“Fermiamo le mutilazioni femminili”


Il Secolo XIX

Il Cairo – La battaglia contro la mutilazione genitale femminile indicata come “faraonica”, il terzo e più grave grado dell’orrenda pratica tradizionale che asporta gli organi genitali esterni di 6 mila bambine ogni giorno in 28 paesi arabi e africani, riparte dal Cairo, nel primo incontro di esperti arabo-africani sugli “strumenti legali per la prevenzione della Mutilazione Genitale Femminile (Fgm)”, promosso da tre organizzazioni non governative – le italiane Aidos e No peace without justice e l’egiziana Esphp – con il sostegno della Commissione Europea e gli auspici del Consiglio Nazionale (egiziano) per l’infanzia e la maternità (Nccm).

La mutilazione faraonica – così chiamata per un’errata interpretazione dei resti delle mummie femminili – prevede la mutilazione con un rasoio o una lama di coltello di tutti gli organi genitali esterni (clitoride, piccole e grandi labbra), cucendo poi la ferita che rimane, in modo da lasciare una piccola apertura per consentire i bisogni fisiologici. A parte le terribili conseguenze psicologiche, che spesso impediscono lo sviluppo di una sessualità equilibrata, in molti casi la pratica, eseguita da barbieri o “praticone” in condizioni di assoluta mancanza di igiene provoca danni notevoli alla salute della donna mutilata, in una serie di patologie che in un paese come il Burkina Faso vengono curate in una clinica specializzata.

“E’ un problema sociale spinoso – ha denunciato la first lady egiziana Suzanne Mubarak – che devasta i corpi e le anime di giovani donne innocenti e il loro ruolo di madri e mogli. Si tratta di una sfida di base da affrontare e di un attacco ingiustificabile all’infanzia innocente, oltre che una violazione dei diritti umani di base delle bambine”. Gli errori che portano a ritenere la Fgm voluta dalla religione e dai testi sacri sono stati denunciati sia, con maggiore diplomazia, dal capo dell’Islam sannita, Sheikh Tantawi, sia dal vescovo copto d’Egitto, papa Shenouda terzo, assente per motivi di salute. “Né il Corano, né la tradizione religiosa, né un singolo testo credibile – ha detto Tantawi – fanno riferimento alla mutilazione”. “Sangue, emorragie, dolore: sono i dati della mutilazione femminile – ha incalzato il vescovo Mussa – è imperativo fermare questo fenomeno, che non ha nessuna base etica, religiosa e cristiana”.

“Diciamolo forte e ripetiamolo tutte le volte che possiamo – ha fatto eco l’eurodeputata Emma Bonino . non ci sono basi né religiose né etiche di alcun tipo a questa pratica crudele e inutile. E’ arrivato il tempo per dire basta, khalas (in arabo), in Egitto come negli altri 27 paesi. qui almeno si è rotto il silenzio, mentre in altri è ancora un reato parlarne, come in Sierra Leone, dove la signora Laurel Bagura, presente oggi qui, viene continuamente minacciata per la sua azione di contrasto alla Fgm”.