«Imputato Khodorkovskij: colpevole»

Fabrizio Dragosei
Corriere della Sera

Cominciata la lettura della sentenza. L'avvocato: una farsa, copiati dall'atto d'accusa anche gli errori d'ortografia. Il tribunale di Mosca giudica responsabile di frode fiscale l'ex magnate del petrolio che aveva sfidato Putin

MOSCA — Nessuno aveva dubbi e ieri il tribunale ha iniziato a leggere la sentenza contro Mikhail Khodorkovskij, una sentenza di colpevolezza. L'ex uomo più ricco di Russia si trova in carcere da 17 mesi con accuse di frode e associazione a delinquere che potrebbero costargli dieci anni. Poco prima che il fisco se la prendesse con lui e gli portasse via la compagnia petrolifera Yukos, Khodorkovskij aveva deciso di scendere in politica per sfidare Vladimir Putin. Ieri nella gabbia degli imputati ha ascoltato i giudici lanciando frequenti occhiate alla moglie Inna e alla madre, sedute tra il pubblico. Quello che in Occidente molti considerano il più illustre prigioniero politico del Paese, ha anche tentato di risollevare il morale della moglie facendole segno, con un sorriso, di togliere gli occhiali da sole. Lei appare più provata di Mikhail. Ha raccontato all'Izvestiya: «La nostra vita è distrutta; tutti quelli che consideravamo nostri amici, sono spariti». Inna ha anche aggiunto di voler seguire con i suoi tre figli il marito fino alla fine. «Se sarà inviato in una colonia penale lontano da Mosca, riorganizzerò la mia vita per stargli il più vicino possibile». E ha detto di non voler lasciare la Russia: "Non abbiamo mai pensato di andare all'estero. La nostra patria è questa». La lettura del dispositivo della sentenza potrebbe continuare ancora a lungo. Da quello che si è sentito ieri, i giudici hanno accolto in pieno la tesi della procura, guidata dal procuratore capo Ustinov. «La sentenza ripete alla lettera l'atto d'accusa, compresi gli errori di ortografia», ha commentato ironico l'avvocato Drel, uno dei difensori di Khodorkovskij e del suo socio Platon Lebedev.
Accolta la tesi di colpevolezza per almeno quattro capi d'accusa (su sette) . In questi anni, Khodorkovskij si è comportato come tutti coloro che sono riusciti a impadronirsi delle grandi ricchezze del Paese, solo che è l'unico a essere finito nel mirino delle autorità . Alla Yukos, che una volta valeva quaranta miliardi di dollari e ora ha una capitalizzazione di 1,6 miliardi, è stato affibbiato un conto per tasse arretrate di 27,5 miliardi di dollari. Il suo principale braccio operativo, la Yugansk, è stata venduta in un'asta (per lo meno disinvolta) alla società statale Rosneft, guidata da Igor Sechin, uno degli ispiratori della campagna contro Khodorkovskij all'interno del Cremlino, imparentato con il procuratore Ustinov.
La sentenza era attesa per il 27 aprile ma all' ultimo momento la corte si era aggiornata. Il rinvio è stato associato da molti con la grande celebrazione organizzata a Mosca da Putin per l'anniversario, il 9 maggio, della vittoria sul nazismo. Con Bush e gli altri leader, la sentenza Khodorkovskij sarebbe stata troppo imbarazzante.
La vicenda ha anche influito sull'andamento dell'economia russa. Ieri Putin ha confermato il suo obiettivo di ottenere il raddoppio del prodotto interno in dieci anni, ma ha ammesso che «il volume degli investimenti nelle regioni rimane insignificante e in alcune è caduto». Molti hanno paura. Il clima non è rassicurante, contano solo quelli che hanno i rapporti giusti, come ai tempi di Eltsin. Ieri è scoppiato un altro scandalo, quello dei soldi di Saddam Hussein a noti personaggi della nomenklatura, come Vladimir Zhirinovskij e Voloshin, ex capo dell' amministrazione presidenziale.
Fuori dall'aula del processo ieri, c'erano circa trecento dimostranti, compreso lo scacchista Gari Kasparov, che gridavano ”Khodorkovskij libero, Putin in tribunale!”. Un piccolo campione dei tanti che nel Paese incominciano a nutrire una qualche solidarietà perfino per gli odiati oligarchi, come dimostrano alcuni sondaggi d'opinione. Scaduto il tempo ufficialmente concesso ai manifestanti, la polizia è intervenuta come al vecchi tempi.