BONINO E PRODINO

Bia Sarasini
Il Foglio

Possibile che l'Unione non sappia andare oltre un burocratico 30 per cento di donne al governo?



E’ importante che ci sia Emma Bonino tra i leader dell’Unione. Avere una donna su tre tra i ministri del governo – ha detto alla prima riunione post voto del centrosinistra – non basta a dare un segnale di cambiamento, qualcuno dirà che parlo pro domo mea, ma del resto chi si oppone parla pro domo sua. Il 50 per cento di donne sì che sarebbe un segnale, i simboli contano, ha concluso. Insomma, una leader autorevole al posto giusto, cioè dove si decide. 
Tanto più ora che nel delineare il cammino dell’Italia divisa la politica relega in secondo piano tutto ciò che non appare pertinente al potere. Come se, nel ragionare sull’elezione del presidente della Repubblica o della Camera e del Senato, pensare a una donna non sia fare politica. Mi stupisce che solo nelle “estreme” del centrosinistra si prenda in considerazione un’idea del genere. Quasi che al riformismo tocchi di pagare pegno a un realismo preventivo che non permette di pensare obiettivi che mettano scompiglio nello stato delle cose. In fondo la promessa di Berlusconi di una vicepremier ha fatto discutere. E’ possibile che il centrosinistra non sappia fare niente di meglio che pensare a un burocratico 30 per cento? Se il tema della presenza femminile in politica si è imposto nella fine della scorsa legislatura come un punto di notevole importanza simbolica, oltre che di concreta politica, la strada per un nuovo governo di centrosinistra che voglia far sognare, andare oltre le condizioni difficili in cui dovrà operare, non può essere altro che un generoso rilancio. 
Nella settimana precedente alle elezioni mi è capitato di ascoltare cassiere di una coop che discutevano dell’abolizione dell’Ici. Mi conviene, dicevano, quasi quasi li voto. E su un treno romano di pendolari, tra visi stanchi di colf e impiegati, si parlava di elezioni con distanza e cautela, come se si avesse timore a dire per chi si sarebbe votato. Piccoli episodi che fanno pensare. In un paese in cui la maggior parte delle case sono di proprietà è evidente che detassare tocca nel vivo non della tasca proprietaria, ma di progetti di vita. Non è solo per via degli equilibri dell’alleanza che l’Unione non fa sognare. D’altro canto gli avversari, che ne vedono solo la noia, che idea si fanno degli elettori di sinistra? Antipatici sgobboni, irriducibili snob supponenti ancor più che pericolosi sovvertitori? Non è anche questa un’idea falsa, fondamentalmente inutile? Insomma, queste elezioni difficili sono un’opportunità per una politica che metta sottosopra i vertici, che cambi priorità e certezze.