"AUTOSTRADE, L'ITALIA HA VIOLATO LE NORME"




Per Bruxelles il governo non aveva i poteri per bloccare la fusione. Adesso Roma ha 15 giorni per replicare. La Kroes contro lo stop al matrimonio con Abertis. Di Pietro: risponda Prodi.


BRUXELLES - Una volta di più, l'Antitrust europeo non ci sta e insiste che la fusione di Autostrade con la spagnola Abertis s'ha da fare. Ieri la Commissione europea ha accolto la proposta di Neelie Kroes, responsabile per la concorrenza, di concedere altri 15 giorni di tempo al governo italiano affinché esprima il suo parere sulla bocciatura delle misure che impediscono la concentrazione Abertis-Autostrade. «Se le autorità italiane ci convincono che i loro provvedimenti sono compatibili con la nostra competenza esclusiva in materia di fusioni, noi non procederemo ulteriormente» ha fatto sapere l'eurocommissaria olandese. Ma l"'apertura" della Kroes, sotto forma di «una nuova valutazione preliminare sull'operato dell' Italia», risponde solo ad esigenze di natura tattica. In realtà, gli esperti dell' Antilrust hanno buone ragioni per ritenere che il nostro Paese abbia violato l'art. 21 del regolamento Ue sulle fusioni, in particolare «a causa della mancata autorizzazione al trasferimento della concessione autostradale nell'ambito del nuovo soggeto derivante dalla prevista concentrazione tra Albertis e Autostrade».
Sempre ieri Emma Bonino si è recata dalla Kroes per cercare un compromesso ma, al termine del colloquio, ha solo espresso l'auspicio che «i 15 giorni vengano utilizzati bene e che ci sia l'archiviazione». Da parte sua, Anlonio Di Pietro ha riacceso la polemica, sostenendo che le scelte della Ue «non incideranno in alcun modo su una fusione che non c'è stata» ed appellandosi alle responsabilità di Romano Prodi. «E'ora che sulle richieste formulate da Bruxelles si esprima il presidente del Consiglio».
Nella "spiega" Neelie Kroes denuncia «i presunti criteri di interesse pubblico» avaniati dalle autorità italiane «in modo non suflicientemenie chiaro», le misure statali che hanno contribuito a bloccare, o a pregiudicare seriamente, la fusione e sottolinea che, omettendo di notificarle alla Commissione, il governo ha violalo sia l'obbligo di notifica, che quello di non modificare la situazione esistente previsti dall'art. 21 del regolamento europeo sulle concentrazioni. E non è tutto, perché le misure in questione «sono incompatibili con il principio della certezza del diritto e sembrano determinare, sulla base delle informazioni disponibili, una restrizione ingiustificata della libera circolazione dei capilali e della libertà di stabilimento».