CIRCA dieci anni fa, a un gruppo di "illusi di legalità", tra cui Emma Bonino, Pannella e Sergio Stanzani ... ...

Ric. Are.
Il Tempo

venne in mente di creare un organo di giustizia mondiale permanente. Oggi quell'illusione è realtà: è nata la Corte Penale Internazionale.

Onorevole Bonino, come giudica l'accordo sulla Corte Penale Internazionale raggiunto in Consiglio di Sicurezza dell'Onu per scongiurare il boicottaggio da parte degli Usa?

«Il compromesso varato all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza rappresenta un punto di equilibrio che può essere salutato con favore da chi come me si batte da anni per l'istituzione di una giustizia penale internazionale autorevole e indipendente ritenendo che questa non possa escludere, magari a termine, la piena partecipazione di tutti i Paesi a partire dagli Stati Uniti. Respingendo le proposte americane più oltranziste, il compromesso si muove nell'ambito espressamente definito dallo Statuto di Roma, che conferisce al Consiglio di Sicurezza il diritto di "sospendere" per un anno le attività della Corte in un ambito determinato, come quello delle truppe impegnate in operazioni di peacekeeping».

L'accordo all'Onu é stato raggiunto alla vigilia della Conferenza di Roma. Che ruolo avrà questo evento?

«Con tutti i protagonisti del negoziato e di questi ultimi sviluppi, alla presenza di delegati di oltre 100 Paesi, avremo la possibilità di discutere proprio alla Fao, nella stessa sede in cui si svolse la conferenza diplomatica che dette vita nel luglio del 1998 allo Statuto della Cpi. Sarà una conferenza celebrativa ma anche di studio. Non c'é modo migliore per sottolineare l'impegno costante dell'Italia su questo fronte».

Onorevole, come giudica la "tensione transatlantica" fra Stati Uniti ed Ue?

«È vero, lo scontro con l'Europa sulla Cpi che l'amministrazione Bush ha messo in atto - prendendo iniziative inaccettabili per gli europei e sproporzionate rispetto alla vera posta in gioco - ha portato la tensione politica fra le due sponde dell'Atlantico ad un livello mai registrato e nemmeno immaginabile solo qualche anno fa. Ma l'Unione non poteva permettere che il progetto della Cpi abortisse, non tanto per affermare un presunto primato della nostra "civiltà giuridica" rispetto a quella americana (assunto discutibile) quanto perché dietro la strategia di Bush ci sono almeno due moventi: il primo obiettivo, dettato dal rifiuto del "multilateralismo" nelle relazioni internazionali, é quello di assestare un colpo letale al prestigio e alla funzionalità del sistema Onu, di cui I conservatori americani diffidano; il secondo obiettivo é quello di cogliere questa occasione per avviare il disimpegno degli Stati Uniti da tutte le principali operazioni di peacekeeping».

E adesso, che succederà?

«La Cpi é destinata a rimanere mentre i politici sono destinati a cambiare. Il predecessore di Bush, Bill Clinton firmò, sia pure in extremis, lo statuto della Cpi. E sono a favore di questo primo strumento permanente di giustizia internazionale una cinquantina di deputati democratici, una parte del Dipartimento di Stato, numerose organizzazioni che difendono i diritti umani. La Corte potrebbe non essere per l'America il tabù che molti europei credono».

Che lezione può trarre l'Europa da questa crisi che sembra ora "raffreddarsi"?

«Io non riesco nemmeno a immaginare un mondo nel quale la democrazia americana e le democrazie europee non condividano, in sostanziale armonia, le loro "responsabilità globali". Credo che le ricorrenti tentazioni che si riscontrano a Washington di ridurre il proprio fardello di responsabilità, abbiano un loro aspetto positivo: esse pongono infatti l'Europa, l'Ue e ciascuno dei suoi Stati-membri, di fronte alla necessità - e all’occasione - di rompere gli indugi che tutti conosciamo e darsi "gli strumenti delle proprie ambizioni": strumenti politici, istituzionali, militari».