BONINO: "L'EUROPA AIUTI LA TURCHIA"

Sonia Oranges
Il Riformista

Ogni volta che l`Europa mostra lentezze, tentennamenti, o addirittura minaccia ripensamenti , la Turchia subisce contraccolpi. Ne è convinta la vicepresidente del Senato Emma Bonino: «Fare un collegamento diretto tra un attentato dinamitardo e il negoziato di adesione è certamente azzardato, ma viceversa non vedere alcun nesso, come nel caso della bomba fatta scoppiare domenica alla vigilia della riunione della corte costituzionale che deve deliberare sulla messa al bando del partito islamico Akp del premier Erdogan, sarebbe però da miopi. Prima laTurchia riesce ad ancorarsi all`Europa, a guardare verso occidente, a consolidare una democrazia basata sullo stato di diritto,prima uscirà dalla zona di confine nella quale è oggi relegata. Sull`entrata o meno della Turchia non ci sono gli occhi puntati solamente degli europei ma anche del mondo islamico, sia della componente riformatrice che magari scommette sull`adesione della Turchia per imprimere una svolta anche ai casa propria, sia di quella che spera in un fallimento del negoziato, in nome di una politica del tanto peggio, tanto meglio».

Chi sono i "nemici" della Turchia?
Oltre a quelli all`interno della stessa Turchia, e per limitarsi all`Unione europea, purtroppo il fronte è molto ampio. Si va da Sarkozy, che asserisce che la Turchia appartiene all`Asia minore, come se l`Unione europea fosse un progetto geografico e non un progetto politico che vede nell`allargamento della democrazia uno dei suoi fattori fondanti, a Cipro - paese piccolo ma che in Consiglio pesa quanto uno grande per il noto problema della divisione dell`isola, alla Germania che ha assorbito le prime ondate di immigrazione turca ed è contraria all`idea che il mercato interno possa inglobare anche l`immensa popolazione turca che è di circa 72 milioni, e in genere a tutta una serie di ambienti politici e culturali ostili all`ingresso di un grande paese musulmano.

Quali sarebbero i "costi" per l`Europa di non avere la Turchia tra i suoi membri?
Anzitutto, alzerebbe una nuova cortina di ferro tra sé e un intero mondo, quello di fede musulmana, dimostrando una sua - nuova - natura di società non inclusiva e intollerante e contribuendo così a restringere l`orizzonte di libertà e democrazia nell`area mediterranea in una fase in cui l`Unione per il Mediterraneo, appena lanciata a Parigi, viene osannata come iniziativa finalmente innovativa perché coinvolge la sponda sud. Questo è l`argomento che mi sta più a cuore ma potrei evocare anche quello economico, visto il valore aggiunto, non soltanto in termini di forza lavoro, che laTurchia porterebbe con sé, basti pensare al ruolo chiave che svolge per il transito dei rifornimenti energetici.Tral`altro, noi non possiamo che invidiare la crescita economica della Turchia, il suo processo di riforme e il livello di apertura dei suoi mercati. Ricordo, peraltro, che la Turchia è trai principali partner commerciali dell`Italia.

Akp partito islamico o Riformatore?
L`Akp, pur con tutte le sue contraddizioni e la sua innegabile impronta confessionale, è il partito che ha puntato il tutto per tutto sull`Europa e su alcune coraggiose riforme adottate dal 2002 in poi. E' evidente che una sua messa al bando oggi bloccherebbe qualsiasi velleità d`integrazione europea. Dietro il processo alla presunta islamizzazione della società turca da parte dell`Akp vi sono, infatti, le forti pulsioni nazionaliste di un retaggio kemalista che vede nell`esercito il suo più forte baluardo, fino alla minaccia costante del tintinnio di sciabole.

Come leggere gli ultimi attentati a Istanbul?
Mi sembra che la riunione della corte costituzionale e l`imminente rinnovo dei vertici militari possano, purtroppo, non esserne estranei. E che l`obiettivo possa essere, magari, quello di andare a elezioni anticipate con un Akp messo fuori legge o per lo meno pesantemente menomato.

Frattini ha ribadito l`appoggio italiano all`ingresso di Ankara nell`Ue.Tanto basta?
La dichiarazione di Frattini è coerente e in continuità con la posizione dei governi italiani che si sono susseguiti, e che è sempre stata molto chiara. Ma la nostra voce rischia di essere sempre più isolata se il processo di adesione rimane così lento, così tortuoso, sempre rimesso in discussione. E quello che ho sempre temuto, vale a dire un`Europa che non ha l`audacia di dire no, né la forza di dire sì, ma che riesce solamente a balbettare la cosa peggiore: un «sì, ma» ripetuto all`infinito.