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Bonino: «Una sciocchezza». Non perde l’abituale franchezza ...
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MILANO - «Una sciocchezza». Non perde l’abituale franchezza Emma Bonino, che ormai da due anni vive stabilmente in Egitto. Al Cairo era arrivata nel 2000, per seguire il processo a Nawal el Saadawi, la più famosa femminista egiziana. Anche da laggiù - mentre parla è in una pausa dei lavori della delegazione europea, tra la diga di Assuan e la frontiera del Sudan - l’eurodeputata radicale si appassiona rapidamente ai temi della politica italiana e spiega senza mezzi termini che la proposta di attribuire per legge una quota alle donne «è una vera sciocchezza».
Perché?
«Innanzitutto perché non sarebbe un provvedimento liberale. Certe cose non si impongono per legge. E poi non credo che le donne siano una specie in via di estinzione, che deve essere protetta con una normativa apposita».
La politica delle quote rientra in qualche modo nelle «affermative action», le azioni positive per combattere le discriminazioni.
«Certo, lo so, andiamo verso una società multietnica e dobbiamo fare qualche cosa per equilibrare la rappresentanza. Ma non è così che possiamo proteggerci. Altrimenti, di questo passo, dovremmo decidere una quota obbligatoria per tutto, per ogni minoranza e per ogni settore della società. Per i parlamentari come per i direttori di giornali».
Altrove le quote sembrano funzionare
«Capisco che possa decidere un provvedimento simile il Marocco, come fase d’avvio di un processo e comunque come provvedimento transitorio. Non mi piace neanche per il Marocco, ma lo posso capire. Per la società italiana proprio no».
Il problema rimane, però
«Il problema è vero e complesso, ma la risposta che viene data è sbagliata. Il fulcro vero è la gestione del potere che passa attraverso la struttura dei partiti».
Cioè?
«Dico che mi sembra più interessante andare a indagare nella struttura dei partiti e vedere quante donne ci sono. Perché poi, alla fine, sono loro che fanno le liste con i candidati».
I partiti sono maschilisti?
«Basta fare due conti e guardare la storia recente. Ricordo tre segretari di partito donne: Adelaide Aglietta, nei primi anni ’80, io nei primi anni ’90 e più tardi Grazia Francescato per i Verdi. Non conosco altri partiti che abbiano avuto segretari o presidenti donne».
Aglietta, Francescato e Bonino. Non proprio esperienze recentissime.
«Appunto».
Dunque, qual è la strada da seguire?
«L’iniziativa dovrebbe essere politica, assunta dai partiti e dalla società. Noi, come partito radicale, lo facemmo già nel ’76, quando presentammo tutti capilista donne. Alla fine furono elette due donne e due uomini. Ma si trattava di un’iniziativa politica, non di una legge».
Dunque è d’accordo con Fassino che si è impegnato a candidare il 50 per cento di donne per le Europee?
«Sì. A patto che non sia un’operazione di facciata. Il rischio è che le donne vadano a finire negli ultimi posti. E, considerando che non abbiamo liste bloccate, il risultato elettorale è prevedibile».
Ma il problema è solo politico?
«Ovviamente no. Ci sono mille possibili risvolti sociali da indagare. Ci si potrebbe chiedere, per esempio, perché le donne non votano donna e qualche volta anche a ragione. Certo è che l’iniziativa del governo è un po’ quick fix, come direbbero gli americani, cioè una cosa fatta un po’ di fretta per risolvere di corsa il problema. Ma nel modo sbagliato».
Perché?
«Innanzitutto perché non sarebbe un provvedimento liberale. Certe cose non si impongono per legge. E poi non credo che le donne siano una specie in via di estinzione, che deve essere protetta con una normativa apposita».
La politica delle quote rientra in qualche modo nelle «affermative action», le azioni positive per combattere le discriminazioni.
«Certo, lo so, andiamo verso una società multietnica e dobbiamo fare qualche cosa per equilibrare la rappresentanza. Ma non è così che possiamo proteggerci. Altrimenti, di questo passo, dovremmo decidere una quota obbligatoria per tutto, per ogni minoranza e per ogni settore della società. Per i parlamentari come per i direttori di giornali».
Altrove le quote sembrano funzionare
«Capisco che possa decidere un provvedimento simile il Marocco, come fase d’avvio di un processo e comunque come provvedimento transitorio. Non mi piace neanche per il Marocco, ma lo posso capire. Per la società italiana proprio no».
Il problema rimane, però
«Il problema è vero e complesso, ma la risposta che viene data è sbagliata. Il fulcro vero è la gestione del potere che passa attraverso la struttura dei partiti».
Cioè?
«Dico che mi sembra più interessante andare a indagare nella struttura dei partiti e vedere quante donne ci sono. Perché poi, alla fine, sono loro che fanno le liste con i candidati».
I partiti sono maschilisti?
«Basta fare due conti e guardare la storia recente. Ricordo tre segretari di partito donne: Adelaide Aglietta, nei primi anni ’80, io nei primi anni ’90 e più tardi Grazia Francescato per i Verdi. Non conosco altri partiti che abbiano avuto segretari o presidenti donne».
Aglietta, Francescato e Bonino. Non proprio esperienze recentissime.
«Appunto».
Dunque, qual è la strada da seguire?
«L’iniziativa dovrebbe essere politica, assunta dai partiti e dalla società. Noi, come partito radicale, lo facemmo già nel ’76, quando presentammo tutti capilista donne. Alla fine furono elette due donne e due uomini. Ma si trattava di un’iniziativa politica, non di una legge».
Dunque è d’accordo con Fassino che si è impegnato a candidare il 50 per cento di donne per le Europee?
«Sì. A patto che non sia un’operazione di facciata. Il rischio è che le donne vadano a finire negli ultimi posti. E, considerando che non abbiamo liste bloccate, il risultato elettorale è prevedibile».
Ma il problema è solo politico?
«Ovviamente no. Ci sono mille possibili risvolti sociali da indagare. Ci si potrebbe chiedere, per esempio, perché le donne non votano donna e qualche volta anche a ragione. Certo è che l’iniziativa del governo è un po’ quick fix, come direbbero gli americani, cioè una cosa fatta un po’ di fretta per risolvere di corsa il problema. Ma nel modo sbagliato».
Iscritti e contribuenti 2013
| Giuseppe R. Roma | 590 € |
| Salvatore P. Capistrello | 200 € |
| Giancarlo B. Torino | 30 € |
| Marco B. Merano | 20 € |
| Davide B. Prato | 50 € |
| Giuseppe P. Grottammare | 50 € |
| Maurizio T. Roma | 1.000 € |
| Rosa A. Firenze | 590 € |
| Giuliano G. Sondrio | 590 € |
| Sergio Pasquale R. Cremona | 500 € |
| Totale | 326.746 € |
Iscrizioni e contributi (online) 2013
Rassegna stampa
23/06/2010
Notizie Radicali
Matteo Mecacci
Riflessione sulla politica estera del Partito Democratico a partire da una discussione parlamentare sulla situazione dei diritti umani a Cuba
Documenti
30/05/2010
Birmania Cambogia Italia Laos Vietnam
Consiglio Generale del PRNtt: Risoluzione approvata sull’Asia Sud Orientale
16/06/2008
Interrogazioni (PE) Italia
PE. Interrogazione scritta, Legge provinciale Alto Adige e radici cristiane
17/03/2004
Interrogazioni (PE) Italia
INTERROGAZIONE SCRITTA P-0928/04
di Maurizio Turco (NI) alla Commissione
radioradicale.it
2013-05-21 10:01:56 Sedute 24ª e 25ª (XVII legislatura) 2013-05-19 17:00:00 Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella
2013-05-16 10:33:17 Seduta 17ª (XVII legislatura)
2013-05-16 09:59:57 Seduta 23ª (XVII legislatura)
2013-05-15 16:35:35 Seduta 22ª (XVII legislatura) 










