«La Corea del Nord ha sei atomiche»

Paolo Mastrolilli
La Stampa

L'allarme dal capo dell'Agenzia per l'energia atomica dell'Onu. Il direttore dell'Aiea El Baradei: sembra imminente un test.

La conferma, adesso, arriva anche dall'agenzia Onu che cerca di frenare la proliferazione nucleare: negli arsenali della Corea del Nord ci sono circa sei bombe atomiche. L'allarme è stato lanciato ieri da Mohammed el Baradei, direttore generale dell'Aiea, due giorni dopo che il Pentagono aveva accusato Pyongyang di preparare un test delle proprie armi.

Il 10 febbraio scorso era stato lo stesso governo di Kim Jong II ad annunciare che era riuscito a costruire le atomiche, e l'intelligence americana le aveva quantificate in almeno due, ma gli analisti avevano sempre dubitato il livello di operatività raggiunto dal programma nucleare nordcoreano. L'interrogativo principale riguardava gli obiettivi politici di Pyongyang, che dal giugno 2004 ha abbandonato i colloqui a sei nazioni con cui Stati Uniti, Cina, Russia, Corea del Sud e Giappone volevano convincerla a congelare i suoi progetti di riarmo. Alcuni osservatori pensavano che quello di Kim Jong II fosse un bluff, e comunque una forzatura delle sue autentiche capacità militari, fatta proprio per spingere gli americani a negoziare sul piano bilaterale ed offrire più concessioni economiche in cambio della rinuncia ai piani atomici.

Ora, dopo le dichiarazioni di EI Baradei, restano poche incertezze: «Noi - ha detto il direttore dell'Aiea sapevamo che la Corea del Nord aveva il plutonio necessario a realizzare cinque o sei bombe. Ora sappiamo che ha l'infrastruttura industriale per trasformare questo plutonio in arma, e anche i missili per lanciare i suoi ordigni». Quindi resta solo da capire come Kim metterà le sue bombe sulla bilancia degli equilibri internazionali e delle trattative con gli Usa.

Venerdì scorso, attraverso il New York Times, l'intelligence americana ha rivelato di possedere foto satellitari che documenterebbero la preparazione di un test nucleare nella regione di Kilju. Le forze armate di Pyongyang stanno scavando tunnel, dove potrebbero sistemare le cariche per un'esplosione sotterranea. Le immagini mostrano persino la costruzione di tribune, per ospitare le autorità invitate per verificare il successo dell'esperimento.

Dopo queste notizie, El Baradei ha detto di sperare che «ora tutti i leader mondiali siano al telefono con Kim Jong II, per dissuaderlo dall'idea di condurre un test. Se lo facesse, riportare la crisi entro limiti gestibili diventerebbe molto piu difficile». Il direttore dell'Aiea, che Washington non vuole riconfermare al suo posto dopo gli attriti sull'Iraq, ha aggiunto: «Non sono sicuro che la Corea del Nord ci guadagnerebbero qualcosa con questo collaudo, a parte provocare tutti i componenti della comunità internazionale e giocare alla corsa verso il precipizio. Io spero ancora che ci ripen si, prima di compiere un passo così temerario».

Anche stavolta, in realtà, gli stessi analisti americani hanno dubbi sulle reali intenzioni di Pyongyang. Le immagini scattate dai satelliti, in sé, sono inequivocabili: mostrano i lavori di preparazione per un'esplosione nucleare sotterranea, simili a quelli fatti dal Pakistan prima del suo esperimento. Proprio l'evidenza dei fatti, però, genera scetticismo tra le spie americane. «Noi - ha spiegato un agente alla Cnn - vediamo quello che i nordcoreani ci permettono di guardare. Il problema è capire perché ce lo fanno vedere». Islamabad, ad esempio, aveva gestito i preparativi per il suo test nel massimo segreto, e l'esplosione aveva colto di sorpresa la stessa Cia. La Corea del Nord, invece, non sta facendo alcuno sforzo per nascondere le sue attività. Questo lascia in piedi il sospetto, o in molte capitali la speranza, che in realtà Kim non sia intenzionato a procedere davvero con l'esperimento, e lo stia usando solo come strumento di pressione per spingere gli Stati Uniti a fare concessioni. La credibilità della minaccia, però, è stata confermata nei giorni scorsi, quando Pyongyang ha collaudato un vettore lanciato davanti al mare del Giappone. Gli analisti militari sono scettici sulla capacità della Corea del Nord di colpire subito l'Alaska e la costa occidentale americana. Kim, però, ha già dimostrato di avere i missili necessari a raggiungere Tokyo, e fra qualche giorno il mondo potrebbe vedere che ha pure le testate atomiche con cui armarli.