Belgrado e Pristina in attesa della decisione della Corte Internazionale di Giustizia sulla legalità dell’indipendenza
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L’Ue starebbe offrendo alla Serbia di scrivere insieme un testo di risoluzione che verrebbe presentata all’Assemblea generale dell’Onu dopo il parere della Corte internazionale di giustizia sulla legittimita’ dell’indipendenza del Kosovo. Secondo il quotidiano serbo ‘Blic’ l’offerta sarebbe stata inviata venerdi’ scorso da Bruxelles attraverso un alto funzionario del Governo serbo e sarebbe stato rilevato che si tratta “dell’ultima offerta” alla Serbia. Belgrado, secondo queste informazioni, ci dovrebbe rispondere “al massimo entro giovedi’, prima che la CIG dell’Aja presentasse ufficialmente il suo parere”. L’Ue avrebbe offerto alla Serbia di cosponsorizzare questa risoluzione e grazie all’aiuto degli Stati Uniti dovrebbe essere una specie di negoziatore nei colloqui con il Kosovo. La fonte di Blic afferma che il problema per Belgrado e’ che non c’e’ nessuna garanzia per la prospettiva europea della Serbia e che non si sa che cosa si propone di scrivere nella risoluzione. Stesso messaggio sarebbe stato trasmesso anche al ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic durante il suo incontro con l’alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Cathrine Ashton.
Il ministero degli esteri della Serbia, sempre secondo le stesse infomazioni, afferma di non essere contrario alla proposta a patto che nel testo della risoluzione si “menzionino i colloqui sullo status” e che i colloqui si devono svolgere “nella cornice della Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite”. Un’altra richiesta da parte di Belgrado sarebbe che non ci siano nuovi riconoscimenti dell’indipendenza del Kosovo.
Il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic continua invece ad impegnarsi fortemente affinche’ venga accolta la richiesta serba di riaprire i negoziati sullo status del Kosovo e ha annunciato che in agosto, quando la Russia presiedera’ al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, si svolgera’ una riunione dedicata al Kosovo. “Tutti gli sguardi sono rivolti all’Aja. Rispetto a tutto quello che ci arriva, abbiamo ragioni per essere ottimisti, ma dobbiamo essere altrettanto consapevoli che la vittoria all’Aja e’ solo un passo nel cammino che abbiamo intrapreso” ha detto Jeremic. Secondo i media serbi, era incerto fino all’ultimo momento quanto sia fedele il sostegno russo alla Serbia poiche’ a causa della propria situazione relativa alla Georgia, la Russia non condivide la posizione serba relativa alla divisione del Kosovo.
C’e’ da sottolineare che durante il dibattito alla CiG dell’Aja durato dal 1 all’11 dicembre 2009, 14 paesi, insieme al governo di Pristina, hanno valutato che l’autoproclamata indipendenza del Kosovo e’ legittima, mentre 12 stati, insieme alla Serbia hanno affermato che la dichiarazione di indipendenza viola il diritto internazionale. I 14 stati a favore sono: Albania, Germania, Arabia Saudita, Austria, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Stati Uniti, Finlanda, Francia, Giordania, Norvegia, Olanda e Gran Bretagna. I 12 stati contrari sono invece: Argentina, Azarbajdzan, Bielorussia, Bolivia, Brasile, Cina, Cipro, Spagna, Russia, Romania, Venezuela e Vietnam. I favorevoli affermano che il diritto internazionale e la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza non vietano esplicitamente la secessione, e che il principio della tutela dell’integrita’ territoriale vale per le relazioni tra gli stati e non per le relazioni tra le entita’ all’interno dello Stato.
Il diritto del popolo kosovaro all’autodeterminazione e alla secessione dalla Serbia, secondo il parere degli stati che lo hanno riconosciuto e’ basato sul fatto – stabilito nei documenti dell’Onu e nelle sentenze del Tribunale dell’Aja – che le autorita’ di Belgrado per anni avevano attuato sistematicamente la repressione che e’ culminata poi nella campagnia di cacciamento degli albanesi kosovari nel 1999. A questa parte della popolazione sono stati negati diritti umani e civili nonche’ il diritto “all’autodeterminazione interna” con un largo autogovernamento. Gli stati che avevano sostenuto la dichiarazione kosovara hanno congiuntamente stabilito che l’indipendenza del Kosovo e’ stata la conseguenza e non la causa dell’insucesso del processo negoziale per stabilire lo status della regione e “l’unica soluzione sostenibile”.
Dall’altra parte, i paesi che avevano valutato la dichiarazione di indipendenza come illegittima, sono stati unanimi nella valutazione che si tratta di violazione del principio della salvaguardia dell’integrita’ territoriale e sovranita’ che e’ “la pietra migliare” dell’ordinamento giuridico internazionale. La Risoluzione 1244 garantiva l’unita’ della Repubblica socialista della Jugoslavia, vale a dire della Serbia e afferma che il futuro status del Kosovo deve essere stabilito dall’accordo tra Belgrado e Pristina con l’approvazione da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu. La posizione dei paesi che si appellano alla risoluzione 1244, tra cui anche la Serbia, e' che il Consiglio di sicurezza dell'Onu non ha stabilito che sono stati terminati i negoziati, che non ha proclamato l'indipendenza del Kosovo e per questo ritiengono che il processo politico per stabilire lo status e' ancora in corso e che la dichiarazione unilaterale dell'indipendenza e' contro legge.
La grave violazione dei diritti umani e civili degli albanesi durante gli anni novanta – che nessun stato, nemmeno la Serbia, non avevano negato – non possono essere la base e la giustificazione per il diritto alla secessione nel 2008 quando la Serbia aveva offerto agli albanesi «l'autodeterminazione interna» e un autogoverno attraverso il piu' alto livello di autonomia.
In questi giorni, il presidente della Serbia Boris Tadic ha riconfermato fermamente che il Kosovo per la Serbia resta la regione meridionale che non e' stata mai e non sara' mai membro delle Nazioni Unite. Tadic ha aggiunto che la Serbia si impegna per l'accordo e per il compromesso relativo alla soluzione dello status del Kosovo ma che questo «accordo non e' possibile se una parte riceve tutto, mentre l'altra perde tutto». Tadic ha detto che Belgrado ne' sotto condizionamenti ne' attraverso ricatti non accettera' direttamente o indirettamente il riconoscimento dell'indipendenza della regione e che dopo il parere consultativo della CIG iniziera' davanti ai forum internazionali il proseguimento dei colloqui sulla questione dello status. Il presidente della Serbia ha precisato che Belgrado si aspetta astensione ma anche sostegno alla posizione che la soluzione del problema Kosovo sia trovata attraverso il dialogo e compromesso e ha ribadito che Belgrado si augura che i paesi della regione non appoggeranno nessun atto di secessione etnicamente motivata, cosi' come la Serbia appoggia l'integrita' territoriale della BiH e l'esistenza di due entita' all'interno di questo paese.
E in occasione dei due giorni della prima visita ufficiale del presidente croato Ivo Josipovic in Serbia, una visita deifinita dal suo ospitante e collega serbo Boris Tadic come storica, il capo dello stato croato non ha voluto, prima della sentenza della CIG, parlare di quello che sara' l'atteggiamento della Croazia verso le eventuali iniziative della Serbia all'Onu: «la Croazia ha riconosciuto il Kosovo ma non abbiamo ambizioni a negoziare sulla soluzione di questa questione» ha detto Josipovic.
Il presidente del Partito liberal-democratico serbo Cedomir Jovanovic, in effetti l'unico sostenitore del diritto di Pristina alla secessione, ha chiesto una riunione straordinaria del parlamento serbo alla quale si discuterebbe la strategia dopo la decisione o meglio dopo la sentenza della CIG. Secondo Jovanovic, adesso e' il momento giusto per definire pubblicamente la politica che la Serbia condurra' dopo la decisione della CIG. Il leader liberal-democratico ha aggiunto che bisogna decidere come evitare che l'interpretazione di questo parere diventi un alibi per rinviare le riforme indispensabili e bloccare cosi' il processo dell'integrazione europea della Serbia. Jovanovic ha valutato che la sessione sul Kosovo in Parlamento e' importante per i serbi in Kosovo e per gli altri cittadini della Serbia poiche' senza un tale dibattito si potrebbe facilmente scivolare in una nuova «kosovizzazione della politica». Jovanovic ha rilevato che la decisione della CIG e' la piu' grande sfida politica interna ed internazionale per la Serbia in quest'anno che potrebbe definire permanentemente il futuro politico ed economico del Paese e della regione. Ma la maggioranza governativa nel Parlamento serbo ritiene che non c'e' bisogno di nessuna sessione speciale sul tema Kosovo ovvero sulla decisione della CIG. Come spiegazione si afferma che il governo della Serbia non cambiera' in nessun modo la politica verso il Kosovo. Ma l'opposizione ha una opinione del tutto contraria. Oltre ai liberaldemocratici di Cedo Jovanovic, che chiedono un dibattito in parlamento per motivi diversi, anche gli ultranazionalisti radicali avrebbero preferito una sessione parlamentare sul tema Kosovo prima della decisione della Corte mentre per quanto riguarda il DSS – il Partito democratico della Sarbia di Vojislav Kostunica il dibattito e' necessario a seguito della sentenza. Tutti concordano comunque che dopo due anni, il parlamento deve discutere del Kosovo.
«Il parere della CIG sul Kosovo e' atteso con grande interesse non soltanto a Belgrado ma anche nel mondo, perche' nel caso che la Corte decidesse di appoggiare giuridicamente l'indipendenza unilaterale di Pristina, sarebbe un precedente pericoloso che sicuramente provocherebbe una reazione a catena sul pianeta» afferma l'agenzia di stampa serba Tanjug e aggiunge che oggi nel mondo esistono almeno 96 movimenti separatisti che con meno o maggior forza lottano per l'indipendenza. «Sono certo che la CIG rispettera' il diritto internazionale. Non posso immaginare che la Corte esprimera' una opinione contrastante peche' la diretta conseguenza di una tale decisione sarebbero una quarantina di stati nuovi nel mondo» ha avvertito settimana scorsa il presidente serbo Boris Tadic. In vista della decisione dell'Aja, gli analisti serbi avvertono che nel caso di un riconoscimento giuridico dello stato kosovaro, rivivrebbero movimenti separatisti, anche quelli che negli ultimi anni si erano calmati. In questo senso si ricorda che nel mondo esistono una ventina di governi che operano in esilio, mentre una decina di territori, maggiormente sotto condizioni sospettose, avevano proclamato l'indipendenza. Ma questi stati non sono membri dell'Onu poiche' non sono stati riconosciuti da un sufficente numero di paesi. Il parere positivo, vale a dire a favore della legittimita' dell'indipendenza del Kosovo, affermano molti analisti, aprirebbe il vaso di Pandora con conseguenze innimaginabili, nonostante il fatto che diversi paesi occidentali sostengono che il caso Kosovo non sarebbe un precedente bensi' un caso a se.
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
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| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
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