«Aiutiamo i Rom. Nel 2007 saranno la prima minoranza Ue».


Corriere della Sera

Appello della Commissione di Bruxelles in favore degli zingari. Fondi dal finanziere Soros e dalla Banca Mondiale.

Dopo l'ingresso di Bulgaria e Romania, i nomadi con passaporto europeo diventeranno fra i 7 e i 9 milioni.

BUDAPEST - «Siamo tutti qui per servire la nazione Rom», dice Delia Grigore, antropologa rumena trentenne, abiti colorati tzigani, occhi lucidi dall' emozione. E' una dei sette «giovani leader» zingari che sul palco d'onore di un grande albergo di Budapest hanno inaugurato lunedì la prima e affollata conferenza «Rom nell'Europa in espansione», discutendo del futuro del loro popolo. Un popolo o, come molti di loro preferiscono dire, una nazione, che è oggi la più grande minoranza etnica d'Europa ma anche la più povera e discriminata: nell'Unione del 2007, allargata a 27 Stati, gli zingari saranno tra i 7 e i 9 milioni, 5 milioni dei quali avranno diritto per la prima volta a un passaporto europeo. Moltissimi di loro, in alcuni Paesi dell'Est si arriva all'80% del totale, vivono sotto la soglia di povertà, con una vita in media più breve di 15 anni rispetto agli «altri». Trentasei ore e moltissimi interventi dopo quel dibattito, nei saloni del Parlamento della capitale ungherese, sei capi di Stato e di governo dell'Est (Ungheria, Bulgaria, Macedonia, Serbia e Montenegro, Romania e Slovacchia), e i rappresentanti di Croazia e Repubblica Ceca si impegnavano formalmente a lanciare un «Decennio per l'integrazione dei Rom»: dieci anni, dal 2005 al 2015, in cui per la prima volta questi Paesi seguiranno una politica congiunta per un unico fine, finora ben poco perseguito, ovvero l' integrazione economica, politica e sociale dei cittadini zingari nel rispetto della loro identità culturale. Ad aiutarli in questa impresa, che verrà definita da qui a fine 2004 e sarà accompagnata dalla creazione di un Fondo per l'educazione Rom, ci saranno i veri promotori dell'iniziativa di Budapest: il finanziere-speculatore-filantropo George Soros, americano di nazionalità ma ungherese di nascita; la Banca Mondiale, rappresentata a Budapest dal suo potente presidente, James Wolfensohn; l'Unione Europea, che «vuole e deve garantire a tutti i suoi cittadini un equo accesso all'educazione, al lavoro e alla salute», come ha ricordato la commissaria Ue al lavoro e agli affari sociali, Anna Diamantopoulou. «E' la prima volta in assoluto che governi e organismi internazionali ai massimi livelli si sono riuniti con i rappresentanti degli stessi Rom per assisterli nel determinare il loro futuro», ha detto Soros, rivendicando per la sua fondazione benefica Open Society Institute «oltre 15 anni di lavoro con le comunità zingare dell'Est» e la paternità dell'idea del «Decennio Rom». E Wolfenshon ha dichiarato che «la Banca Mondiale si è resa conto, anche grazie ai nostri amici dell'Open Society, che la povertà non va combattuta solo in Africa e in Asia, ma pure in Europa, dove i Rom sono vittime da secoli di discriminazione ed esclusione». Il nostro sostegno, ha aggiunto, sarà concreto, anche se ancora da definire. Non sarà facile arrivare agli obiettivi dichiarati e superare allo stesso tempo le paure dell'Occidente di un'invasione di immigrati zingari dall'Est, hanno detto molti alla conferenza. Che è stata venata anche da qualche polemica per l'assenza delle grandi organizzazioni europee Rom e dei loro capi, prima tra tutte l'International Romani Union di Emil Scuka. «Ma forse questa è la volta buona, l'ingresso nell'Ue dei nostri Paesi e l'impegno di Soros fanno sperare che tra dieci anni qualcosa sia cambiato», dice Farkas Elemèr, capo di un gruppo di Ong Rom ungheresi. «Vent'anni fa, quando ho iniziato ad occuparmi di diritti dei Rom, le mie richieste erano identiche a quelle che avanziamo ancora oggi, niente è stato fatto da allora, anzi. Una volta nell'Ue forse sarà diverso».