggi e di sanzionare le violazioni dei diritti fondamentali perpetrate dallo Stato;
- ricordando che la Commissione europea ha recentemente adottato una nuova strategia di cooperazione con il Viet Nam per il periodo 2002-2006, per un budget indicativo di 162 milioni di Euro, di cui è parte integrante la promozione dei diritti dell'uomo e della democrazia;
- sottolineando che nel quadro di questo accordo di cooperazione UE-Viet Nam, la Commissione non accorda nessuna attenzione particolare alle violazioni dei diritti dell'Uomo, nonostante le ripetute denunce del Parlamento europeo e i suoi appelli al rispetto e alla promozione dello Stato di Diritto e della Democrazia;
- chiede al Governo vietnamita di dare seguito alle raccomandazioni della 75a sessione del Comitato dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite e in particolare di liberare tutti i prigionieri politici e di coscienza a cominciare dal Venerabile Thich Huyen Quang, Patriarca della Chiesa Buddista Unificata del Viet Nam, il Venerabile Thich Quang Do, il padre cattolico Nguyen Van Ly e il Dottor Nguyen Dan Que;
- chiede alle autorità vietnamite di realizzare d'urgenza le riforme politiche che permettano di assicurare un pieno godimento dei diritti civili e politici e delle libertà fondamentali degli individui conformemente ai trattati internazionali;
- chiede alla Commissione Europea di comunicare alle autorità vietnamite che l'UE sospenderà l'accordo di cooperazione se, da adesso alla fine del 2002, nessun seguito sarà stato dato a queste richieste;
- chiede alla Commissione Europea di presentare un rapporto al Parlamento Europeo, prima della fine del 2002, sulle nuove misure adottate a questo proposito e di annunciare al governo del Viet Nam l'intenzione dell'UE di procedere alla sospensione dell'Accordo di cooperazione se, da adesso alla fine del 2002, le autorità di questo paese non avranno dato seguito alle richieste presentate.
- sostiene la Giornata Mondiale di Lotta Gandhiana Nonviolenta per la Libertà e la Democrazia in Viet Nam di sabato 21 settembre organizzata dal Partito Radicale Transnazionale e alla quale hanno già aderito migliaia di cittadini e personalità provenienti da 100 Paesi del mondo;
- è profondamente convinta che il rispetto dei principi democratici, dei diritti fondamentali e del principio di legalità in Laos e in Viet Nam, quali previsti dagli Accordi di Cooperazione UE-Laos e UE-Viet Nam, non puo' essere considerato come una questione interna al Laos e al Viet Nam ma riguarda direttamente l'Unione e i suoi cittadini;
- decide di organizzare il 26 ottobre prossimo, 3° anniversario del "Movimento del 26 ottobre 1999" delle manifestazioni davanti le Ambasciate laotiane per la libertà, la democrazia e la riconciliazione nazionale in Laos e per la liberazione immediata di Thongpaseuth Keukoun, Bouavanh Chanmanivong, Khalphouvieng Sisa-AT, Sengaloun Phengphan e Keochay;
- è profondamente scioccata dalle discriminazioni e dalla repressione crescente della identità religiosa, etnica, culturale delle minoranze etniche della Birmania, del Laos e del Viet Nam e, segnatamente, dei Karen della Birmania, degli Hmong del Laos e dei Montagnard del Viet Nam;
- stima che la politica di cooperazione dell'Unione Europea, fondata sul finanziamento ovvero il co-finanziamento del progetto cosiddetto di sviluppo, non apporta alcun beneficio sostanziale alle popolazioni dei Paesi interessati ma costituisce al contrario una importante forma di sostegno e di legittimazione politica ai regimi anti-democratici attuali;
- decide di sostenere le manifestazioni nonviolente del 16 ottobre 2002 davanti le sedi di rappresentanze della Commissione Europea volte a dare significato alle istanze dell'UE del rifiuto dei cittadini contribuenti europei di accettare una politica di cooperazione dell'UE suscettibile di rinforzare gli attuali regimi dittatoriali e repressivi nel Sud-Est asiatico;
- chiede conseguentemente all'Unione Europea di rivedere completamente la sua politica di cooperazione rispetto al Laos e al Viet Nam, sostituendo alla politica fondata sul finanziamento di progetti cosiddetti di sviluppo una politica, da una parte, di concessione di premi legati alla realizzazione di riforme puntuali in direzione della creazione dello Stato di Diritto, della democrazia e dell'economia di mercato, e, dall'altra, di allargamento dell'accesso al mercato europeo dei prodotti birmani, laotiani e vietnamiti legati alla realizzazione delle riforme politiche ed economiche precise in questi Paesi;
- decide di lavorare alla redazione di uno studio critico dettagliato sulle politiche portate avanti dall'UE e dai suoi Stati membri in Laos, in Viet Nam, in Birmania e in Cambogia;
- decide di rilanciare la campagna in favore della creazione di una radio europea "Voce dell'Europa" destinata a informare, nelle lingue locali, le popolazioni della Birmania, del Laos e del Viet Nam.
per quanto riguarda la situazione in Birmania,
- ricordando che oltre 1000 prigionieri politici e di opinione, compresi 18 parlamentari, sono sempre detenuti;
- chiede che i diritti fondamentali della persona vengano rispettati, che tutte le limitazioni alla libertà di stampa, di associazione e di riunione vengano eliminate, che tutti i prigionieri politici vengano incondizionatamente liberati e che tutti i partiti politici possano portare avanti, senza restrizioni, le loro attività politiche;
- chiede di rilanciare il dialogo politico avviato con la Lega nazionale per la Democrazia e con la Sig.ra Aung San Suu Kyi, in particolare informando pubblicamente e in maniera esaustiva il popolo birmano sulle soluzioni proposte, sulle riforme previste e sulle questioni ancora aperte;
- chiede di avviare un processo di riconciliazione con i leader delle etnie non-birmane e, in questo quadro, chiede al Parlamento Europeo di inviare una delegazione incaricata di fare rapporto sui massacri, gli stupri e le gravi violazioni dei diritti fondamentali nello Stato Shan e nello Stato di Karen;
- chiede all'Unione Europea di provvedere, sulla base di un accordo con la LNPD e con la SPDC, a un vasto programma di assistenza umanitaria delle popolazioni più esposte nelle zone di conflitto;
- chiede all'Unione Europea di inviare a Rangoon una delegazione di alto livello incaricata di elaborare - sulla base delle proposte delle autorità così come della Lega Nazionale per la Democrazia - le linee direttrici di una nuova politica dell'Unione di sostegno a un processo di transizione democratica;
- chiede all'Unione Europea di mantenere i meccanismi attualmente in vigore fino a quando questa nuova strategia di sostegno al processo di transizione non sarà finalizzata;
- chiede alla Tailandia di non ostacolare le attività pacifiche dei democratici birmani e dei rappresentanti delle minoranze etniche della Birmania;
- chiede alla Tailandia di non procedere al rimpatrio dei rifugiati birmani fino a quando la LNPD e la SPDC non avranno raggiunto un accordo sul processo politico globale di transizione democratica.
Per quanto riguarda la situazione in Laos,
- ricordando che l'Accordo di cooperazione firmato tra l'UE e la Repubblica Democratica Popolare del Laos è basato sul "rispetto dei principi democratici e dei diritti fondamentali dell'uomo, come enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo" (articolo 1) e che il non rispetto di questa condizione costituisce un "caso di violazione sostanziale", ai termini dell'articolo 19 e dell'Allegato 1, permettendo di constatare la non esecuzione dell'Accordo da una delle due parti;
- ricordando che le manifestazioni pacifiche del 26 ottobre 1999 a Vientiane, del 17 novembre 2000 a Champassak e del 28 ottobre 2001 sono state violentemente represse;
- esprimendo la sua indignazione per la condanna alla morte civile, al di fuori di tutte le procedure giudiziarie, anche inique, dei leader del "Movimento del 26 ottobre 1999" e di numerosi altri prigionieri di opinione, trasformati in veri e propri "desaparecidos";
- sottolineando che il comportamento delle autorità laotiane per quanto riguarda l'arresto e la scomparsa dei cinque leader del movimento del 26 ottobre1999 - Thongpaseuth Keukoun, Bouavanh Chanmanivong, Khamphouvieng Sisa-At, Sengaloun Phengphanh e Keochay -, costituisce una delle più gravi, se non la più grave violazione dei principi democratici quali definiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, e deve dunque essere considerata come un caso di violazione flagrante dell'Accordo di Cooperazione tre l'UE e il Laos;
- profondamente preoccupato quanto alla situazione politica generale del Laos, sotto l'influenza di un partito unico dal 1975, e la cui popolazione - tra le più povere del pianeta - vive nell'assenza totale di democrazia e dello Stato di Diritto;
- costatando la persistente violazione da parte delle autorità laotiane delle clausole concernenti il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo dell'Accordo di Cooperazione con l'UE;
- ricordando che il Comitato Nazionale di Internet del Laos ha decretato che è proibito utilizzare internet "per protestare contro il Partito Popolare Rivoluzionario Lao e contro il governo del Laos... sotto pena di ammenda, di rieducazione, di espulsione o condanna secondo la legge della RDPL".
- Vivamente preoccupata dalla violenta e continua repressione delle minoranze religiose del Laos, in particolare le Chiese Protestanti non riconosciute dallo Stato, repressione che include la distruzione delle chiese, arresti e torture dei membri di queste Chiese;
- chiede al Governo della RDP Lao di garantire il pieno rispetto dei diritti civili e politici riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e di conformarsi alle richieste contenute nella risoluzione del PE adottata il 15 febbraio 2001, compresa la abolizione dell'articolo 59 del Codice Penale laotiano che prevede una pena da uno a cinque anni di prigione per "propaganda contro il Governo";
- chiede all'Unione Europea di fare tutto quello che le è consentito per assicurarsi che il processo contro i 5 leader laotiani sotto accusa si tenga nel più breve tempo possibile e nel pieno rispetto delle norme internazionali cosi' come le norme contenute nella stessa Costituzione della RDP Lao;
- ritiene che se le autorità laotiane non dimostrano rapidamente una volontà di procedere a delle serie riforme verso la creazione dello Stato di Diritto e della democrazia, la Commissione dovrà chiedere la convocazione della commissione mista cosi' come previsto dall'articolo 14 dell'Accordo di Cooperazione.
Per quanto riguarda la situazione in Viet Nam,
- ricordando che il Viet Nam continua a essere fondato su un sistema a partito unico dove il Partito Comunista Vietnamita controlla rigidamente tutte le sfere della vita politica, economica, sociale e istituzionale, e confisca la sovranità del popolo a suo esclusivo beneficio;
- ricordando, a questo proposito, la ri-suddivisione delle frontiere sino-vietnamite (Trattati con la Cina del 1999 e del 2000) senza alcuna consultazione della popolazione dove le elezioni del 28 maggio 2002 non hanno permesso ad alcun candidato realmente indipendente di presentarsi e ancor meno di farsi eleggere all'Assemblea Nazionale;
- ricordando che il Comitato dei diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite ha imposto, durante la sua 75a sessione, che il Viet Nam "dovrebbe prendere tutte le misure necessarie per permettere alle organizzazioni non-governative nazionali e internazionali, così come ai partiti politici, di poter funzionare senza ostacoli";
- ricordando che il Comitato dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite ha ugualmente espresso le sue preoccupazioni per quanto concerne "la portata delle limitazioni al diritto di libertà di espressione nei media (...)", "le restrizioni alle riunioni pubbliche e alle manifestazioni", le "persecuzioni e le detenzioni dei dignitari religiosi" e "le pressioni politiche" sui giudici;
- ricordando che le manifestazioni delle minoranze etniche degli Altipiani centrali del Viet Nam (Montagnard), del febbraio 2001, che protestavano tanto contro la confisca delle loro terre ancestrali quanto contro le persecuzioni religiose, sono state represse con la collaborazione delle forze armate delle autorità vietnamite;
- ricordando il ricorso generalizzato da parte delle autorità di Hanoi alla tortura e al rimpatrio forzato dei rifugiati fuggiti dal Viet Nam;
- ricordando le persecuzioni dirette contro i fedeli ddi tuttele Chiese "non riconosciute" e, in particolare, la Chiesa Buddista Unificata del Viet Nam, la Chiesa Hoa Hao, le Chiese protestanti e la Chiesa Cao Dai, e persecuzioni che comprendono la distruzione delle chiese e oggetti sacri, la confisca dei beni delle comunità religiose, la detenzione di personalità religiose e di fedeli;
- ricordando che le autorità di Hanoi impongono delle gravi limitazioni all'utilizzazione di Internet ed hanno manifestato la loro volontà di intensificare il controllo di Internet e delle nuove tecnologie in generale;
- sottolineando l'importanza dell'"Appello a favore della Democrazia in Viet Nam" lanciato dal Venerabile Thich Quang Do e sottoscritto da numerose personalità e da più di 300.000 vietnamiti e dell'Appello di 21 intellettuali, già membri del Partito Comunista, che chiede al Governo di creare una Corte Suprema per giudicare la costituzionalità delle leggi e di sanzionare le violazioni dei diritti fondamentali perpetrate dallo Stato;
- ricordando che la Commissione europea ha recentemente adottato una nuova strategia di cooperazione con il Viet Nam per il periodo 2002-2006, per un budget indicativo di 162 milioni di Euro, di cui è parte integrante la promozione dei diritti dell'uomo e della democrazia;
- sottolineando che nel quadro di questo accordo di cooperazione UE-Viet Nam, la Commissione non accorda nessuna attenzione particolare alle violazioni dei diritti dell'Uomo, nonostante le ripetute denunce del Parlamento europeo e i suoi appelli al rispetto e alla promozione dello Stato di Diritto e della Democrazia;
- chiede al Governo vietnamita di dare seguito alle raccomandazioni della 75a sessione del Comitato dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite e in particolare di liberare tutti i prigionieri politici e di coscienza a cominciare dal Venerabile Thich Huyen Quang, Patriarca della Chiesa Buddista Unificata del Viet Nam, il Venerabile Thich Quang Do, il padre cattolico Nguyen Van Ly e il Dottor Nguyen Dan Que;
- chiede alle autorità vietnamite di realizzare d'urgenza le riforme politiche che permettano di assicurare un pieno godimento dei diritti civili e politici e delle libertà fondamentali degli individui conformemente ai trattati internazionali;
- chiede alla Commissione Europea di comunicare alle autorità vietnamite che l'UE sospenderà l'accordo di cooperazione se, da adesso alla fine del 2002, nessun seguito sarà stato dato a queste richieste;
- chiede alla Commissione Europea di presentare un rapporto al Parlamento Europeo, prima della fine del 2002, sulle nuove misure adottate a questo proposito e di annunciare al governo del Viet Nam l'intenzione dell'UE di procedere alla sospensione dell'Accordo di cooperazione se, da adesso alla fine del 2002, le autorità di questo paese non avranno dato seguito alle richieste presentate.
- sostiene la Giornata Mondiale di Lotta Gandhiana Nonviolenta per la Libertà e la Democrazia in Viet Nam di sabato 21 settembre organizzata dal Partito Radicale Transnazionale e alla quale hanno già aderito migliaia di cittadini e personalità provenienti da 100 Paesi del mondo;
- è profondamente convinta che il rispetto dei principi democratici, dei diritti fondamentali e del principio di legalità in Laos e in Viet Nam, quali previsti dagli Accordi di Cooperazione UE-Laos e UE-Viet Nam, non puo' essere considerato come una questione interna al Laos e al Viet Nam ma riguarda direttamente l'Unione e i suoi cittadini;
- decide di organizzare il 26 ottobre prossimo, 3° anniversario del "Movimento del 26 ottobre 1999" delle manifestazioni davanti le Ambasciate laotiane per la libertà, la democrazia e la riconciliazione nazionale in Laos e per la liberazione immediata di Thongpaseuth Keukoun, Bouavanh Chanmanivong, Khalphouvieng Sisa-AT, Sengaloun Phengphan e Keochay;
- è profondamente scioccata dalle discriminazioni e dalla repressione crescente della identità religiosa, etnica, culturale delle minoranze etniche della Birmania, del Laos e del Viet Nam e, segnatamente, dei Karen della Birmania, degli Hmong del Laos e dei Montagnard del Viet Nam;
- stima che la politica di cooperazione dell'Unione Europea, fondata sul finanziamento ovvero il co-finanziamento del progetto cosiddetto di sviluppo, non apporta alcun beneficio sostanziale alle popolazioni dei Paesi interessati ma costituisce al contrario una importante forma di sostegno e di legittimazione politica ai regimi anti-democratici attuali;
- decide di sostenere le manifestazioni nonviolente del 16 ottobre 2002 davanti le sedi di rappresentanze della Commissione Europea volte a dare significato alle istanze dell'UE del rifiuto dei cittadini contribuenti europei di accettare una politica di cooperazione dell'UE suscettibile di rinforzare gli attuali regimi dittatoriali e repressivi nel Sud-Est asiatico;
- chiede conseguentemente all'Unione Europea di rivedere completamente la sua politica di cooperazione rispetto al Laos e al Viet Nam, sostituendo alla politica fondata sul finanziamento di progetti cosiddetti di sviluppo una politica, da una parte, di concessione di premi legati alla realizzazione di riforme puntuali in direzione della creazione dello Stato di Diritto, della democrazia e dell'economia di mercato, e, dall'altra, di allargamento dell'accesso al mercato europeo dei prodotti birmani, laotiani e vietnamiti legati alla realizzazione delle riforme politiche ed economiche precise in questi Paesi;
- decide di lavorare alla redazione di uno studio critico dettagliato sulle politiche portate avanti dall'UE e dai suoi Stati membri in Laos, in Viet Nam, in Birmania e in Cambogia;
- decide di rilanciare la campagna in favore della creazione di una radio europea "Voce dell'Europa" destinata a informare, nelle lingue locali, le popolazioni della Birmania, del Laos e del Viet Nam.
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26/01/2010
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