Ciao Armando


Un paio d’anni fa mi viene a trovare Armando e mi dice sto male, mi porge una cartella di plastica bianca, è la mia biografia, “L’italia è una paese dove vige la legge del menga”; mi consegna le 555 pagine insieme a una foto per Marco … ma è per “dopo”.

Avevo conosciuto Armando a Rimini, durante il primo congresso italiano del Partito radicale. Con Antonio Cerrone eravamo appena tornati dal Congresso del Partito che si era tenuto a Budapest. A poche ore dall’inizio del Congresso, i Carabinieri in servizio ci avvertono che hanno fermato una persona mentre gettava delle siringhe nei bagni e vogliono sapere che devono fare.

Gli chiediamo di “consegnarcelo” e andiamo a parlare fuori dal cinema dove si teneva il Congresso. Era molto arrabbiato, ed anche noi, ci spiega che gli è morta una figlia per overdose in condizioni raccapriccianti e ci considerava complici perché eravamo “per la droga libera”. Lui invece credeva che l’eroina, per i tossicodipendenti, dovesse essere fornita dallo Stato e non dai criminali. Gli spiegammo con non poche difficoltà che eravamo d’accordo. Armando è persona molto sensibile ma quando ritiene di aver subito un torto, e per la verità non spesso a ragione, non c’è, per l’appunto, ragione che tenga. Da allora è stata una presenza fissa, anche due, avendo deciso di prendere due tessere, quella di Armando Crocicchio e un’altra a nome di Armaghedon, cosicché nei congressi potesse intervenire due volte. Ciao, Armando

di Maurizio Turco