55°Sotto-Commissione ONU sulla Promozione e Protezione deii Diritti dell’Uomo Ginevra, 30 luglio 2003

Punto 2: la violazione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, compresa la politica di discriminazione e segregazione razziale in tutti i paesi

Intervento del Partito Radicale Transnazionale

Presentato da Vanida Thephsouvanh

Signor Presidente,

mi chiamo Vanida Thephsouvanh e parlo a nome del Partito Radicale Transnazionale.
Nella Repubblica Democratica Popolare Lao (RDPL), la negazione della libertà di espressione, di manifestazione, di stampa, gli arresti arbitrari, le torture, le persecuzioni delle minoranze etniche, la repressione delle minoranze religiose, l’assenza di imparzialità e di equità del potere giudiziario restano le principali preoccupazioni del Partito Radicale Transnazionale.

Gli ultimi rapporti di Amnesty International, della Commissione Americana per la Libertà religiosa nel mondo (US Commission on International Religious Freedom, USCIRF), o del Dipartimento di Stato americano e di Report Senza Frontiere descrivono con obiettività e puntualità la situazione molto preoccupante delle libertà e dei diritti fondamentali in Laos.

Membro dell’ONU, avendo ratificato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la Repubblica Democratica Popolare Lao a anche firmato il Patto Internazionale Relativo ai Diritti Civili e Politici così come quello sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, e ugualmente la Convenzione Internazionale sulla Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione Razziale, ma nessun rapporto è stato presentato dal Laos alla Commissione dal 1984. Nonostatnte gli articoli 29, 30 31 della sua Costituzione garantiscano i diritti fondamentali dei laotiani, nonostante i diversi strumenti internazionali ai quali ha aderito e che deve applicare, la RDP Lao continua a violare i diritti civili, sociali e politici dei cittadini.

In questo regime totalitario dove il Partito unico, al potere da ben 28 anni, controlla con mano ferrea i media, qualsiasi opposizione è proibita. Tutto ciò che costituisce un ostacolo per il Partito unico è considerato come una grave minaccia contro la sicurezza nazionale e passibile di pena potendo raggiungere 25 anni di prigione. Gli articoli 59 e 66 del Codice Penale sono ampiamente utilizzati per giustificare gli arresti arbitrari contro i democratici, dei difensori dei diritti dell’uomo, delle minoranze religiose, delle minoranze etniche e degli oppositori al Partito unico.

Secondo il Ministero dell’Informazione e della Cultura, un progetto di legge in preparazione chiederà ai media di “rispettare la politica del Partito” e gli articoli “contrari agli interessi del governo” saranno banditi. In giungo 2003, due giornalisti europei sono stati arrestati nel Nord del Laos mentre effettuavano un reportage sull’etnia Hmong. I loro strumenti di lavoro sono stati confiscati, sono stati condannati tre settimane più tardi a 15 anni di prigione dopo due ore e mezzo di una parvenza di processo e finalmente espulsi dal paese il 9 luglio 2003 dopo forti pressioni della comunità internazionale.

In Laos, qualsiasi appello e iniziativa pacifica per la libertà ed il rispetto dei diritti dell’uomo – lettere aperte, manifestazioni pacifiche – sono sistematicamente sanzionate con arresti, imprigionamenti o sparizioni.

Il Partito Radicale Transnazionale rimane estremamente preoccupato della sorte dei cinque leader della manifestazione pacifica studentesca per i diritti dell’uomo del 26 ottobre 1999, arrestati e spariti da allora. Secondo il rapporto del Dipartimento di Stato Americano sulle violazioni dei diritti dell’uomo in Laos, pubblicato nel marzo 2003, queste 5 persone sono state condannate a “20 anni di prigione” allora da un “processo a porte chiuse”. Le autorità della RDP Lao non hanno cessato di rendere delle dichiarazioni contradditorie, negando in questi due anni la stessa esistenza di questa manifestazione e l’arresto di queste cinque persone, in seguito affermando il 13 giugno 2002 a Starsburgo, durante un incontro interparlamentare al Parlamento europeo che queste “cinque persone…rappresentanti degli studenti che manifestavano all’epoca, erano stati arrestati nell’ottobre 1999…”. Per dichiarare, in seguito, di nuovo quest’anno che non c’era stata nessuna manifestazione, né studenti, ma solo “ disturbatori dell’ordine sociale”. Contraddizioni che non fanno che accrescere le nostre inquietudini, poiché nulla prova che queste cinque persone sono ancora viveo se sono tutte ancora vive.

Due alti funzionari del regime marciscono all’incirca da 13 anni in un campo del Nord del Laos, in condizioni disumane, per aver indirizzato una lettera aperta al Presidente della RDPL chiedendo riforme democratiche. Il terzo, privato da cure mediche, è morto nel 1998. Noi ricordiamo che il 29 maggio 2002, l’UNESCO ha lanciato un appello pubblico al governo della RDP Lao affinché uno dei due prigionieri, Latsami KHAMPHOUI, sia liberato a “titolo umanitario”, appello semipro senza risposta.

Le testimonianze dei vecchi prigionieri laotiani o stranieri, senza eccezione, parlano di arresti arbitrari, torture, trattamenti inumani e degradanti, di corruzione sistematica, rilevando la non applicazione della procedura giudiziaria legale.

Nelle prigioni laotiane, le persone sono detenute più di un anno, o più di dieci anni, senza processo, spesso ignorando la ragione del loro arresto. Centinaia di prigionieri politici, sono in prigione, senza processo, dopo molti anni.

Numerosi detenuti stranieri: europei, africani, americani, cinesi, thailandesi, indiani, sri lankesi, senza soldi, non possono contattare le loro Ambasciate. Così, in una prigione di Vientiane, un thailandese, marcisce da 19 anni, senza processo, senza aver avuto la possibilità di informare la sua famiglia e la sua Ambasciata.

In Laos, da due anni, le repressioni delle minoranze religiose si sono intensificate. Nel marzo 2003, il rapporto del Dipartimento di Stato americano sulle libertà religiose indicavano il Laos come un “paese particolarmente preoccupante” – “a Country of Particular Concern”.
La pratica del cristianesimo e delle religioni altra dal buddismo, è difficile, rischiosa, e troppo spesso impossibile. E’ proibito distribuire documenti religiosi, altri dai documenti buddisti approvati dal governo. Coloro che lo fanno sono arrestati e condannati per “incitazione ai disordini sociali e alla sicurezza nazionale”. Nonostante le dichiarazioni rassicuranti delle autorità laotiane, il decreto 92, del luglio 2002 del Primo Ministro, lontano dal liberalizzare le pratiche religiose – nondimeno garantite nella Costituzione – non ha fatto che rafforzare i poteri delle autorità locali nelle loro azioni contro i cristiani.
A titolo di esempi, nel dicembre 2002, 38 cristiani nella provincia di Savannakhet (sud) sono stati arrestati per aver celebrato il Natale. Il 13 febbraio 2003, in un villaggio della provincia d’Attapeu, nel sud del Laos, 31 cristiani sono stati banditi dal loro villaggio per non aver accettato di rinunciare alla loro fede. Il 30 aprile 2003, in un villaggio della provincia di Savannakhet, 14 cristiani sono stati espulsi dalla canonica della loro parrochhia per aver continuato a praticare la loro religione. Circa 200 chiese sono state distrutte o chiuse con la forza dalle autorità nel corso di questi due ultimi anni.

Quando il governo non arriva ad inquadrare le minoranze religiose come lo fa con il clero buddista, sceglie deliberatamente di lasciare che le autorità locali reprimano queste minoranze religiose.

Come per caso, queste minoranze religiose sono principalmente – anche – minoranze etniche. Come per caso, queste minoranze etniche – ferocemente anti regime dittatoriale sono – anche- della minoranza Hmong.

I hmong, abitanti delle montagne, sono costantemente aggrediti. Nella Zona Speciale di Saysomboune, villaggi di Hmong sono bruciati, attaccati e sterminati poco a poco dalle autorità di Stato. forti di più di 7.000 persone in origine, la comunità Hmong in questo settore non sarà più di 2.000 secondo un giornalista del magazine Times Asia apparso nell’aprile 2003, di cui il racconto è confermato dai due giornalisti europei arrestati in Laos ne giugno 2003. Questi giornalisti hanno visto in questa enclave uomini scheletrici, donne e bambini terrificati, vivendo di raccolta di frutti e radici e non aspirando che a vivere in pace e in libertà.

Signor Presidente,
viste queste estorsioni gravi e ripetute, il Partito Radicale Transnazionale
-invita la Sotto-Commissione ad inviare d’urgenza una missione in Laos per osservare ed indagare sul posto sulla situazione in questo paese e a chiedere alla RDP Lao di aprire il Laos alle organizzazioni non governative per i diritti dell’uomo,
-invita la Sotto-Commissione a chiedere alla RDPL di liberare i cinque leader degli studenti del “Movimento del 26 ottobre 1999”,
-chiede alla Sotto-Commissione di intervenire presso il governo del Laos a favore della comunità Hmong di Saysomboune per pervenire rapidamente ad una soluzione equa e permanente della loro sopravvivenza nella pace e nel rispetto della dignità umana,
-chiede alla Sotto-Commissione di intervenire presso il governo del Laos perché sia definitivamente fermata qualsiasi repressione contro le minoranze religiose,
-chiede alla Sotto-Commissione di adottare delle misure urgenti per indurre le autorità della RDP Lao a modificare la sua legislazione ed applicazione al fine di renderla conforme alle Convenzioni internazionali,
-chiede alla Sotto-Commissione di prendere delle disposizioni appropriate per indurre la RDP Lao a rispettare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che ha ratificato così come le altre Convenzioni internazionali che ha firmato.

Grazie Signora Presidente