39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito. La Mozione generale approvata


MOZIONE GENERALE

Il 39.mo Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, riunito a Chianciano dal 17 al 20 febbraio 2011

constata

che gli obiettivi del Manifesto-Appello proposti esattamente trent'anni fa dal Partito - oggi anche ufficialmente Transnazionale, Transpartito e Nonviolento – accolti e sottoscritti da oltre 140 Premi Nobel, animano tutt'ora le effettive e drammatiche urgenze storiche del mondo contemporaneo;

ribadisce

la drammatica attualità di quanto affermato dai Nobel firmatari nel 1981:

Occorre ribellarsi contro il falso realismo che induce a rassegnarsi come a una fatalità a quel che invece appartiene alla responsabilità della politica e al ‘disordine stabilito’. Occorre realisticamente lottare perché il possibile sia realizzato e non consumato, forse per sempre.

Se i potenti della terra sono responsabili, essi non sono gli unici. Se gli inermi non si rassegneranno a essere inerti, se dichiareranno sempre più numerosi di non obbedire ad altra legge che a quella, fondamentale, dei diritti degli uomini e delle genti, che è in primo luogo Diritto, e diritto alla vita; se gli inermi andranno organizzandosi usando le loro poche ma durature armi - quelle della democrazia politica e le grandi azioni nonviolente "gandhiane'' prefiggendosi e imponendo scelte ed obiettivi di volta in volta limitati ed adeguati; se questo accadesse, sarebbe certo, così come oggi è certamente possibile, che il nostro tempo non sia quello della catastrofe.

Se i mezzi di informazione, se i potenti che hanno voluto onorarci per i riconoscimenti dei quali siamo stati insigniti, vorranno ascoltare e far ascoltare anche in questa occasione la nostra voce e l'opera nostra e di quanti in queste settimane stanno operando nel mondo nella stessa direzione, se le donne e gli uomini, se le genti sapranno, se saranno informati, noi non dubitiamo che il futuro potrà essere diverso da quello che incombe e sembra segnato per tutti e nel mondo intero. Ma solo in questo caso. Occorre subito scegliere, agire, creare”;

rileva

che il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito ha operato nelle direzioni che aveva indicato e sugli obiettivi che si era dato, e si trova oggi a riscontrare, in modo forse più completo e sicuro, che le indicazioni politiche di quel Manifesto non sono state seguite; che questo stesso fatto propone e impone alla prima sessione del Congresso e al Partito responsabilità e obiettivi ancora una volta di estrema ambizione e di sospetta irragionevolezza;

conferma

quegli obiettivi e li ripropone al Partito, con la volontà di approfondirne e ampliarne i contenuti per rafforzare e rilanciare questo duraturo progetto; torna quindi a fare proprio e ripropone integralmente come parte di questa mozione il proprio Statuto e il suo preambolo, il Manifesto di Ventotene e il documento di convocazione della prima sessione del 39.mo congresso;

prende atto

con preoccupazione che, nove anni dopo il Congresso di Tirana, il progetto centrale di allora, la creazione di una Organizzazione Mondiale “della” e “delle” Democrazie, seppur sempre più necessario, ha registrato e seguita a registrare un angoscioso arretramento, anche culturale e ideale oltre che istituzionale e politico;

rivolge

quindi a tutti i militanti e partecipanti un invito a procedere immediatamente alla diffusione di questa conoscenza e consapevolezza, volte innanzitutto al rafforzamento immediato dell’ azione e delle funzione del Partito, in considerazione da una parte dell’esplosione delle rivolte democratiche - che appaiono contrapposte alla cecità e alla rinuncia di Democrazie sempre più “reali” - e da un’altra parte, per la prima volta, della rivendicazione di larghe masse popolari non di eliminare o letteralmente assassinare il “nemico” americano o israeliano, bensì di pretendere il rispetto della legalità democratica: legalità innanzitutto di diritto internazionale, dunque teoricamente e anche giuridicamente superiore rispetto a quello degli Stati nazionali;

si appella

alla ragionevolezza dei massimi responsabili della politica mondiale, affinché prendano atto della incontenibile richiesta di democrazia che emerge ormai ovunque, e della indiscutibile priorità dei diritti umani universali - contro l’antistorica e pericolosa illusione del perpetuarsi, fosse pure in veste democratica, degli Stati e degli ordinamenti nazionali, ormai strutturalmente incapaci di garantire non solo democrazia ma neppure progresso e benessere, secondo quanto profeticamente previsto già nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel Manifesto di Ventotene;

ribadisce

la sua condanna per la patente e ormai sistematica illegalità internazionale, conseguente al mancato rispetto e alla disapplicazione delle Carte fondative dell’Onu e dell’Unione europea, mentre è ormai in atto un gravissimo processo di riduzione a “democrazia reale” di quel mondo che venne a lungo riconosciuto come “mondo libero”;

denuncia

inoltre l’irresponsabile e illegittimo comportamento della comunità internazionale nei confronti degli Stati e delle situazioni anche formalmente riconosciute come non-democratiche e non conformi allo Stato di diritto.

Il rischio del progressivo burocratizzarsi anche delle giurisdizioni sovranazionali e internazionali, spesso di fatto ignorate e inutilizzate, è causa prima del deteriorarsi della stessa legalità internazionale e della conseguente violazione o negazione dei diritti umani. Torna d’attualità il solenne monito che Winston Churchill rivolse agli Stati democratici nel 1946, quando affermò: “La Società delle Nazioni non è fallita per la sconfitta dei suoi princìpi, è fallita perché quei princìpi sono stati disattesi da quegli stessi Stati che l’avevano fondata. È fallita perché i governi dell’epoca hanno avuto paura di affrontare la realtà e di agire in tempo utile. Questo disastro non deve ripetersi”.

La rivolta che, con metodi e caratteristiche sostanzialmente nonviolenti, è improvvisamente esplosa dal Nord Africa al mondo arabo-mediorientale fino all’Iran, ha rivelato ovunque, contro le dittature e i regimi autoritari di quei paesi, una richiesta di democrazia e di diritti umani, che un diffuso e pervicace pregiudizio riteneva incompatibili con il mondo arabo-islamico. L’Europa e l’occidente democratico, che hanno sostenuto per decenni quei regimi per ragioni di realpolitik e di una malintesa "stabilità", sono stati ora colti di sorpresa e si mostrano incapaci di corrispondere a queste richieste, mentre la straordinaria opportunità di un cambiamento democratico rimane esposta a nuovi rischi di derive fondamentaliste e totalitarie. Pertanto il Congresso

ribadisce

l’urgente necessità della creazione di una Patria Europea e di una Patria “kantianamente” globale, anche attraverso la risorsa dell'ordinamento internazionale, che già annovera ben 23 sedi di giurisdizione da attivare, anche teoricamente, come fonte legislativa che si contrappone alle illegalità dell'Europa e dell'Onu;

riafferma

che soltanto l'accertamento formale e la sanzione delle responsabilità che hanno portato alla guerra in Iraq potrebbe riscattare davanti alle opinioni pubbliche mondiali la forza di attrazione del metodo democratico e dello Stato di diritto. In questo senso, è doveroso sottolineare che recentemente, quasi simultaneamente, personalità assai diverse fra loro come Colin Powell e Donald Rumsfeld hanno sollecitato un'inchiesta sulle cause e modalità della guerra in Iraq. Sembrerebbe dunque finalmente potersi compiere ai massimi livelli di responsabilità - o anche di complicità - la ricerca sulla verità sulla decisione di far scoppiare quella guerra, per impedire che si compisse l’azione politico-diplomatica di convincimento e attuazione dell’obiettivo dell'esilio di Saddam Hussein. Si vanno riscontrando infatti nuovi eventi, come la sostanziale richiesta di messa sotto processo delle massime autorità inglesi e statunitensi. Così l'ex Segretario di Stato americano Colin Powell chiede l’accertamento delle responsabilità delle agenzie di “intelligence” civili e militari (CIA e DIA) per avere imposto all’opinione pubblica la storica menzogna di una accertata esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq, al fine di provocare e giustificare la guerra, proprio nel momento in cui Hans Blix, El Baradei e i loro osservatori Onu accertavano e informavano Londra e Washington dell'improvvisa totale collaborazione irachena alle loro ricerche. Così nelle sue memorie Donald Rumsfeld ha accusato il Presidente Bush di aver ordinato l'uso di torture contro presunti terroristi: accuse per le quali alcune prestigiose organizzazioni per i diritti umani – come Amnesty International - hanno potuto ipotizzare e sollecitato l’emissione di mandati di cattura contro lo stesso Bush per violazioni della Convenzione sulla tortura, da parte di quei paesi che l’hanno ratificata. Per scongiurare questa eventualità Bush avrebbe ora rinviato o annullato un viaggio in Svizzera. Infine, come emerso da testimonianze pubbliche non smentite dei massimi responsabili amministrativi dei Ministeri della Difesa, come il Direttore generale John Day e quello dell'ufficio del Premier, Gus O'Donnell - oltre che dalla sottosegretaria USA Ellen Tauscher che per prima aveva reso nota questa situazione - a Londra potrebbe venir comprovato che la Commissione Chilcot d'inchiesta sulla guerra in Iraq sarebbe ufficialmente condizionata dal Governo britannico a non ricercare le ragioni e le modalità effettive della guerra scatenata il 20 marzo 2003.

Se in America e in Inghilterra la ricerca della verità avanza, è giunta l'ora che anche in Italia, malgrado destra e sinistra di regime siano anche su questo convergenti e contrarie, venga promossa una Commissione di inchiesta sul conflitto iracheno.

Il Congresso inoltre

fa propria

la proposta del movimento culturale liberale "Società Libera" di organizzare contemporaneamente in varie città europee, per il prossimo mese di ottobre, la quarta edizione della “Marcia internazionale per la libertà”, dedicata in particolare ai popoli iraniano, uighuro, birmano e tibetano, marcia alla quale il partito si impegna a contribuire ad assicurare il massimo possibile di successo e partecipazione, nella prospettiva di aggregare idee, forze e persone utili e necessarie anche per la costruzione e diffusione transnazionale del Partito stesso, ovunque nel mondo;

saluta

la presenza al congresso e la diretta testimonianza di protagonisti egiziani, tunisini e provenienti dalle varie nazionalità dell'Iran e dell'Iraq, nonché della Cina e del Vietnam, che nel corso degli anni hanno pagato duramente, con l’esilio e il carcere, la loro attiva lotta democratica. Si è in tal modo mostrato quanto una decennale partecipazione e adesione al Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito di chi anche in tal modo lotta per l'affermazione dei diritti umani fondamentali, possa contribuire a una crescita di consapevolezza e al consolidamento della volontà politica comune, quali base e condizione per il rafforzamento del Partito della nonviolenza radicale. In particolare

accoglie

con gioia la presenza a Chianciano di Biram Dah Abeid, militante dei diritti umani, dirigente radicale e leader della movimento antischiavista in Mauritania, scarcerato proprio alla vigilia del congresso dalle prigioni di Nouakchott dove era stato rinchiuso per la sua lotta contro lo schiavismo e la discriminazione; dà atto al governo mauritano di avere in tal modo espresso un primo, esplicito segnale di volontà di applicazione della legge antischiavista mauritana;

ricorda

con cordoglio e commozione il compagno David Kato Kisule, iscritto all’Associazione radicale Certi Diritti, che dopo avere preannunciato la sua partecipazione è stato barbaramente assassinato in Uganda, dove si batteva coraggiosamente in particolare per i diritti delle persone omosessuali; solo una morte brutale e violenta, denunciata con proteste anche ufficiali del Parlamento Europeo e in molti paesi, ha impedito a David di unirsi a Chianciano con i suoi compagni radicali transnazionali, che lo ricorderanno con dolore, con orgoglio e per sempre;

ringrazia

tutti coloro che - superando pur rilevanti impegni e ostacoli personali, professionali e politici - hanno deciso di partecipare alle assise per l’intera durata dei lavori e hanno assicurato con la loro presenza il successo politico e la forza spirituale di questo incontro; ringrazia gli esponenti e militanti delle organizzazioni democratiche, liberali, federaliste e nonviolente di circa 30 nazioni che hanno deciso di iscriversi al Partito nel corso del congresso stesso (1); rivolge infine un ringraziamento speciale a Radio Radicale che ha trasmesso integralmente, in diretta e su internet, l’intera sessione congressuale, consentendo così a migliaia di persone di ascoltare e valutare appieno il significato, la qualità e la quantità dei quattro giorni di dibattito. Il Congresso

dà mandato

agli organi dirigenti di convocare una seconda sessione entro il mese di novembre 2011 per mobilitare, nel frattempo, chi è già impegnato nella ricerca della verità sulla guerra in Iraq e tutte le forze interne alle rivolte popolari e democratiche; a questo scopo invita gli iscritti, i militanti e i simpatizzanti a sollecitare ovunque l’iscrizione al Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito: come dimostra anche la realtà politica degradata e partitocratica al Parlamento europeo e in Italia, la lotta per i diritti umani, la libertà e la democrazia, può essere garantita solo grazie al contributo decisivo degli iscritti e dei militanti;

autorizza

la presidenza del Senato del Partito al riassestamento formale del presente testo.

  1. Il Congresso sottolinea l’importanza dei contributi e delle nuove iscrizioni raccolte a Chianciano da parte di esponenti e rappresentanti di istituzioni, di organizzazioni nonché delle componenti democratiche, liberali, federaliste e nonviolente di Albania, Azerbaijan, Balucistan occidentale, Burkina Faso, Cabinda, Cambogia, Croazia, Egitto, Soutern Cameroons, Cina, Croazia, East Turkistan, Islanda Kurdistan iracheno, Kyrgystan, Laos, Mali, Mauritania, Nigeria, Ogaden, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Senegal, Sierra Leone, Sindh, Tibet, Uganda, Vietnam.

Per l'adozione del bilancio, “la prima sessione del 39.mo Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito riunita a Chianciano Terme dal 17 al 20 febbraio 2011 approva la relazione del rappresentante legale e il bilancio 2006-2010, corredata della relativa relazione dei revisori dei conti”.