«Finanziata da Soros la rivolta in Georgia contro Shevardnadze»


La Stampa

La fondazione del finanziere americano di origine ungherese avrebbe investito centinaia di migliaia di dollari nell'operazione.

A Tbilisi ieri è riesplosa la protesta di piazza. Appena quattro giorni dopo la cacciata di Eduard Shevardnadze la calma nella capitale georgiana è stata rotta, e la Prospettiva Rustaveli arteria centrale della città e luogo principale delle manifestazioni è stata bloccata dagli studenti dell'università. I ragazzi chiedevano la reintegrazione del loro rettore Roin Metreveli, costretto alle dimissioni dall'organizzazione giovanile «Kmara!», che dopo avere animato il braccio di ferro con Shevardnadze ha deciso di proseguire la «rivoluzione delle rose». Il rettore era accusato di corruzione e, soprattutto, di essere stato nominato dall'ex presidente.

L'episodio di Tbilisi è solo uno dei tanti che in questi giorni stanno avvenendo in Georgia, dove i sostenitori del nuovo governo stanno prendendo il potere, spodestando amministrazioni locali e dirigenti sospettati di collusioni con il «vecchio regime». La deputata Rosa Lordkipanidze definisce quello che sta accadendo «terrorismo psicologìco» e accusa «Kmara!» (basta! in georgiano) di fare da «arma di punizione» per l'ex opposizione, soprattutto per il suo leader Mikhail Saakashvili. L'idolo delle folle ieri è stato costretto a intervenire personalmente per calmare gli studenti e convincere Metreveli a restare. Ma nell'incidente il triumvirato che ha preso il potere nel Paese ha mostrato la sua prima crepa: la presidente ad interim Nino Burzhanadze e il neopremier Zurab Zhvania sostengono il bando di "Kmara!", mentre Saakashvili è contro la soppressione dell'organizzazione radicale, una delle sue armi piu potenti.

Saakashvili, diventato candidato unico dell'ex opposizione alla presidenza georgiana, si comporta ormai di fatto come il padrone del Paese. L'uomo che ha rovesciato Shevardnadze praticamente con le sue mani, in pochi giorni ha conquistato il predominio nella fragile coalizione arrivata al potere: il più moderato Zhvania si è dovuto accontentare della carica di premier; a Nino Burzhanadze, volto femminile e più «europeo» della rivoluzione, è stata promessa la presidenza del Parlamento. Osannato dalle folle, Saakashvili 35 anni, laureato alla Columbia, sposato con una olandese spaventa però le minoranze etniche per il suo nazionalpopulismo agressivo. I leader delle tre autonomie georgiane Abkhazia, Adzharia e Ossetia del Sud sono volati a Mosca a chiedere protezione e aiuti. Il leader adzharo Aslan Abashidze non riconosce la nuova leadership di Tbilisi e non esclude che si arrivi alla guerra con il governo centrale, sperando nell'aiuto dei militari delle basi russe!

Ipotesi che è stata smentita dal ministero della Difesa di Mosca. Ma il Cremlino aveva già appoggiato, anche con armi, il tentativo secessionista dell'Abkhazia, e ieri la Durma ha tentato di mettere ai voti senza successo per ora la proposta di accogliere le autonomie ribelli georgiane nella Federazione Russa. Come ai tempi sovietici, Mosca gioca una partita con gli Usa, considerando la piccola Georgia una chiave per il controllo del Caucaso. E l'orientamento palesemente filoamericano della nuova leadership georgiana non puo non inquietare il Cremlino.

Saakashvili, invocando la normilizzazione dei rapporti con la Russia, spiega cinicamente l'«atlantismo» georgiano: «L'America ci può dare soldi, la Russia no». Per il candidato alla presidenza gli Usa sono anche garanti della sicurezza del Paese. Ma nella grave crisi economica a preoccupare sono soprattutto i soldi: Nine. Burzhanadze ha sollevato il problema in una telefonata a George Bush e la settimana prossima incontrerà in Europa Colin Powell. Reazioni incoraggianti si sono già avute dalla Banca Mondiale e dal Fondo monetario internazionale, pronti a collaborare con il nuovo governo.

I soldi da oltreoceano sono al centro della vicenda georgiana: secondo il giornale canadese «Globe and Mail» la «rivoluzione delle rose» sarebbe stata finanziata da George Soros, il finanziere di origine ungherese naturalizzato americano. La sua fondazione «Open Society» ha emesso un assegno di 500 mila dollari per «Kmara!», e soprattutto finanziato «lezioni» di lotta di piazza per i suoi attivisti. Il leader radicale (e amico di Seaakashvilii) Ghiga Bokeria è stato mandato in Serbia ad apprendere le tattiche di «otpor», il movimento di piazza che ha rovesciato Milosevic, e i serbi sempre a spese di Soros hanno tenuto a Thilisi un «corso di rivolta» di tre giorni davanti a mille studenti. Il magnate finanzia da anni «gustavi-2», la tv d'opposizione, e recentemente ha consegnato un premio della sua fondazione a Saakashvili.