«Craxi mi voleva come suo erede» Pannella apre le braccia ai socialisti


Il Riformista

«In momenti come questo, sento il bisogno di rivolgermi con fraternità a tutti i socialisti e, in particolare, a Stefania e Bobo. Per dir loro che non sottovalutarei la tenacia con la quale Bettino Craxi, prima di andare via dall'Italia, mi chiese di diventare il suo erede e di raccogliere la leadrship dei socialisti. Mi disse: "E arrivato il tuo turno"». A ventiquattro ore dal summit tra la delegazione dei Radicali e quella dello Sdi, Marco Pannella ricorda i giorni in cui Bettino Craxi voleva affidargli l'eredità socialista. Ma soprattutto, getta le basi per la costruzione della nuova forza politica. Non la si può chiamare alleanza; c'è il divieto assoluto di classificarla alla stregua di un semplice cartello elettorale. Ma il punto di partenza della cosa radical-socialista, ripete Marco Pannella, è nel patrimonio comune delle due tradizioni. E in questo patrimonio c'è anche Bettino Craxi. Pannella non raccolse l'invito che il segretario del Psi gli rivolse poco tempo prima di lasciare definitivamente l'Italia. «Una cosa se vogliamo dolorosa, una situazione in cui mi ero già trovato con Spinelli» . Pannella e Craxi, radicali e socialisti. A volte divisi da un abisso. Anche se, ricorda il leader radicale, «persino sulla partitocrazia, che in un quadro tecnico-giuridico noi giudicavamo un'associazione per delinquere, e su cui Craxi aveva fondato il suo potere, il leader socialista fece le sue ammissioni in Parlamento». E poi «come non dimenticare tutte le volte che Bettino e Gianni De Michelis proponevano la candidatura di Emma Bonino, anche per la Rai? Erano tutti segnali che il Psi mandava non solo a noi, ma soprattutto alla sua storia». Una storia di cui fanno parte anche «le recenti campagne dello Sdi sulle carceri e, andando indietro nel tempo, la gestione socialista del vicesegretario vicario Claudio Martelli». Senza dimenticare, Ernesto Rossi, i fratelli Rosselli, Gaetano Salvemini. E Loris Fortuna, padre della legge sul divorzio. Il quale, sottolinea Marco Pannella, «era al cento per cento socialista e al cento per cento radicale. Un personaggio che già all'epoca lavorava su un progetto di riforma costituzionale di stampo anglosassone, che ci ha lasciato progetti di legge sull'aborto e sul diritto di famiglia». Marco Pannella non esclude che, se andrà in porto, la nuova cosa radical-socialista potrebbe usare lo storico simbolo della «rosa nel pugno». «Il simbolo è nostro, lo abbiamo comprato così come il "sole che ride". In passato è stato usato per motivi diversi. Noi lo usammo in segno di lutto per i morti per fame e per guerre. In quei periodi in cui Radio Radicale trasmetteva solo requiem». Sull'ipotesi di un candidato alle primarie, Pannella frena. «Per adesso, dobbiamo concentrarci sulla progettualità, sui programmi». Si sbilancia un po' di più sui compagni, come Benedetto Della Vedova, che si apprestano a lasciare i Radicali in caso di accordo con l'Unione. «A Benedetto abbiamo affidato l'elaborazione di proposte di politica economica e non è venuto fuori nulla. E poi non è vero che lui abbia mai proposto accordi sulla Cdl». Ad ogni modo, «se lui e altri non condividevano la nostra campagna sul referendum, vuoi dire che sono pronti per altri sbocchi. C'è la Margherita, o magari la Casa delle libertà». E a proposito di Cdl, Pannella aggiunge: «Fermo restando che risponderò alla gentilissima lettera che Sterpa mi ha inviato dalle colonne del il Riformirta, il fatto che ci siano nicchie di liberali all'interno della Cdl non vuol dire che esista una vera e propria corrente liberale in grado anche solo di formulare proposte liberali». Per Pannella, l'ultimo sussulto liberale lo si ebbe «nell'estate del 1994 con quel famoso decreto di Alfredo Biondi» che venne cecchinato «dell'intervento dei leghisti, di An e di quei settori di Forza Italia che all'epoca si esprimevano a favore della politica di Mani Pulite». Poi, aggiunge, «non ho mai rinunciato a dare credito ai singoli liberali come Costa che conducono battaglie veramente liberali, anche se solo a livello territoriale». E conclude con una provocazione. Da domani, chissà, la tradizione liberalsocialista avrà una nuova casa. «Liberalsocialismo, senza trattino» , precisa Pannella.