Concentriamoci sull’attuazione dell'ultimo round di riforme della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

di Emma Bonino e altri
Financial Times

In un momento in cui gli Europei sono assediati dalle incertezze economiche e politiche, il Regno Unito sta usando la sua presidenza di turno del Consiglio di Europa per promuovere una riforma della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
La Gran Bretagna dice di voler aiutare la corte sovraccarica a diventare più efficiente concentrando il suo lavoro su importanti questioni di diritti umani. Ma le proposte attualmente in discussione includono alcuni emendamenti alla Convenzione Europea
sui Diritti Umani che restringeranno ulteriormente il numero di casi ricevibili dalla corte.
Purtroppo, non è stata presentata nessuna prova empirica in grado di dimostrare che le modifiche proposte riuscirebbero a migliorare l’efficienza del tribunale. Anzi, alcune delle riforme in esame potrebbero addirittura causare ulteriori ritardi, limitando contemporaneamente il diritto di ricorso individuale. Le proposte contengono anche il rischio di fornire ad alcuni governi un maggior spazio di manovra per evitare gli obblighi in materia di diritti umani.
Esortiamo pertanto il Consiglio d’Europa a non modificare la convenzione. Al contrario, 47 membri che la compongono dovrebbero concentrarsi sulla piena attuazione dell’ultimo round di riforme, introdotte meno di due anni fa, che stanno già riducendo il carico di lavoro del tribunale.
La cosa più importante, il Consiglio dovrebbe affrontare la questione che è alla radice dell’enorme carico di lavoro dei giudici: il fallimento di paesi come Russia, Turchia, Italia e Ucraina di sanare le violazioni dei diritti umani in questioni come le inadeguate condizioni carcerarie, l’abuso del ricorso all’arresto e i prolungati ritardi in procedimenti giudiziari nazionali, che sono all’origine di gran parte del carico.
Emma Bonino, Timothy Garton Ash, Martin Hirsch, Sonya Licht, Edward Mortimer, Ayse Kadioglu, Javier Solana

I firmatari sono co-autori di “Vivere insieme nell’Europa del 21° secolo”, una relazione pubblicata nel maggio 2011 dal Consiglio d'Europa sulle sfide poste dalla recrudescenza dell'intolleranza e della discriminazione in Europa.

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