“COMPRIAMO L’OPPIO PER FARNE MEDICINE”

Lorenzo Slavia e Dino Martirano
Il Corriere della Sera

ROMA - I ministri ne avevano parlato all'inizio di giugno al conclave di San Martino in Campo.
Nella sessione dedicata alla politica estera, e in particolare all'Afghanistan, era saltata fuori quella vecchia idea di Emma Bonino che più di tutti ha incuriosito Giuliano Amato: per arginare il fiume di droga che attraversa l'Asia centrale, i Paesi occidentali dovrebbero acquistare dai coltivatori una buona parte dell'oppio destinato a diventare eroina per trasformarlo in farmaci. Ma la vera sorpresa è arrivata ieri a Mosca quando il ministro dell'Interno ha rilanciato a margine del G8 l'«acquisto trasparente» a fini farmaceutici. Spiega Amato: «L'Afghanistan è diventato un problema rilevante perché ci preoccupa la ripresa della produzione di droga e il facile passaggio dei carichi verso la Russia, diretti poi anche nei nostri Paesi europei». Il ministro conferma quanto detto a San Martino: «Sì, ne abbiamo discusso a livello di governo italiano: se una parte della produzione potesse essere acquistata per destinarla all'industria farmaceutica, si potrebbe procedere in maniera trasparente e legittima anche perché partendo dal contadini viene meno il lucro degli intermediari». La proposta italiana è ancora tutta da definire. Tuttavia la cornice tracciata al G8 di Mosca - 27 righe nel documento finale dedicate al «drug trafficking» che parte da quella zona - non la esclude quando parla di «riduzione della domanda e innalzamento delle condizioni di vita nelle zone rurali del Paese».
Questa soluzione Emma Bonino l'aveva prospettata nella relazione finale della missione degli osservatori Ue che aveva guidato a Kabul per le elezioni del 2005. «L'annuncio di Amato è una svolta positiva, si potrebbe eliminare il paradosso afghano: un Paese ricco di oppio ma senza farmaci dove la gente viene operata senza anestesia. La strada battuta finora non ha dato risultati». La strada battuta finora – lanciata dall'ex responsabile Onu contro la droga, Pino Arlacchi - è stata quella di provare a convincere i contadini a coltivare altro. Ma dopo qualche risultato positivo, dal 2002 la produzione è tornata a crescere. Oggi l'87% dell'oppio mondiale viene proprio dall'Afghanistan che così copre il 52% del PII. «Eppure - argomenta Arlacchi - le coltivazioni alternative sono l'unico modo per risolvere il problema. Finora non ha funzionato perché gli Usa di Bush si sono tacitamente accordati con i signori della guerra lasciandoli liberi di far soldi con l'oppio. Ma l'idea di Amato non può funzionare: diventerebbe un incentivo alla produzione e i coltivatori continuerebbero a vendere l'oppio sottobanco per farne droga. Giuliano lo conosco bene, lo chiamerò».