39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito. La Mozione generale approvata


DI SEGUITO IL TESTO DELLA MOZIONE GENERALE APPROVATA A LARGHISSIMA MAGGIORANZA DAL 39° CONGRESSO DEL PARTITO RADICALE NONVIOLENTO TRASNAZIONALE E TRANSPARTITO.

RISOLUZIONE GENERALE

 
 
Il 39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, riunito a Roma dall’8 all’11 dicembre 2011 
 
saluta
 
la straordinaria partecipazione di congressisti, fra i quali esponenti politici, parlamentari e membri di governi, militanti dei diritti umani e della democrazia provenienti da oltre 40 Paesi del mondo, che in gran parte hanno scelto di iscriversi al partito considerandolo un organismo politico all’interno del quale lavorare per realizzare speranze e obiettivi di lotta nonviolenta;
 
rileva
 
che il Partito Radicale, a oltre vent’anni dalla sua evoluzione in partito transnazionale e transpartito per affrontare le sfide globali che emergono con sempre più drammatica attualità, è ancora l’unico soggetto politico al quale tutti nel mondo possono iscriversi, con il solo vincolo dell’esercizio della piena loro libertà di coscienza civile;
che il rispetto dei diritti umani, della democrazia, dello stato di diritto e del principio di legalità, proclamati dal diritto internazionale, resta obiettivo ancora da conquistare sia nel mondo cosiddetto ‘in via di sviluppo’ che nei Paesi economicamente più sviluppati;
che questo è comprovato anche dalle crescenti difficoltà della proposta politica, avanzata dal partito nel congresso di Tirana nel 2002, della creazione di un’organizzazione mondiale “della” e “delle” Democrazie;
che la violazione dei principi costituzionali e delle libertà fondamentali avviene in modo sempre più frequente anche nei Paesi che da più tempo si reggono con strutture formalmente democratiche;
che dunque la degenerazione della democrazia in ‘democrazia reale’, attraverso la violazione costante ormai pluridecennale del principio di legalità e lo svuotamento delle istituzioni, manifesta una patologia mortale dell’ideale democratico;
che questo fenomeno è eclatante in Italia, dove il partito ha scelto di impegnarsi a fondo nel corso degli ultimi anni affinché il Paese possa tornare a potersi definire uno stato di diritto, democratico;
che la situazione di illegalità dello Stato rispetto all’amministrazione della giustizia e in generale alle condizioni delle carceri è un fenomeno che non riguarda solo l’Italia ma che, come analizzato nella relazione presentata al congresso da Ristretti Orizzonti e illustrato dalle testimonianze di numerosi partecipanti, riguarda tutto il mondo, dove le persone detenute sono oltre dieci milioni e il diritto alla giustizia viene violato gravemente;
 
individua
 
nell’amnistia uno strumento prezioso in grado da un lato di riportare in Italia lo Stato al rispetto della legalità e, dall’altro, di realizzare la condizione per una riforma strutturale del sistema giudiziario, in un paese in cui ci sono circa 10 milioni tra procedimenti civili e penali pendenti;
 
conferma
 
la necessità del rafforzamento laddove esistenti, e della creazione dove non siano ancora previste, di giurisdizioni internazionali che siano capaci di attuare il rispetto dei diritti umani, civili e politici ormai storicamente acquisiti come ‘naturali’ laddove gli Stati nazionali non siano in grado di farlo;
 
rileva
 
che la crisi dell’Europa è innanzitutto istituzionale e politica e, solo come conseguenza di questo, è anche crisi economica e finanziaria;
che gli obiettivi individuati in modo profetico nel 1941 nel Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi per gli Stati Uniti d’Europa restano l’unica risposta possibile per contrastare l’evoluzione pseudo-tecnocratica ed economicistica dell’Europa e per garantire effettivamente l’esercizio dei diritti individuali di tutti;
che la prospettiva politica federalista è l’unica adeguata per affrontare le sfide che riguardano non solo l’Europa ma tutto il mondo, a partire dalla necessaria e urgente integrazione della regione euro-mediterranea, del continente africano, di quello asiatico e di quello americano;
 
rileva con grande soddisfazione
 
che tanti esponenti di minoranze politiche, etniche o religiose intervenuti al congresso hanno maturato l’evoluzione della loro lotta da posizioni di ricerca di indipendenze nazionali a quelle autonomiste-federaliste, avendo come obiettivo non il garantire privilegi a una minoranza ma il conquistare diritti per tutti;
 
considera
 
che l'Europa e i popoli dell'Africa, dell’Asia e del Medio Oriente sono stati eternamente legati dal commercio, dalla guerra e dal colonialismo. Ora che quei popoli nel Mediterraneo meridionale si sono mossi in cerca della dignità, della giustizia e della democrazia, l'Europa ha l’obbligo di sostenerli, dopo aver a lungo sostenuto i regimi autoritari che hanno oppresso per decenni quella regione, e a questo fine ritiene che l'Europa debba sospendere aiuti, commercio e riconoscimenti formali nei confronti di quei regimi non eletti che non rispettino la clausola democratica prevista dagli accordi di cooperazione;
 
denuncia
 
il rischio che le rivolte che hanno interessato la regione del Medio Oriente e del Nord Africa nel 2011 non raggiungano gli obiettivi di libertà e democrazia e che possano essere bloccate o dirottate da forze reazionarie, da nuovi radicalismi islamisti o dall'esercito;
 
afferma
 
che dopo l’approvazione nel 2007 della storica Risoluzione ONU per la moratoria universale delle esecuzioni, ottenuta dopo 15 anni di iniziative politiche e istituzionali e di lotte nonviolente del Partito Radicale e di Nessuno tocchi Caino, e la larghissima maggioranza con cui nel dicembre 2010 è stata approvata la nuova Risoluzione pro-moratoria, il mondo sta andando verso il superamento dell’arcaico sistema della pena di morte e che è ora essenziale che la moratoria sia applicata concretamente ovunque e in qualsiasi circostanza;
 
si congratula
 
per i risultati della Conferenza regionale sulla pena di morte tenutasi in Ruanda il 13 e 14 ottobre 2011 e con le istituzioni legislative e di governo di quegli Stati, come la Mongolia, la Repubblica Centrafricana, lo Swaziland e il Ciad, i cui rappresentanti hanno confermato anche in congresso l’impegno in atto nei loro Paesi a giungere all’abolizione o alla moratoria anche formale della pena di morte dai propri ordinamenti;
 
riafferma con forza
 
che la nonviolenza è «lo strumento più adeguato per promuovere l’affermazione dei diritti umani fondamentali», come stabilito dalla Risoluzione sui diritti umani nel mondo adottata dal Parlamento Europeo nel 2008, e chiede che a tale definizione seguano finalmente impegni concreti anche di bilancio da parte delle istituzioni europee;
 
sollecita ancora una volta
 
l'accertamento formale delle responsabilità che hanno portato nel marzo 2003 allo scoppio della guerra in Iraq sulla base di informazioni falsificate e di menzogne da parte del primo ministro britannico Tony Blair e del presidente degli Stati Uniti George W. Bush ai propri stessi parlamenti e popoli, per impedire l'alternativa di una pace possibile attraverso l'esilio di Saddam Hussein;
considerato inoltre che la recente dichiarazione della Commissione Chilcot di Londra ha stabilito che occorre maggior tempo, almeno fino all’estate 2012, per produrre un rapporto che possa rendere giustizia al tema affrontato,
 
richiede
 
che i lavori della Commissione e la pubblicazione del rapporto finale dell’inchiesta siano attentamente monitorati;
 
saluta
 
la creazione dello “Special rapporteur per la promozione della verità, della giustizia, della riparazione e delle garanzie di non ripetizione” da parte del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU il 30 settembre 2011, con lo scopo di evitare il ripetersi di situazione come quella che ha portato allo scoppio del conflitto iracheno;
 
ritiene
 
che sia giunta l’ora che anche in Italia venga promossa una commissione d’inchiesta sul conflitto iracheno;
 
riafferma
 
la necessità di cancellare tutte quelle proibizioni che impediscono le scelte individuali che non recano danno ad altri per renderle possibili, libere e consapevoli in un chiaro quadro mondiale di regolamentazione sia che si tratti della sfera affettiva, della libertà di ricerca scientifica e cure nonché della produzione, del consumo e del commercio delle piante e sostanze incluse nelle Convenzioni ONU sulle sostanze stupefacenti. Solo una regolamentazione legale di questi fenomeni potrà consentire libertà individuali quanto sviluppo umano ed economico equo e sostenibile nel mondo;
 
ritiene
 
necessario e urgente riprendere in considerazione azioni nonviolente per l’affermazione di coscienza e disobbedienza civile contro le peggiori leggi liberticite e rafforzare la presenza del Partito alle Nazioni Unite ogni qualvolta l’ONU è chiamata ad affrontare questioni legate a discriminazioni e proibizioni arbitrarie che non hanno motivo né scientifico né giuridico;
 
individua
 
nei fenomeni dell’espansione della popolazione umana e dell’esaurimento delle risorse naturali del pianeta due tra le cause più dirette della crisi umanitaria, sociale, politica ed economica degli ultimi decenni;
 
ritiene necessario
 
promuovere progetti di mitigazione della crisi attraverso azioni di sensibilizzazione e informazione pubblica, come quelli promossi dal Population Media Center, affinché vengano adottate con urgenza misure di ‘rientro’ della popolazione mondiale entro ordini di grandezza più contenuti. Tale rientro potrà avvenire in modo ‘dolce’ – cioè liberale e non autoritario – attraverso l'affermazione del diritto umano fondamentale delle donne alla scelte individuali in materia di maternità e salute riproduttiva, come già previsto, sulla carta, dalle Nazioni Unite;
 
individua la necessità
 
della creazione o del rafforzamento di strumenti per la difesa transnazionale degli ecosistemi, inclusi gli strumenti giuridici e di mercato a tutela delle risorse naturali scarse;
 
denuncia
 
il perdurare della pratica delle mutilazioni genitali femminili – contro la quale il Partito conduce, con Non c’è Pace Senza Giustizia e con il Comitato Interafricano contro le Pratiche Tradizionali Nocive per Donne e Bambine, una campagna per l’adozione di una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU per la loro messa al bando; denuncia altresì la pratica nefasta dei matrimoni imposti ai bambini;
 
ribadisce
 
la priorità della lotta contro l'impunità per i crimini internazionali, condizione essenziale per la pace e la stabilità, e sottolinea l'importanza cruciale del lavoro in corso per rafforzare l'impatto e assicurare effetto a lungo termine di istituzioni internazionali di giustizia penale, come i tribunali penali internazionali ad hoc e la Corte Penale Internazionale;
 
prende atto con allarme
 
dei dati diffusi dalle Nazioni Unite, secondo i quali oltre un miliardo di persone (all’ottanta per cento nei Paesi in via di sviluppo), cioè un settimo della popolazione mondiale sono affette da disabilità, in una popolazione che mediamente invecchia, e ritiene che questa emergenza sociale, oggetto di trattati e convenzioni internazionali quali la Convenzione ONU sulla disabilità, richieda un impegno concreto di attuazione da parte della comunità internazionale;
 
ritiene,
 
di fronte al proseguirsi nel mondo degli attacchi alla libera ricerca e conoscenza, alla libertà di coscienza e di pensiero, alla stessa libertà religiosa e di parola e alle altre forme di oscurantismo sia di matrice politico-ideologica che di natura dogmatico-religiosa, urgente e necessario compiere ulteriori passi verso il consolidamento del Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica. promosso dall’Associazione Luca Coscioni, come sede permanente di confronto e di iniziativa per i diritti umani, civili e politici fondamentali di ogni cittadino;
 
riafferma
 
il diritto fondamentale di tutti e ciascuno alla comunicazione linguistica, senza privilegi e con vantaggio immenso per tutti, contribuendo così a salvaguardare l’ecosistema delle lingue, patrimonio dell’intera umanità, e ribadisce il proprio impegno per assicurare formalmente il diritto dell’umanità all’alfabetizzazione nella Lingua internazionale (detta Esperanto) quale diritto umano, riconosciuto come tale dalla legalità internazionale ed europea, dalla comunità transnazionale e dalle altre sedi e fonti di diritto;
 
impegna gli organi dirigenti
 
a rilanciare il progetto degli Stati Uniti d’Europa e la prospettiva federalista mondiale in tutte le organizzazioni internazionali regionali;
a operare per l’attivazione concreta delle giurisdizioni o quasi giurisdizioni internazionali a tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali;
a elaborare una proposta di monitoraggio internazionale sulle condizioni di detenzione;
a promuovere ove possibile la presenza di membri del partito all’interno di missioni di osservazione elettorale in Medio Oriente e Nord Africa;
ad avviare una campagna di iscrizione rivolta in particolare a quegli esponenti e militanti liberali e democratici nonviolenti che condividono gli obiettivi del partito, servendosi anche di strumenti telematici nelle regioni del Nord Africa, del continente asiatico e dovunque questi si manifestino, ai quali il partito offrirà la propria esperienza politica.
Il Congresso accoglie la richiesta dell’Associazione Radicale Certi Diritti di divenire soggetto costituente il partito.
Il Congresso inoltre, ringrazia tutti coloro che hanno deciso di iscriversi al Partito nel corso del congresso; rivolge un ringraziamento speciale a Radio Radicale che ha trasmesso integralmente il congresso in diretta e ne rende disponibile tutte le fasi in audiovideo su internet in sette lingue.
Il Congresso infine, rivolge un pressante appello agli iscritti, ai militanti e ai simpatizzanti a sollecitare ovunque l’iscrizione al partito.
 
EMENDAMENTO PRESENTATO DA MARINA SIKORA, TONINO PICULA, ERMELINDA MEKSI, ARTUR NURA
 
Ribadisce
 
Che le guerre e le violenze nei Balcani hanno lasciato profonde conseguenze politiche, economiche e psicologiche che ancora a lungo influenzeranno le relazioni in questa parte d’Europa. Purtroppo i paesi balcanici sono pian piano usciti dal focus dell’Unione Europea. Ma l’annunciato ingresso dei Balcani nell’UE significherebbe trovare soluzioni alle dispute tra i paesi balcanici all’interno delle istituzioni europee.
Viene accolto dalla Presidenza.

 

 

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