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Cecenia: lettera aperta al Ministro tedesco degli Affari Esteri, Joschka Fischer
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All'attenzione di Joschka Fischer
Ministro degli Affari Esteri
della Repubblica Federale Tedesca
Bruxelles, 4 febbraio 2004
Egregio Signor Ministro,
il giornale italiano “La Repubblica” ha ospitato, martedì scorso in prima pagina, una sintesi dell’intervento da Lei tenuto alla conferenza internazionale della Fondazione Heinrich Boll.
Devo, innanzitutto, dirle che concordo pienamente con le sue riflessioni sul rinascente antisemitismo e sulla delicata situazione in cui si trova lo Stato di Israele. Ma è sul titolo che il quotidiano ha scelto per il suo intervento che mi permetto di attirare la sua attenzione oggi: “Ho visto le immagini dell’Olocausto in atto”. Senza dubbio un bel titolo, che si riferisce alle foto dei campi di sterminio nazisti scattate dagli aerei di ricognizione alleati nel 1944. Queste foto hanno suscitato orrore il lei e nella maggior parte di coloro che le hanno viste.
Ebbene, mentre le scrivo, altri aerei da ricognizione o, cosa più adatta ai nostri tempi, dei satelliti, potrebbero scattare - o, più esattamente, hanno già scattato - numerose foto così terrificanti, orribili; foto, per esempio, di Grozny e delle immense rovine della capitale cecena.
Questi satelliti potrebbero poi spostare i loro obiettivi per riprendere i campi di “filtraggio” (dopo il concentramento, ecco il filtraggio) dove le truppe di occupazione russe decidono chi, fra i civili arrestati, deve morire o chi può ancora aspettare che arrivi un riscatto per salvarlo… Poi il teleobiettivo potrebbe spostarsi in Inguscezia per riprendere le enormi distese delle tendopoli dove vivono o, meglio, sopravvivono decine di migliaia di rifugiati ceceni. Però bisognerebbe sbrigarsi, poiché questi stessi campi di sopravvivenza sono ancora troppo belli e quindi smantellati per spingere i loro abitanti a tornare, non si sa dove, in Cecenia.
E pertanto questi crimini, queste violenze, questi massacri, questo genocidio del popolo ceceno - che altra parola dovremmo utilizzare per qualificare il martirio di un popolo il cui 20% della popolazione è stato ucciso in meno di 10 anni? - avviene senza testimoni o senza che i rari testimoni ne possano parlare, senza foto e senza immagini o senza che le rare foto e immagini possano essere viste. I Governi dei Paesi dell’Unione Europea sanno ma voltano la testa da un’altra parte, mentre la maggior parte dei cittadini non sa perché non può vedere "le immagini dell’Olocausto in atto”.
Che fare? Per quel che mi riguarda ho intrapreso il 18 gennaio uno sciopero della fame per chiedere alle istituzioni dell’Unione Europea di affrontare finalmente con determinazione, dal punto di vista politico e umanitario, quanto sta avvenendo, da dieci anni, in Cecenia; per chiedere che l'Europa dedichi il 23 febbraio al “Giorno della Memoria” del popolo ceceno, che commemori il sessantesimo anniversario della deportazione del popolo ceceno in Asia ordinata da Stalin, nel corso della quale 170.000 persone, un terzo della popolazione cecena di allora, morì di freddo, di fame, di malattia, di colpi d'artiglieria.
Signor Ministro, in passato lei ha preso posizioni coraggiose, a volte molto difficili, come, per esempio, quando si trattava di affermare il diritto all’intervento per fermare lo sterminio in corso in Kosovo. Ricordo molto bene, ai tempi dell’intervento NATO, il trattamento che alcuni oppositori riservarono alle sue posizioni al Congresso dei Grünen! E oggi la giustezza di quella posizione fa parte del patrimonio di tutti, compresi quelli che le lanciarono dei pomodori!
Sul modello di quello che fu fatto per il Kosovo, su iniziativa del Ministro ceceno degli Affari Esteri, Ilyas Akhmadov, il Governo del Presidente ceceno, Aslan Maskhadov, ha lanciato la scorsa primavera un nuovo Piano di Pace che prevede un'Amministrazione Provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia.
Questo "piano di pace anti-terrorista", come l'ha definito il filosofo André Glucksmann, è di già sostenuto da decine di personalità internazionali, 145 deputati europei, decine di deputati nazionali, più di 15.000 cittadini. Nutro la speranza che possa essere studiato da lei e sottoposto all'attenzione dei suoi colleghi ministri degli Affari Esteri dei 25. Di più, nutro la speranza che lei e i suoi colleghi vogliate stabilire, sulla base dell'Articolo 14 § 3 del Trattato dell'Unione, una lista delle personalità cecene che possano risiedere e circolare liberamente sull'insieme del territorio dell'Unione, alfine di poter promuovere questo piano di pace e mettere così un termine alle manovre ostruzionistiche delle autorità russe.
Restando naturalmente a sua disposizione per ogni altra informazione che giudicherà utile e con la speranza di una sua risposta, la prego di gradire, Signor Ministro, i miei più cordiali saluti.
Con amicizia,
Olivier Dupuis
Ministro degli Affari Esteri
della Repubblica Federale Tedesca
Bruxelles, 4 febbraio 2004
Egregio Signor Ministro,
il giornale italiano “La Repubblica” ha ospitato, martedì scorso in prima pagina, una sintesi dell’intervento da Lei tenuto alla conferenza internazionale della Fondazione Heinrich Boll.
Devo, innanzitutto, dirle che concordo pienamente con le sue riflessioni sul rinascente antisemitismo e sulla delicata situazione in cui si trova lo Stato di Israele. Ma è sul titolo che il quotidiano ha scelto per il suo intervento che mi permetto di attirare la sua attenzione oggi: “Ho visto le immagini dell’Olocausto in atto”. Senza dubbio un bel titolo, che si riferisce alle foto dei campi di sterminio nazisti scattate dagli aerei di ricognizione alleati nel 1944. Queste foto hanno suscitato orrore il lei e nella maggior parte di coloro che le hanno viste.
Ebbene, mentre le scrivo, altri aerei da ricognizione o, cosa più adatta ai nostri tempi, dei satelliti, potrebbero scattare - o, più esattamente, hanno già scattato - numerose foto così terrificanti, orribili; foto, per esempio, di Grozny e delle immense rovine della capitale cecena.
Questi satelliti potrebbero poi spostare i loro obiettivi per riprendere i campi di “filtraggio” (dopo il concentramento, ecco il filtraggio) dove le truppe di occupazione russe decidono chi, fra i civili arrestati, deve morire o chi può ancora aspettare che arrivi un riscatto per salvarlo… Poi il teleobiettivo potrebbe spostarsi in Inguscezia per riprendere le enormi distese delle tendopoli dove vivono o, meglio, sopravvivono decine di migliaia di rifugiati ceceni. Però bisognerebbe sbrigarsi, poiché questi stessi campi di sopravvivenza sono ancora troppo belli e quindi smantellati per spingere i loro abitanti a tornare, non si sa dove, in Cecenia.
E pertanto questi crimini, queste violenze, questi massacri, questo genocidio del popolo ceceno - che altra parola dovremmo utilizzare per qualificare il martirio di un popolo il cui 20% della popolazione è stato ucciso in meno di 10 anni? - avviene senza testimoni o senza che i rari testimoni ne possano parlare, senza foto e senza immagini o senza che le rare foto e immagini possano essere viste. I Governi dei Paesi dell’Unione Europea sanno ma voltano la testa da un’altra parte, mentre la maggior parte dei cittadini non sa perché non può vedere "le immagini dell’Olocausto in atto”.
Che fare? Per quel che mi riguarda ho intrapreso il 18 gennaio uno sciopero della fame per chiedere alle istituzioni dell’Unione Europea di affrontare finalmente con determinazione, dal punto di vista politico e umanitario, quanto sta avvenendo, da dieci anni, in Cecenia; per chiedere che l'Europa dedichi il 23 febbraio al “Giorno della Memoria” del popolo ceceno, che commemori il sessantesimo anniversario della deportazione del popolo ceceno in Asia ordinata da Stalin, nel corso della quale 170.000 persone, un terzo della popolazione cecena di allora, morì di freddo, di fame, di malattia, di colpi d'artiglieria.
Signor Ministro, in passato lei ha preso posizioni coraggiose, a volte molto difficili, come, per esempio, quando si trattava di affermare il diritto all’intervento per fermare lo sterminio in corso in Kosovo. Ricordo molto bene, ai tempi dell’intervento NATO, il trattamento che alcuni oppositori riservarono alle sue posizioni al Congresso dei Grünen! E oggi la giustezza di quella posizione fa parte del patrimonio di tutti, compresi quelli che le lanciarono dei pomodori!
Sul modello di quello che fu fatto per il Kosovo, su iniziativa del Ministro ceceno degli Affari Esteri, Ilyas Akhmadov, il Governo del Presidente ceceno, Aslan Maskhadov, ha lanciato la scorsa primavera un nuovo Piano di Pace che prevede un'Amministrazione Provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia.
Questo "piano di pace anti-terrorista", come l'ha definito il filosofo André Glucksmann, è di già sostenuto da decine di personalità internazionali, 145 deputati europei, decine di deputati nazionali, più di 15.000 cittadini. Nutro la speranza che possa essere studiato da lei e sottoposto all'attenzione dei suoi colleghi ministri degli Affari Esteri dei 25. Di più, nutro la speranza che lei e i suoi colleghi vogliate stabilire, sulla base dell'Articolo 14 § 3 del Trattato dell'Unione, una lista delle personalità cecene che possano risiedere e circolare liberamente sull'insieme del territorio dell'Unione, alfine di poter promuovere questo piano di pace e mettere così un termine alle manovre ostruzionistiche delle autorità russe.
Restando naturalmente a sua disposizione per ogni altra informazione che giudicherà utile e con la speranza di una sua risposta, la prego di gradire, Signor Ministro, i miei più cordiali saluti.
Con amicizia,
Olivier Dupuis
Iscritti e contribuenti 2013
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| Marco B. Merano | 20 € |
| Davide B. Prato | 50 € |
| Giuseppe P. Grottammare | 50 € |
| Maurizio T. Roma | 1.000 € |
| Rosa A. Firenze | 590 € |
| Giuliano G. Sondrio | 590 € |
| Sergio Pasquale R. Cremona | 500 € |
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