Conferenza internazionale sulla Corea del Nord: dichiarazione finale


Roma, 12 luglio 2006

CONFERENZA DI ROMA

“PROMUOVERE I DIRITTI UMANI E LA LIBERTA’ RELIGIOSA IN COREA DEL NORD: QUALE VIA DAVANTI A NOI?”

DICHIARAZIONE FINALE

Noi partecipanti,

Innanzitutto, ringraziamo il Ministro per gli Affari Europei e per il Commercio Internazionale Emma Bonino e il Sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti e il Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Umberto Ranieri, per aver partecipato alla Conferenza “Promuovere I diritti umani e la libertà religiosa in Corea del Nord: quale via davanti a noi?”, organizzata oggi a Roma dal Partito Radicale Trasnazionale e da Freedom House.

Ringraziamo tutti i Parlamentari che hanno partecipato alla Conferenza o che ci hanno fatto pervenire messaggi di sostegno.

Ci rivolgiamo al Governo e al Parlamento Italiano chiedendo che:

1) Si attivino in tutte le sedi per ottenere l-approvazione di risoluzioni nazionali e internazionali di condanna degli abusi commessi dal regime di Pyongyang nei confronti dei 23 milioni di cittadini nordcoreani che ancora vivono nel terrore e senza alcun diritto.

Occorre che giunga da quanti più governi possibile al regime di Pyongyang il messaggio che, nonostante le minacce e i test missilistici, il nostro Governo e il nostro Parlamento non smetteranno di denunciare le pratiche criminali in corso in quel paese, e che le concessioni e gli aiuti economici, non potranno non essere legati anche al miglioramento delle condizioni di vita per la popolazione civile;

2) Avviino una revisione profonda del nostro sistema di cooperazione internazionale, che utilizza centinaia di migliaia di Euro per aiuti umanitari o per l’assistenza economica a favore dei paesi in via di sviluppo, ma che ha il vizio di fondo di privilegiare quali partner i governi nazionali invece che le forze democratiche indipendenti che sono impegnate a monitorare il rispetto dei diritti umani, dello stato di diritto e della separazione dei poteri in quei paesi.

La cooperazione allo sviluppo dovrebbe e potrebbe quindi rappresentare concretamente un vero e proprio investimento per l’Italia – non allo scopo di neocolonizzare i paesi in via di sviluppo secondo logiche neoimperialiste – ma per sostenere l’emersione di classi dirigenti che siano interessate al rispetto dei diritti fondamentali dei propri cittadini, e che siano capaci di vigilare che i fondi versati nelle casse dello stato, non finiscano nelle tasche di elites corrotte, come sappiamo essere troppo spesso accaduto, e come purtroppo sappiamo ancora oggi accade, in primo luogo in Corea del Nord.

3) Promuovere al più presto l’istituzione, anche in Italia, di una Fondazione per la promozione della democrazia, che sia finanziata sia con soldi pubblici che privati, e amministrata da un board composto da personalità di diverso orientamento politico, magari anche internazionali, ma unite dalla convinzione che la difesa e la promozione dei diritti umani debba essere una priorità.

Noi crediamo che investire risorse pubbliche a sostegno dell’organizzazione del monitoraggio indipendente delle elezioni – cosa di cui peraltro vi e’ necessità anche nelle democrazie avanzate – o a favore della trasmissione di programmi di informazione libera, sia una proposta da perseguire con convinzione. E a questo scopo nelle prossime settimane presenteremo all’attenzione dei Parlamentari italiani una proposta di legge su questo tema.

4) Valutare la presentazione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nell’ambito del dibattito in corso sulla crisi nordcoreana, di una richiesta di indagine alla Corte Penale Internazionale sui crimini contro l’umanità’ che vengono ancora oggi commessi in Corea del Nord.

5) Prendano iniziative direttamente nei confronti del governo nordcoreano e all’Assemblea Generale dell’ONU a favore di una moratoria delle esecuzioni capitali, essendo la pena di morte in paesi totalitari come la Corea del Nord una pratica totalmente avvolta dal segreto, imposta anche per reati nonviolenti e a seguito di processi sommari o comunque privi delle garanzie minime di difesa e di imparzialità;

6) Facciano pressione sul Governo cinese affinché pongano fine ai rimpatri forzati di cittadini nordcoreani e di garantire loro un passaggio sicuro in Corea del Sud e verso tutti i paesi che sonoro disposti ad accoglierli;