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Conferenza ““Promuovere i diritti umani e la libertà religiosa in Corea del Nord: Quale via davanti noi?”. Intervento di Matteo Mecacci.
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Buongiorno e benvenuti a tutti,
Innanzitutto voglio ringraziare i nostri ospiti, che sono giunti dalla Corea del Sud e dagli Stati Uniti, per averci dato la possibilità di ospitarli qui a Roma.
Ringrazio Emma Bonino,
Ringrazio il Sottosegretario Vernetti, certamente un amico delle campagne del Partito Radicale Transnazionale per il rispetto dei diritti umani
Ringrazio gli onorevoli…..
Ringrazio i rappresentanti delle Ambasciate qui presenti.
Signore e signori,
Oggi con questa conferenza, organizzata insieme a Freedom House, il Partito Radicale Transnazionale offre un’opportunita’ alla politica italiana,ma crediamo in realta’ anche alla politica europea. L’opportunita’ e’ quella di conoscere da vicino la realta’ di un paese che, purtroppo, fa notizia solo quando minaccia con i propri missili o con le proprie armi nucleari altri popoli ed altri paesi, e che quando invece ferisce, umilia e uccide, ormai da diverse generazioni, milioni e milioni dei propri cittadini, viene tropo spesso dimenticato o, peggio ancora, ignorato dai nostri Governi.
E permettete la breve digressione, devo dire che fa una certa impressione vedere che, nonostante i test missilistici effettuati da PyongYang, in questi giorni le nostre piazze non si sono riempite di manifestazioni per la pace; e non credo che questo sia un caso, o qualcosa dovuto alla concomitanza dei campionati mondiali di calcio.
Ma per tornare alla Conferenza e a questa giornata, dicevo, che offriamo oggi l’opportunita’ di far conoscere alla nostra classe dirigente anche la realta’ di un paese come la Corea del Sud, che si trova in una difficile situazione politica, e in cui il revisionismo storico e politico, fatto naturalmente in nome della pace e della riconciliazione tra le due coree, rischia, di pari passo con le minacce militari di Pyongyang, di facilitare il lavoro destabilizzante della dittatura nordcoreana.
Un paese, la Corea del Nord, che come ci ha ricordato Adriano Sofri sabato scorso sulle pagine di Repubblica, e che come oggi ci racconta il signor Kang sul Corriere della Sera nella bella intervista di Maurizio Caprara, rappresenta ancora oggi un vero e proprio gulag per 23 milioni di persone. Il Signor Kang ci spiega, oggi, che correre dietro alle minacce di Kim Jong Il, non servira’ a garantire la nostra sicurezza o quella dei paesi vicini, ma potrebbe solo servire, semmai, a rinsaldare una leadership e un sistema ormai vicino al collasso.
Il messaggio che vogliamo inviare al nostro Governo e al nostro Parlamento e’ quello del Signor Kang, ed e’ molto semplice: la difesa dei diritti umani, la promozione della democrazia e l’assistenza politica ed economica, ai movimenti e ai dissidenti democratici, non sono e non possono essere considerati elementi accessori della politica estera, ma devono costituirne parte integrante. Freedom House, nel suo rapporto annuale sulla liberta’ nel mondo, cifra in 45 su 192, i paesi che sono ancora retti da dittature. Se, quindi, e’ vero che negli ultimi decenni la democrazia si e’ diffusa ampiamente in interi continenti, dall’America Latina, all’Africa e dall’Est Europa fino all’Asia, la strada per l’affermazione della liberta’ e’ comunque ancora lunga ed ardua, e la Corea del Nord si trova certamente in testa a questa disonorevole classifica.
Con questo in mente intendiamo quindi rivolgerci al Governo e al Parlamento italiano, e versare in questa conferenza, per iniziare a discuterne, e poi eventualmente deliberarle, alcune raccomandazioni:
1) In primo luogo, occorre avviare una revisione profonda del nostro sistema di cooperazione internazionale, che utilizza centinaia di milioni di Euro per aiuti umanitari o per l’assistenza economica a favore dei paesi in via di sviluppo, ma che ha un vizio di fondo: quello di scegliere quali interlocutori, in primo luogo e quasi in via esclusiva, i governi nazionali, e non anche e soprattutto le forze democratiche indipendenti che sono impegnate a monitorare il rispetto dei diritti umani, dello stato di diritto e della separazione dei poteri in quei paesi.
Come e’ noto, i fondi per la cooperazione allo sviluppo del nostro paese sono stati pesantemente tagliati con le ultime finanziarie, raggiungendo il livello minimo degli ultimi 20 anni con lo 0,1% del Pil; siamo quindi ben lontani dagli obiettivi assunti dall’Italia a livello internazionale e in Europa, dove alcuni paesi nordici spendono gia’ lo 0.7% del PILin aiuti allo sviluppo; un obiettivo quest’ultimo che il Partito Radicale aveva gia’ individuato, a meta’ degli anni ’80, come necessario per salvare le vite di milioni di persone dallo sterminio per fame.
La cooperazione allo sviluppo dovrebbe e potrebbe quindi rappresentare concretamente un vero e proprio investimento per l’Italia – non allo scopo di neo-colonizzare i paesi in via di sviluppo secondo logiche neoimperialiste, come alcuni rappresentanti della sinistra antagonista saranno gia’ probabilmente pronti a gridare - ma per sostenere l’emersione di classi dirigenti che siano interessate al rispetto dei diritti fondamentali dei propri cittadini, e che siano capaci di vigilare che i fondi versati nelle casse dello stato, non finiscano nelle tasche di elites corrotte, come sappiamo essere troppo spesso accaduto, e come purtroppo sappiamo ancora oggi accade, in primo luogo in Corea del Nord.
2) In secondo luogo, e sempre su questa linea, occorre immaginare al piu’ presto l’istituzione, anche in Italia, di una Fondazione per la promozione della Democrazia, che sia finanziata sia con soldi pubblici che privati, e amministrata da un board composto da personalita’ di diverso orientamento politico, magari anche internazionali, ma unite dalla convinzione che la difesa e la promozione dei diritti umani debba essere una priorita’.
Anche in questo caso, questa proposta non ha nulla di rivoluzionario, ma contribuisce semplicemente a modernizzare le istituzioni del nostro paese. Questi modelli di Fondazioni indipendenti sono, infatti, gia’ operanti da molti anni negli Stati Uniti, ad esempio con il National Endowment for Democracy, in Olanda, con il Multiparty Institute for Multiparty Democracy, in Inghilterra con la Westminster Foundation, e a Taiwan con la Taiwan Foundation for Democracy: anche il Parlamento Europeo, grazie anche all’iniziativa di Parlamentari Europei iscritti al Partito Radicale Transnazionale, sta valutando l’istituzione di una fondazione finanziata dalla Commissione Europea. E il G8 l’anno scorso si e’ fatto promotore, soprattutto grazie al lavoro dell’Organizzazione Non c’e’ Pace Senza Giustizia, di una Fondazione per il Futuro che si occupera’ di sostenere i democratici del MedioOriente.
Noi crediamo che investire risorse pubbliche a sostegno della organizzazione del monitoraggio indipendente delle elezioni – cosa di cui peraltro abbiamo necessita’ anche nelle democrazie avanzate – o a favore della trasmissione di programmi di informazione libera, sia una proposta da perseguire con convinzione. e nelle prossime settimane presenteremo all’attenzione dei Parlamentari italiani una proposta di legge su questo tema.
3) In terzo luogo, nel corso degli ultimi anni va dato atto all’Unione Europea, in particolare grazie all’impegno dell’Inghilterra, di aver proposto ed ottenuto, in sede di Commissione sui Diritti Umani, l’adozione di risoluzioni sulle violazioni dei diritti umani in Corea del Nord, e lo scorso 15 giugno anche il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che rappresenta un passo importante nella direzione giusta.
Noi crediamo che anche il Parlamento italiano possa e debba fare la sua parte, proponendo da subito un testo parlamentare impegnativo sulla situazione in Corea del Nord. E’ necessario, infatti, insistere affinche’ da quanti piu’ governi possibile giunga al Pyongyang il messaggio che, nonostante le minacce e i test missilistici, il nostro Governo e il nostro Parlamento non smetteranno di denunciare le pratiche criminali in corso in quel paese, e che le concessioni e gli aiuti economici, non potranno non essere legati anche al miglioramento delle condizioni di vita per la popolazione civile.
4) Infine, e mi avvio a concludere, si e’ fatto un gran parlare in queste settimane del ruolo che le Nazioni Unite debbano avere sulle decisioni del nostro paese in tema di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale: e se ne e’ parlato con riferimento in particolare alla situazione in Afghanistan e in Iraq. Oggi e’ a Roma Kofi Annan e c’e’ da immaginare che i nostri rappresentanti politici affronteranno questi temi anche con lui. Per quanto riguarda il ruolo delle Nazioni Unite sulla situazione in Corea del Nord, le divisioni esistenti all’interno del Consiglio di Sicurezza, riguardano al momento non l’ipotesi di un intervento militare, che nessuno propone, bensi’ l‘adozione di sanzioni che possano rendere piu’ difficile lo sviluppo e i test sui missili balistici; dei test che secondo cio’ che lo stesso Consiglio di Sicurezza ha deciso formalmente con una risoluzione nel 2004, rappresentano una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.
Quello che viene da chiedersi e’ questo: se l’ONU non riesce ad imporre sanzioni di questo tipo di fronte ad atti come quelli del Governo di PyongYang, a causa delle minacce di veto di Cina e di Russia, ci si chiede come possa il nostro paese far dipendere scelte cruciali di politica estera come quelle relative al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, dalla decisione di altri paesi di utilizzare o meno il proprio potere diveto.
La risposta credo che possa essere trovata solo abbandonando tutti i dogmi, compreso quello “dell’infallibilita’ dell’ONU”, perche’ solo cosi’ le scelte del nostro paese potranno dare un contributo fattivo ed originale alla politica internazionale.
Queste sono le raccomandazioni con cui apriamo questa conferenza e che, credo, riguardano direttamente la nostra comune battaglia per l’affermazione della liberta’ e della democrazia in Corea del Nord, ma che sicuramente riguardano anche la sorte dei molti oppressi con i quali il Partito Radicale Transnazionale da tempo lavora, e con i quali speriamo possa continuare a lavorare a lungo.
Vi ringrazio per avermi ascoltato e vi auguro buon lavoro per questa importante giornata.
Grazie.
Matteo Mecacci
Innanzitutto voglio ringraziare i nostri ospiti, che sono giunti dalla Corea del Sud e dagli Stati Uniti, per averci dato la possibilità di ospitarli qui a Roma.
Ringrazio Emma Bonino,
Ringrazio il Sottosegretario Vernetti, certamente un amico delle campagne del Partito Radicale Transnazionale per il rispetto dei diritti umani
Ringrazio gli onorevoli…..
Ringrazio i rappresentanti delle Ambasciate qui presenti.
Signore e signori,
Oggi con questa conferenza, organizzata insieme a Freedom House, il Partito Radicale Transnazionale offre un’opportunita’ alla politica italiana,ma crediamo in realta’ anche alla politica europea. L’opportunita’ e’ quella di conoscere da vicino la realta’ di un paese che, purtroppo, fa notizia solo quando minaccia con i propri missili o con le proprie armi nucleari altri popoli ed altri paesi, e che quando invece ferisce, umilia e uccide, ormai da diverse generazioni, milioni e milioni dei propri cittadini, viene tropo spesso dimenticato o, peggio ancora, ignorato dai nostri Governi.
E permettete la breve digressione, devo dire che fa una certa impressione vedere che, nonostante i test missilistici effettuati da PyongYang, in questi giorni le nostre piazze non si sono riempite di manifestazioni per la pace; e non credo che questo sia un caso, o qualcosa dovuto alla concomitanza dei campionati mondiali di calcio.
Ma per tornare alla Conferenza e a questa giornata, dicevo, che offriamo oggi l’opportunita’ di far conoscere alla nostra classe dirigente anche la realta’ di un paese come la Corea del Sud, che si trova in una difficile situazione politica, e in cui il revisionismo storico e politico, fatto naturalmente in nome della pace e della riconciliazione tra le due coree, rischia, di pari passo con le minacce militari di Pyongyang, di facilitare il lavoro destabilizzante della dittatura nordcoreana.
Un paese, la Corea del Nord, che come ci ha ricordato Adriano Sofri sabato scorso sulle pagine di Repubblica, e che come oggi ci racconta il signor Kang sul Corriere della Sera nella bella intervista di Maurizio Caprara, rappresenta ancora oggi un vero e proprio gulag per 23 milioni di persone. Il Signor Kang ci spiega, oggi, che correre dietro alle minacce di Kim Jong Il, non servira’ a garantire la nostra sicurezza o quella dei paesi vicini, ma potrebbe solo servire, semmai, a rinsaldare una leadership e un sistema ormai vicino al collasso.
Il messaggio che vogliamo inviare al nostro Governo e al nostro Parlamento e’ quello del Signor Kang, ed e’ molto semplice: la difesa dei diritti umani, la promozione della democrazia e l’assistenza politica ed economica, ai movimenti e ai dissidenti democratici, non sono e non possono essere considerati elementi accessori della politica estera, ma devono costituirne parte integrante. Freedom House, nel suo rapporto annuale sulla liberta’ nel mondo, cifra in 45 su 192, i paesi che sono ancora retti da dittature. Se, quindi, e’ vero che negli ultimi decenni la democrazia si e’ diffusa ampiamente in interi continenti, dall’America Latina, all’Africa e dall’Est Europa fino all’Asia, la strada per l’affermazione della liberta’ e’ comunque ancora lunga ed ardua, e la Corea del Nord si trova certamente in testa a questa disonorevole classifica.
Con questo in mente intendiamo quindi rivolgerci al Governo e al Parlamento italiano, e versare in questa conferenza, per iniziare a discuterne, e poi eventualmente deliberarle, alcune raccomandazioni:
1) In primo luogo, occorre avviare una revisione profonda del nostro sistema di cooperazione internazionale, che utilizza centinaia di milioni di Euro per aiuti umanitari o per l’assistenza economica a favore dei paesi in via di sviluppo, ma che ha un vizio di fondo: quello di scegliere quali interlocutori, in primo luogo e quasi in via esclusiva, i governi nazionali, e non anche e soprattutto le forze democratiche indipendenti che sono impegnate a monitorare il rispetto dei diritti umani, dello stato di diritto e della separazione dei poteri in quei paesi.
Come e’ noto, i fondi per la cooperazione allo sviluppo del nostro paese sono stati pesantemente tagliati con le ultime finanziarie, raggiungendo il livello minimo degli ultimi 20 anni con lo 0,1% del Pil; siamo quindi ben lontani dagli obiettivi assunti dall’Italia a livello internazionale e in Europa, dove alcuni paesi nordici spendono gia’ lo 0.7% del PILin aiuti allo sviluppo; un obiettivo quest’ultimo che il Partito Radicale aveva gia’ individuato, a meta’ degli anni ’80, come necessario per salvare le vite di milioni di persone dallo sterminio per fame.
La cooperazione allo sviluppo dovrebbe e potrebbe quindi rappresentare concretamente un vero e proprio investimento per l’Italia – non allo scopo di neo-colonizzare i paesi in via di sviluppo secondo logiche neoimperialiste, come alcuni rappresentanti della sinistra antagonista saranno gia’ probabilmente pronti a gridare - ma per sostenere l’emersione di classi dirigenti che siano interessate al rispetto dei diritti fondamentali dei propri cittadini, e che siano capaci di vigilare che i fondi versati nelle casse dello stato, non finiscano nelle tasche di elites corrotte, come sappiamo essere troppo spesso accaduto, e come purtroppo sappiamo ancora oggi accade, in primo luogo in Corea del Nord.
2) In secondo luogo, e sempre su questa linea, occorre immaginare al piu’ presto l’istituzione, anche in Italia, di una Fondazione per la promozione della Democrazia, che sia finanziata sia con soldi pubblici che privati, e amministrata da un board composto da personalita’ di diverso orientamento politico, magari anche internazionali, ma unite dalla convinzione che la difesa e la promozione dei diritti umani debba essere una priorita’.
Anche in questo caso, questa proposta non ha nulla di rivoluzionario, ma contribuisce semplicemente a modernizzare le istituzioni del nostro paese. Questi modelli di Fondazioni indipendenti sono, infatti, gia’ operanti da molti anni negli Stati Uniti, ad esempio con il National Endowment for Democracy, in Olanda, con il Multiparty Institute for Multiparty Democracy, in Inghilterra con la Westminster Foundation, e a Taiwan con la Taiwan Foundation for Democracy: anche il Parlamento Europeo, grazie anche all’iniziativa di Parlamentari Europei iscritti al Partito Radicale Transnazionale, sta valutando l’istituzione di una fondazione finanziata dalla Commissione Europea. E il G8 l’anno scorso si e’ fatto promotore, soprattutto grazie al lavoro dell’Organizzazione Non c’e’ Pace Senza Giustizia, di una Fondazione per il Futuro che si occupera’ di sostenere i democratici del MedioOriente.
Noi crediamo che investire risorse pubbliche a sostegno della organizzazione del monitoraggio indipendente delle elezioni – cosa di cui peraltro abbiamo necessita’ anche nelle democrazie avanzate – o a favore della trasmissione di programmi di informazione libera, sia una proposta da perseguire con convinzione. e nelle prossime settimane presenteremo all’attenzione dei Parlamentari italiani una proposta di legge su questo tema.
3) In terzo luogo, nel corso degli ultimi anni va dato atto all’Unione Europea, in particolare grazie all’impegno dell’Inghilterra, di aver proposto ed ottenuto, in sede di Commissione sui Diritti Umani, l’adozione di risoluzioni sulle violazioni dei diritti umani in Corea del Nord, e lo scorso 15 giugno anche il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che rappresenta un passo importante nella direzione giusta.
Noi crediamo che anche il Parlamento italiano possa e debba fare la sua parte, proponendo da subito un testo parlamentare impegnativo sulla situazione in Corea del Nord. E’ necessario, infatti, insistere affinche’ da quanti piu’ governi possibile giunga al Pyongyang il messaggio che, nonostante le minacce e i test missilistici, il nostro Governo e il nostro Parlamento non smetteranno di denunciare le pratiche criminali in corso in quel paese, e che le concessioni e gli aiuti economici, non potranno non essere legati anche al miglioramento delle condizioni di vita per la popolazione civile.
4) Infine, e mi avvio a concludere, si e’ fatto un gran parlare in queste settimane del ruolo che le Nazioni Unite debbano avere sulle decisioni del nostro paese in tema di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale: e se ne e’ parlato con riferimento in particolare alla situazione in Afghanistan e in Iraq. Oggi e’ a Roma Kofi Annan e c’e’ da immaginare che i nostri rappresentanti politici affronteranno questi temi anche con lui. Per quanto riguarda il ruolo delle Nazioni Unite sulla situazione in Corea del Nord, le divisioni esistenti all’interno del Consiglio di Sicurezza, riguardano al momento non l’ipotesi di un intervento militare, che nessuno propone, bensi’ l‘adozione di sanzioni che possano rendere piu’ difficile lo sviluppo e i test sui missili balistici; dei test che secondo cio’ che lo stesso Consiglio di Sicurezza ha deciso formalmente con una risoluzione nel 2004, rappresentano una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.
Quello che viene da chiedersi e’ questo: se l’ONU non riesce ad imporre sanzioni di questo tipo di fronte ad atti come quelli del Governo di PyongYang, a causa delle minacce di veto di Cina e di Russia, ci si chiede come possa il nostro paese far dipendere scelte cruciali di politica estera come quelle relative al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, dalla decisione di altri paesi di utilizzare o meno il proprio potere diveto.
La risposta credo che possa essere trovata solo abbandonando tutti i dogmi, compreso quello “dell’infallibilita’ dell’ONU”, perche’ solo cosi’ le scelte del nostro paese potranno dare un contributo fattivo ed originale alla politica internazionale.
Queste sono le raccomandazioni con cui apriamo questa conferenza e che, credo, riguardano direttamente la nostra comune battaglia per l’affermazione della liberta’ e della democrazia in Corea del Nord, ma che sicuramente riguardano anche la sorte dei molti oppressi con i quali il Partito Radicale Transnazionale da tempo lavora, e con i quali speriamo possa continuare a lavorare a lungo.
Vi ringrazio per avermi ascoltato e vi auguro buon lavoro per questa importante giornata.
Grazie.
Matteo Mecacci
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
26/05/2010
Corea Del Nord
Convegno “i diritti umani in corea del nord: quale ruolo per le istituzioni internazionali”, nel quale si prevede:
09/10/2006
Corea Del Nord
Corea del Nord: Mecacci: sì a sanzioni del consiglio di sicurezza contro il regime di Pyongyang...
...per garantire sicurezza internazionale, ma si agisca anche per garantire il rispetto dei diritti dei cittadini nordcoreani.
13/07/2006
Corea Del Nord
Corea del Nord: Incontri delegazione Radicale-Freedom House e di esponenti coreani con Vicepresidenze di Camera e Senato
Rassegna stampa
12/07/2006
«Dietro i missili nordeoreani, fame e torture» Il giornalista Kang, dieci anni in un lager: «La vera emergenza sono i diritti umani»
Corriere della Sera
11/06/2002
Il Foglio
Antonio Socci
RICORDATE LA NORD COREA CHE BATTÉ L’ITALIA? BEH, LA SQUADRA FINÌ IN UN LAGER PERCHÉ OSÒ FAR FESTA
Documenti
11/07/2006
Corea Del Nord Eventi
Dichiarazione di Jennifer Windsor, Direttrice Esecutiva di Freedom House. Promuovere i diritti umani in Corea del Nord: porre fine a torture ed esecuzioni pubbliche
04/09/2003
Corea Del Nord Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare P-2757/03 di Marco Cappato (NI) al Consiglio e risposta
18/12/2002
Corea Del Nord Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare di Olivier Dupuis (NI) alla Commissione e risposta data dal sig. Patten in nome della Commissione
radioradicale.it
2010-06-03 10:02:39 Seduta 331ª (XVI legislatura)
2010-06-01 11:00:40 Seduta 330ª (XVI legislatura)
2009-12-17 09:31:21 Sedute 304ª e 305ª (XVI legislatura)
2009-06-23 10:06:00 Seduta 191ª (XVI legislatura)
2009-06-15 16:04:21 Seduta 187ª (XVI legislatura) 










