CHE TI FA LA CECENIA

André Glucksmann
L'Espresso

La verità sgorga dalla bocca dei bambini e dei presidenti. Festeggiando per l’ennesima volta la fine di questa guerra fredda che non smette di finire, George W. Bush ha raccomandato a Vladimir V. Putin di trovare una soluzione politica per la Cecenia. Criticando a mezza voce le repressioni indiscriminate che non “rispettano” né “i diritti degli abitanti” né i “diritti delle minoranze” ha ripreso l’opinione del Dipartimento di Stato: le azioni militari invece che ridurre il terrorismo gli forniscono, al contrario, un “terreno favorevole”. L’invito rivolto a Putin affinché la smetta di gettare benzina sul fuoco è stato però bisbigliato da Bush in modo troppo educato. Tanto misurato da risultare praticamente inudibile nel brusio della festa. Quell’invito sembrava destinato soprattutto a calmare la coscienza sporca del presidente americano. Precisiamo quindi, correndo il rischio di mettere i puntini sulle “i” senza troppa delicatezza:

1. La popolazione cecena non ha mai raggiunto il milione di abitanti, quella della Russia è 150 volte più numerosa. L’esercito di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza, seconda potenza nucleare e militare del pianeta, è dispiegato su una terra grande quanto un fazzoletto. Chi è che minaccia? Chi è minacciato?

2. Mosca si vanta di condurre una guerra al terrorismo. Dall’11 settembre la presenta al mondo addirittura come esemplare. Putin ha dichiarato a Bush di contrastare 700 islamici. Per mettere fuorigioco questo eminente (!) pericolo mondiale, ha bombardato e ridotto in cenere la capitale cecena Grozny (che prima del suo intervento contava 400 mila abitanti). Da ormai due anni il suo esercito decima, brucia, violenta, tortura, uccide. Ha cacciato la metà dei sopravvissuti al di fuori delle frontiere e costretto l’altra metà all’erranza fra le rovine. Se questa è una strategia antiterroristica esemplare, cosa aspetta allora il premier britannico Tony Blair per radere al suolo Belfast e sconfiggere in questo modo l’Ira? E perché il primo ministro spagnolo José Maria Aznar non bombarda i Paesi Baschi per sradicare l’Eta?

3. La stampa mondiale ha “informato” l’intero pianeta che il nocciolo duro di Al Qaeda, armata di Bin Laden, conta in Afghanistan “migliaia di pakistani, arabi e ceceni”. Chi di noi non ha sentito questo ritornello, diffuso per cinque mesi in mondovisione, sempre con in fondo alla lista dei “nemici dell’umanità” anche il famigerato e infame “e i ceceni”? Bene, ad oggi in Afghanistan non è ancora apparsa nemmeno la più piccola traccia di un ceceno. Né vivo, né morto. Nessuna televisione si è sentita in dovere di rettificare la menzogna raccontata per mesi solo perché suggerita da Mosca. Come se fosse conveniente uccidere la Cecenia due volte: fisicamente, lasciando agire le soldatesche russe; e moralmente, implicando il piccolo popolo, ridotto ormai al silenzio, nel crimine di Manhattan.

4. Per più d’una settimana il campo di rifugiati di Jenin è stato chiuso e occupato dall’esercito israeliano. L’intera umanità si è giustamente preoccupata del divieto imposto a giornalisti e soccorritori di entrare in quel territorio. Si è supposto il peggio. L’Onu ha messo in fila risoluzioni su risoluzioni. L’armata russa lavora la carne caucasica a porte chiuse, non tollera né soccorritori, né telecamere, né firme indipendenti sul posto. Le rare testimonianze (terrificanti) sono raccolte da reporter clandestini che rischiano la vita. Chi se ne commuove? Si applicano due pesi e due misure. Lo sterminio segue il suo corso. I ceceni contano meno di nulla. I diritti dell’uomo non sono fatti per loro. Putin è grande, mondializzatori e anti-mondializzatori sono suoi discreti profeti e gli accordano l’omaggio di un silenzio che vale quanto una benedizione.

5. Fino ad oggi, per nostra fortuna, i ceceni non “binladenizzano”. Nonostante siano in 100 mila in Russia a soffrire dei supplizi inflitti ai loro villaggi e alle loro famiglie. Se qualcuno di loro, pazzo di dolore, optasse per metodi infernali, avremmo un bis della vicenda delle Twin Towers! Gli effetti di una Cernobyl volontaria non risparmierebbero nessuno. Oggi il senso della misura del popolo ceceno, il suo rifiuto del “tutto è permesso” caratteristico dei nichilisti religiosi o post-sovietici, salva la Russia e l’Europa dalla catastrofe. Ma al diavolo la gratitudine, le nostre élite assistono impavide alla peggiore guerra mai condotta, contro la più solitaria delle resistenze.

Fino a quando? Attenti, egregi zelatori del serial killer, parlo a lei signor Berlusconi che l’ha cooptato nella nostra Europa, a lei signor Chirac che lo ha integrato nella Nato dei 20, agli altri grandi di questo mondo che lo hanno abbracciato al G8! Sangue chiama sangue. Il crimine scatena il crimine. Le logiche tragiche della vendetta possono raggiungere gli estremi. L’esercito sovietico ha devastato l’Afghanistan, abbandonando un paese in rovina, ai gangster e ai fanatici. Proprio allora sono arrivati i talebani. L’esercito russo non ha imparato nulla. Ripete i suoi exploit in Caucaso, sgombrando il terreno di fronte ai sostenitori futuri di una nuova apocalisse. Evitabile in due soli modi: bloccare la guerra prima che sia troppo tardi o accelerarla fino alla morte dell’ultimo ceceno. Putin sembra aver optato per la seconda possibilità. L’Occidente che lo incensa accetta i rischi che una tale mancanza di umanità porta con sé. Sarebbe forse meglio non lasciare bambini e presidente a giocare con il fuoco.