CECENIA, SI SEPPELLISCONO I MORTI. E I VIVI




“200mila morti, 300mila profughi. E' la guerra dimenticata dai media”

"C’erano state le bombe a depressione che spappolano gli organi e lasciano la pelle intatta. Le bombe a frammentazione che ricoprono i corpi di infinite lesioni invisibili. C’erano state le grad, le ouragan, o ancora le skelet che spargono grandi quantità di schegge metalliche quadrate, con i bordi taglienti". Questo all’inizio della guerra. Poi è stata la volta delle mine anti-uomo e delle bombe giocattolo, infine dei cecchini e dei rastrellamenti. "D’ora in avanti i soldati russi, i mercenari, i membri delle forze speciali entrano in contatto con le loro vittime; spesso ne conoscono l’identità, danno dei nomi di donna agli uomini che umiliano e violentano, sperimentando all’infinito macabri giochi sui loro corpi. Poi questi poveri corpi annientati sono gettati nelle fosse. Morti o vivi. Le loro famiglie possono solo allora identificarli e riprenderseli. Morti o vivi". Nel silenzio quasi totale dei media e dei politici occidentali, in Cecenia prosegue una delle più sanguinose guerre degli ultimi cinquant’anni: circa 200.000 morti (il 20% della popolazione) e 300.000 profughi (il 30% della popolazione). Un genocidio paragonabile solo a quello di Stalin che il 23 febbraio 1944 fece deportare nello spazio di una notte tutta la popolazione della Cecenia nelle Repubbliche dell’Asia Centrale (anche in quel caso 200.000 morti). Il lungo reportage del Comitato Cecenia getta ora un po’ di luce su questi avvenimenti e sulle vere cause del conflitto, dalle motivazioni religiose dei fondamentalisti islamici al controllo dei ricchi giacimenti petroliferi. Ma è soprattutto l’oleodotto che attraversa il suo territorio (l’oleodotto Baku-Grozny-Novorossijsk) a fare della Cecenia una posta in gioco fondamentale della ridistribuzione geopolitica delle ricchezze petrolifere del mar Caspio. A ciò si deve aggiungere l’insopprimibile amore per la libertà del popolo ceceno, che ha fatto scrivere a Solzenicyn nell’Arcipelago Gulag: "È una nazione sulla quale la psicologia di sottomissione non ha avuto effetto; i ribelli non sono individui isolati, ma la nazione intera. Questi sono i Ceceni".
Comitato Cecenia, Cecenia. Nella morsa dell’impero, Guerini e associati.