«Giorgiana uccisa da fuoco amico»

Rita Giovacchino
Il Messaggero

Cossiga: me lo disse Masone. Pannella: continua a mentire. L'ex presidente riapre il caso della morte della Masi, nel '77. E ora c'è chi chiede una commissione d'inchiesta

ROMA - Una rivelazione. O forse una provocazione, chissà. A 28 anni di distanza il senatore a vita Francesco Cossiga, all’epoca ministro dell'interno, improvvisamente rivela: Giorgiana Masi, quel 12 maggio 1977, non fu uccisa dalle forze dell'ordine ma da "fuoco amico”, ovvero da una pallottola sparata da qualche autonomo o terrorista infiltrato nel corteo dei Radicali. Non è una certezza quella dell'ex capo dello Stato. ma un «terribile dubbio» che anni dopo gli sarebbe stato confermato dal prefetto Fernando Masone (di recente scomparso). «L 'autorità giudiziaria e i servizi investigativi non giunsero mai ad una conclusione - dice Cossiga - ma essi confidarono al ministro dell'interno che Giorgiana poteva essere stata raggiunta da colpi sparati da dimostranti, suoi compagni e amic,.con i quali si trovava contro le forze dell'ordine. Ho taciuto fino ad ora per motivi di carità». E poi, tanto per gettare sale sulla ferita. Cossiga aggiunge di aver sempre avuto «comprensione per il rimorso che attanaglia i radicali avendo essi, senza avere la possibilità di controllarla convocato una vasta manifestazione quando perfino i sindacati accettarono l'invito del Governo a rinviare la celebrazione del Primo maggio». Nella sua esternazione il senatore smentisce che possano essere stati i carabinieri: «Dalla perizia, risultò che nessun colpo era stato sparato». Quanto alla presenza di agenti in borghese minimizza: «Ero stato falsamente informato, per questo rimossi dalla carica il questore di Roma, un caro amico, dopo che, come documentò L'Espresso, risultò che non era vero. Ma neanche dalle armi di costoro risultò che fosse stato sparato il colpo mortale». Secca e dura la reazione di Marco Pannella: «Francesco Cossiga, dopo avere in quella occasione clamorosamente mentito e fatto mentire dinanzi al Parlamento. torna adesso a mentire. Mente perché appartiene a una cultura che fonda sulla doppia verità e sulla doppiezza della verità i propri intereressi nella vita civile e in quella istituzionale». Replica Cossiga: «Povero Marco! Il rimorso lo sconvolge». Ma non c'è molto di nuovo nelle sue rivelazioni, se non le voci che circolarono in ambienti di polizia subito dopo il fatto e che non hanno mai trovato conferma dall'autorità giudiziaria. Sul tavolo del magistrato approdarono soltanto due documenti: un "segretissimo" rapporto della Digos, rimasto senza seguito, secondo il quale una perizia balistica avrebbe rivelato che il colpo che uccise Giorgiana sarebbe partito da una pistola trovata in un covo Br. E l'interrogatorio di Angelo Izzo, versione pentito, secondo il quale a sparare quel giorno ci sarebbero stati anche terroristi di destra (della segretissima organizzazione "La testa del Drago") che avrebbero agito per provocare incidenti. Tra costoro, secondo Izzo, c'era anche Andrea Ghira. suo complice nel massacro del Circeo. Resta il fatto che Cossiga di questa vicenda non aveva mai parlato prima. A sorpresa Giovanni Pellegrino, presidente della commissione Stragi fino al 2001, rivela: «Credo che già nel '77 si volesse provocare la situazione che poi si determinò in Italia nel 1992-1993». Paolo Cento, dei Verdi, ha chiesto che venga istituita una commissione parlamentare d'inchiesta.