Biram Dah Abeid è stato condannato a un anno di reclusione


Biram Dah Abeid, leader del movimento anti-schiavista in Mauritania e dirigente del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito, è stato condannato ieri da un tribunale di Nouakchott a un anno di reclusione (di cui 6 mesi senza condizionale) oltre al pagamento di un’ammenda. La stessa condanna è stata inflitta ad altri due compagni di Biram, mentre altri tre militanti sono stati condannati a 6 mesi con la condizionale e sono già stati rilasciati. La pubblica accusa aveva chiesto per tutti una condanna a tre anni di carcere.

Biram e i due suoi compagni dovranno dunque scontare effettivamente 6 mesi in carcere, per i fatti che risalgono al 13 dicembre scorso, quando una manifestazione organizzata per denunciare la riduzione in schiavitù di due bambine fu duramente repressa e dispersa dalla polizia. Il presidente dell’IRA (Iniziativa di rinascita del movimento abolizionista, contro la schiavitù) fu seriamente ferito alla testa e alle gambe e incarcerato, suscitando indignazione e proteste nel Paese e nella comunità internazionale. Manifestazioni per chiedere la liberazione degli arrestati, organizzate dalla diaspora mauritana, si sono svolte a Parigi e a Stoccolma. In Italia interrogazioni urgenti al ministro degli Esteri sono state presentate alla Camera e al Senato dai parlamentari radicali.

A seguito di questi fatti, una delegazione del Partito Radicale, composta da Marco Pannella e dai parlamentari italiani Marco Perduca e Matteo Mecacci si è recata dal 20 al 24 dicembre in Mauritania, incontrando fra gli altri il Ministro degli esteri mauritano, signora Naha Mint Mouknass, e vistando lo stesso Biram in carcere.

La difesa legale di Biram Dah Abeid ha annunciato l’intenzione di presentare appello contro la sentenza di condanna.