Caro Pannella io ti voto Ma tu non devi uccidere Vesce

Renato Farina
Libero

La lettera è tersa. Di solito Pannella, che è un sostenitore dell'esperanto, scrive in disperanto: un intrico di riccioli d'oro e limature d'unghia. Stavolta no. E’ tremendo e limpido. C'è un amico, Emilio Vesce, che giace in casa, su un letto, coma irreversibile, encefalogramma piatto. Ma è vivo (se questa è vita). Respira (spirito viene da questa parola). Viene nutrito con una sonda. Sta così da novembre dopo un infarto. La moglie e il figlio se lo sono portati in casa, lo guardano, e pensano sarebbe più umana la chiara, semplice, trasparente, livida morte che non questo limbo il quale non dà modo neanche di celebrare il lutto.
Ha scritto di recente Luigi Pintor, in un libro bellissimo, che elaborare il lutto vuol dire dimenticare. Abbiamo bisogno di dimenticare le "atroci sofferenze" (Pannella) degli altri, ci pesano troppo. Questo spegnersi a poco a poco implica una morte senza dignità? Non (...)
Caro Pannella io ti voto. Ma tu...
(...) sono esperto di estetica della morte. Giovanni Drogo si aggiustò il colletto per ricevere la Signora. Ma non credo conti questo, pesa di più l'amore che si ha intorno. Ma quest'uomo non muore. Agita il petto, senza pensieri (forse). Non c'è una spina da staccare. Bisogna proprio procedere. E così Marco Pannella è pronto a uccidere. Per dare pace all'amico e ai suoi familiari. Così la morte sarebbe umana? Non uccidere non bisogna uccidere.
Luigi Manconi prima e Francesco Merlo dopo, hanno scritto due bellissimi articoli su quest'uso del corpo che i radicali fanno nelle loro lotte politiche. Non i corpi in generale, ma questi loro corpi. I militanti usano questo corpo come una lama per tagliare le funi che ci tengono prigionieri del Potere. Ragionava così Pasolini.
Mi permetto di dire no, stavolta no. Sotto elezioni no. Coi malati, coi moribondi no. Non si fa. Amo Pannella. Mi ricorda che la vita è un caso serio, e che la politica riguarda le questioni decisive del significato. Lo Stato non può in nessun modo impedire la tensione alla felicità, il desiderio infinito che l 'uomo è: questo è ciò che io vedo in Pannella. Passo per cattolico. Non ho bisogno di essere favorevole all'aborto e all'uso degli embrioni soprannumerari per sentirmi suo amico. Sono furibondamente e razionalissimamente contrario a quelle pratiche e all'ideologia dell'attimo fuggente che le sostiene. Pannella deride giudizi come il mio e dice che la Chiesa ha cambiato idea su questi temi, e che prima era favorevole. Non mi intendo come lui di teologie e codici canonici. Se è per quello era favorevole alle crociate e all'inquisizione. poi è migliorata. Resto delle mie idee senza essere servo dei preti o di Buttiglione. Ma qui non voglio discutere se sia giusta o no l'eutanasia. Non è questo. Mi immagino la pena di quelle persone che amano Vesce, l'incertezza dei medici. La possibilità remotissima di un risveglio, che la scienza esclude, ma la scienza sa così poco.
Sono d'accordo che si usino i corpi. Si usa tutto per vincere, per far trionfare gli ideali. Ma non accetto il sillogismo emotivo che Pannella e la Bonino scientemente usano, fosse pure pagando di persona, per far tacere le ragioni altrui. Non è detto che usare embrioni che hanno qualcosa di umano e di unico) salvi Luca Coscioni. Però ecco Coscioni malato e mostrato al mondo in vista delle elezioni puntando sulla commozione. Ecco Emilio Vesce, con quella pena resa nota a pochi giorni dal voto. Sono casi pietosi a orologeria.Come c'è stata e c'è la giustizia con il cuci! incorporato.
Ora faccio questa proposta al mio amato-odiato Pannella. Caro Marco sono in vantaggio: do i soldi dell'iscrizione al partito radicale, tu l'otto per mille non credo lo dia alla Chiesa. Guardia, se non uccidi Vesce però ti voto. Uso anch'io il mio corpo flaccido e poco digiunante. Il mio corpo è il voto. Ci credo a queste cose. Hai vinto. Ti voto. Spero che altri al proporzionale votino la tua lista. Ma lascia stare i malati. Voglio che tu vada in Parlamento. Le uniche cose interessanti sono quelle che riguardano la coscienza. E tu sai imporle. Ma ricorda che non sei Dio. non puoi pretendere di dar la salvezza uccidendo: prima Ciampi, adesso Vesce. Mi viene in mente una frase di Ibsen: "Non usate la parola straniera "ideali". Abbiamo nella nostra lingua l'eccellente termine "bugie"". Come dicono gli avvocati di provincia: 10 ricordo a me stesso. Ma 10 dico un po' anche a te, Marco.