Affaire Dutroux: non credo alla Spectre dei pedofili. di Paolo Mieli

Paolo Mieli
Corriere della Sera

Ho trovato molto interessante l'intervista sul Corriere al figlio di Marc Dutroux, l'uomo definito dai media «mostro di Marcinelle». Nelle parole del giovane Frédéric c'è tutto l'orrore di un ragazzino il quale da dieci anni a questa parte ha dovuto convivere con l'idea che il padre sia stato un brutale seviziatore di bambine. Né mi sembra che la pur comprensibile ricerca di attenuanti in una mai dimostrata follia del genitore all'epoca dei fatti, induca il ragazzo a qualche forma di comprensione nei confronti di quegli episodi di sangue. Ho notato però con preoccupazione l'assenza di un cenno qualsiasi ai potenti che agirono alle spalle di Dutroux...

Liana Vaschetti, Torino



Cara signora Vaschetti, ho letto - come lei - con interesse l'intervista a Frédéric Dutroux pubblicata dal Corriere e seguo con grande attenzione le cronache di Giuseppe Sarcina dal processo al «mostro» che si svolge davanti alla Corte d'assise di Arlon, cittadina nel cuore delle Ardenne. Per stare all'ultima riga della sua lettera (quella relativa ai «potenti»), anch'io fui molto turbato, nell'ottobre del 1996, quando trecentomila belgi sfilarono vestiti di bianco nelle strade di Bruxelles per protestare contro le «complicità di Stato» di cui avrebbe approfittato quel pedofilo accusato - ricordiamolo - di aver rapito e violentato sei bambine per poi ucciderne quattro. Complicità di Stato? Su che si basa questa supposizione che da otto anni induce i media attenti a questo caso a dare quasi per certo che all'ombra di Dutroux agissero degli «eccellenti» e che il giudice Jacques Langlois nel corso delle sue indagini non abbia «voluto» scoprirli? Su poco o niente. Dutroux ebbe probabilmente dei complici tra cui l'imprenditore Michel Nihoul, ma fin qui non c'è nulla di particolarmente anomalo. Nel suo rifugio furono rinvenute impronte e tracce di altri individui, e anche di questo non c'è da stupirsi. Una vicina di casa aveva denunciato Dutroux perché di notte faceva buche in giardino con una scavatrice e un ispettore di polizia le suggerì di lasciar perdere. Un giudice fu accusato di aver depistato le indagini e contemporaneamente un settimanale sostenne che quel magistrato aveva pagato una quindicenne chiedendole di vestirsi da bambina e indossando lui stesso abiti da adolescente. Ci fu qualche altro intoppo dell'inchiesta; c'è la chiamata di correo dello stesso Dutroux nei confronti di due non identificati gendarmi che lo avrebbero favorito; c'è un racconto non circostanziato di Nihoul che avrebbe frequentato club equivoci in cui - a suo dire - incontrò «vip, magistrati e ministri». Ma le vittime di Dutroux sopravvissute allo stupro non ricordano niente di questi eccellentissimi...
È sufficiente tutto ciò per poter dire che a proteggere Dutroux si è mossa una potente macchina che aveva «ramificazioni in alto, molto in alto»? Diciamolo con chiarezza: assolutamente no; almeno fino a questo momento non c'è neanche un consistente indizio che avvalori questa tesi. Eppure essa è data per certa su buona parte dei media europei, come accade, del resto, ogni volta che questo genere di maniaci omicidi finisce sulle pagine dei giornali: dal mostro di Firenze che si accaniva su coppie di adulti ai pedofili presi di mira dal pm Alfredo Ormanni o da don Fortunato Di Noto, non si dà un caso in cui non venga fuori una congiura ordita da eminenti personalità per mettere tutto a tacere. Sempre. Possibile che questi bruti a Torre Annunziata, ad Arlon, a Scandicci abbiano costantemente alle spalle un'entità misteriosa per conto della quale hanno commesso i loro crimini e che in seguito li protegge? Non sarà che si applica anche a questi orribili delitti il noto schema dietrologico per il quale esiste un altrove abitato dai cattivi che orchestra e tiene assieme le cose più atroci che accadono su questa terra? Per quel che mi riguarda io, fino a prova (prova) contraria, mi rifiuto di credere all'esistenza di una Spectre dei sadici e della pedofilia.

Paolo Mieli