«Con l'assemblea dei dissidenti è cominciata la fine del castrismo»

Mimmo Càndito
La Stampa

Intervista a Lincoln Diaz-Balart, leader dei fuoriusciti di Miami e deputato repubblicano «Il dittatore non poteva proibirla, aveva gli occhi del mondo addosso»

Vede questo bicchiere e questo quadratino di zucchero?», chiede sorridendo Diaz-Balart, che mostra il suo calice colmo d'acqua e la zolletta candida. «Ecco, io tiro la zolletta nell'acqua e quella, uno-dos-tres, si scioglie in pochi secondi. Nulla, vede, non ne resta più nulla. Senor,il castrismo sarà così, che scomparira e nessuno se lo ricorderà più. E ricordi bene: l'Asamblea di oppositori che si è riunita in questi giorni all'Avana ha ormai tiraro lo zucchero dentro il bicchiere». Lincoln Dìaz-Balart, figlio del vecchio senatore ch’è stato il leader, qui a Miami, del milione di fuoriusciti cubani, ora lui stesso capopopolo e deputato repubblicano al Congresso degli Stati Uniti, parla con la sicurezza di chi s'e visto la Storia passare davanti agli occhi. «Certo, proprio la Storia. All’Avana in questi giorni è cominciato il crepuscolo della barbarie. E noi tutti siamo orgogliosi di poterlo celebrare».

Ma, in fondo, lo celebrate solo grazie alla tolleranza di Fidel. Se lui non avesse voluto, altro che zolletta di zucchero.
«No, senor, Castro non aveva altra scelta. Gli occhi del mondo gli stavano addosso, quello che ha fatto non l'ha fatto per tolleranza ma solo per obbligo».

Vuol dire che, se Castro non avesse lasciato libertà di riunione, ci sarebbe stata un'altra esportazione della democrazia, anche a Cuba?
«Guardi che la politica di Bush è fatta di mille sfaccettature. Cè la forza, naturalmente, ma anche la diplomazia, le pressioni, le minacce. E' una politica vera, insomma. Come non ce n'è mai stata prima. Pensi a Clinton...”.

Che aveva Clinton, che non andava?
«Lui era uno che, quando Fidel diceva una cosa, lui, il Presidente, si portava la mano alla visiera e diceva: Obbedisco. Guardi la differenza, con Bush».

Punti di vista. Comunque l'Asamblea...
«No, no. Aspetti un attimo. Ho parlato io stesso con la Casa Bianca, e il Presidente Bush è stato davvero impressionato, molto impressionato, da questa riunione. Perché ha colto bene che, dietro l'Asamblea - ci fossero in cento, o duecento, o quattrocento - dietro di loro c'era un consenso nazionale che mai si era avuto, prima».

Sì, ma l'Asamblea non ha avuto lappoggio di figure internazionali di tutto prestigio, pensi a un dissidente storico come Elisardo Sànchez, o pensi a Oswaldo Payà, che ha avuto dal Parlamento europeo il Premio Sa.kharov. Non solo è mancata la loro adesione, ma essi, anzi, si sono dichiarati contro questa Asamblea.
«Non voglio fare speculazioni. Ciascuno assumerà le proprie responsabilità di fronte alla Storia».

Però è apparso che l'Asamblea fosse in qualche modo espressione del fuoriuscitismo oltranzista, mentre Payà e gli altri rappresenterebbero piuttosto l'opposizione interna di Cuba, che chiede una transizione patteggiata, concordata.
«Queste letture andrebbero riviste. Piuttosto, sa qual’e il risultato dell'Asamblea? Che essa ha sancito la nascita dei nuovi leader che guideranno la Cuba postCastro. Questa loro capacità di sfidare la dittatura, e di vincerla, gli ha dato, a loro, a Martha Beatriz Roque, a Félix Bonne Caceres, a Renà Montero Gonzalez, gli ha dato l'autorità morale per essere credibilmente alla testa del nuovo potere cubano».

Che potere sarà?
«Un governo di concertazione nazionale, ovviamente. Un governo nel quale verranno chiamati tutti coloro che hanno patito nel carcere e fuori - la repressione della dittatura, e che hanno lottato contro di essa».

E il castrismo?
«Via, fuori, da Cuba. Anzi, già si stanno preparando la loro uscita, in Spagna e altrove, la loro fuga. Ma chi avrà carichi penali dovrà scontare la giusta condanna. Nessuna vendetta, solo l'esercizio della legge».

Già ci sono polemiche e già si preparano le rivendicazioni per rientrare in possesso delle proprietà - case, terreni, industrie – ch’erano state confiscate dalla Revoiucion. Cosa succederà?
«La legge. Cuba sarà uno stato di diritto, e regolerà ogni problema nel rispetto della legge. Quel sistema dantesco degli orrori che è il castrismo verrà cancellato dalla storia di Cuba».

Quando sarà?
«Ora stiamo già nel tempo del tardocastrismo. Senor, una storia si chiude».

E' l'autunno del patriarca?
«E' il ritorno alla libertà per un popolo».

Ma le conquiste sociali della Revolucion?
«Cuba sarà uno Stato di diritto. Il nuovo potere deciderà e provvederà per il bene del popolo cubano» .

(Ora, mentre finiamo di parlare, la zolletta di zucchero di Diaz-Balart s'è sciolta davvero e lui beve l'acqua. Ma Fidel è uno che con lo zucchero ci sa fare - la Cuba rivoluzionaria ci campa sopra, male ma ci campa. Probabilmente la faccenda del bicchiere e dello zolletta che si scioglie, all'Avana, sarà un po' più complicata di come la vede il deputato cubano-americano al Congresso degli Stati Uniti.)