14/05/2003 – Intervento di Emma Bonino al PE

Signor Presidente, colleghi, io non so se questo è il dibattito numero dieci, quindici, venticinque di questo Parlamento, di queste istituzioni, relativo al caso iracheno. Temo che come tutti gli altri questo dibattito sottolinei ancora una volta l’irrilevanza delle nostre istituzioni, irrilevanti come sono state sia nella fase precedente l’azione militare e come rischiano di esserlo perfino nella fase di costruzione o di ricostruzione. Francamente colleghi io non so se l’Europa vorrà mai decidersi, non a dire, ma a fare, ad avere una politica comune, perché non ne vedo proprio i presupposti. Non ne vedo i presupposti perché non ho capito dalle dichiarazioni del Consiglio che cosa intenda giocare l’Europa in quanto tale. Voi avete sentito niente? Io no. A parte qualche auspicio che mi pare evidente, altro io niente ho visto e credo che sia importante per sincerità, in qualche modo dircelo. C’è una cosa importante però che ha detto il Commissario, con cui sono perfettamente d’accordo. Una volta per tutte va chiarito che in Iraq ci sono, come prima, grandi bisogni umanitari, ma non c’è un disastro umanitario. Questo perlomeno mettiamocelo in testa perché i problemi sono altri, ben più difficili che non una emergenza umanitaria che la Commissione sa molto bene come gestire. E da questo punto di vista se mai l’Europa vorrà trovare i mezzi di dire alcunché e di avere una politica, mi associo a quanto ha detto Barón Crespo. Vedete, è intollerabile che, come sull’Afghanistan, come sul Kosovo, come su East-Timor, persino sull’Iraq, in tutte le sedi di discussioni, conferenze, incontri, io non veda una donna neanche per servire il caffè e neppure in funzione da interprete. E questo non è un paese islamico, non è la loro tradizione, è un paese secolarizzato dove le donne, nel bene e nel male, la signora antrace sia un esempio per tutti, erano protagoniste del loro paese. Non so se l’Europa mai avrà da dire qualcosa, ma se per caso dopo i grandi discorsi avesse qualcosa da dire, vorrei che questo lo tenesse in mente e che non fossimo obbligati, noi radicali, come già sull’Afghanistan, a lanciare una campagna mondiale per avere magari due donne ministre nella disattenzione di tutti quanti. Grazie.