| ISRAELE |
DALLA RELAZIONE DEL PRIMO SEGRETARIO DEL PR SERGIO STANZANI E DEL TESORIERE PAOLO VIGEVANO AL CONSIGLIO FEDERALE DI GERUSALEMME (28.10.1988)
(....)
A GERUSALEMME: MOTIVO DI SODDISFAZIONE
Essere riuniti qui a Gerusalemme costituisce - a mio giudizio - motivo di soddisfazione. Soddisfazione dovuta non solo al rilievo politico di questa decisione, ma determinata anzitutto dall'essere riuscito il partito ad attuarla: l'impegno e lo sforzo organizzativo, individuale e collettivo, che è sempre anche politico e non può pertanto essere ridotto al solo momento logistico, posto in relazione alle nostre risorse ed alle condizioni generali e specifiche in cui si trova il partito, è stato di tutto rispetto, termine questo forse inadeguato. Il tesoriere ed io molto abbiamo esitato prima di scegliere questa soluzione, difficile e comunque onerosa. Ad Emma Bonino, al suo attento, costante e proficuo impegno ed agli altri compagni che hanno collaborato, va il merito del risultato. Essere qui a Gerusalemme, alla vigilia delle elezioni politiche in Israele, comporta, senza dubbio, dei rischi consistenti, relativi, soprattutto, all'interpretazione del significato che si vorrà dare a questa nostra presenza: non pochi compagni della segreteria hanno manifestato apertamente, con chiarezza, le proprie riserve sull'opportunità e la convenienza di questa scelta. Per quanto mi riguarda una motivazione ha prevalso: non trascurare, non perdere un'opportunità che risponde alla necessità, al bisogno che abbiamo di affermare con forza non solo la nostra volontà, ma anche la nostra capacità di essere partito transnazionale e transpartitico. Si tratta di un'esigenza che, sappiamo, può essere soddisfatta con successo solo in condizioni difficili, con elevato grado di rischio, nelle quali il risultato che ci si attende è sempre molto incerto. Non credo si possa negare che essere oggi presenti in Israele, uno dei punti più tormentati e delicati del panorama mondiale, quando su di esso si concentra l'attenzione di tutti con una presenza massiccia dei principali organi d'informazione, offre anche un'opportunità maggiore di affermare più concretamente, oltre che emblematicamente, la nostra esistenza, la nostra iniziativa, la nostra singolare, forte capacità di proposta politica. Con quale risultato? Al limite, certo, nessuno. Ma a mio avviso dovevamo, dobbiamo sempre tentare. D'altro canto quale altro migliore risultato, come partito transnazionale e transpartitico, avremmo ottenuto riunendoci a Strasburgo anziché a Catania o in qualsiasi altra sede possibile?
L'ATTENZIONE DEL MONDO SU ISRAELE
Da tempo il mondo intero è prodigo di suggerimenti, di indicazioni su cosa Israele di fronte alla tragedia del popolo palestinese, debba fare o non fare. Noi siamo qui anche perché sappiamo cosa Israele non può fare, convinti come siamo non solamente che il problema della convivenza pacifica col popolo palestinese non può trovare soluzione adeguata in ristretti ambienti nazionali, ma che questi ambiti siano ormai comunque disastrosi.
LA NOSTRA POSIZIONE
Israele è uno Stato democratico, il solo del Medio Oriente: gli irresponsabili e mediocri comportamenti dell'attuale governo nei confronti dei palestinesi e dello stesso popolo d'Israele, sono stati da molti di noi condannati senza possibili equivoci, la violenza ed i crimini commessi ci hanno colpito e ci colpiscono più direttamente e profondamente di quanto è accaduto ed accade, sotto forme infinitamente più gravi e sistematiche, negli altri paesi del Medio Oriente (o in altre parti del mondo), proprio perché Israele è uno Stato democratico, sorto ed affermatosi come tale dopo immani, tragiche prove di regimi antidemocratici di ogni colore, non solamente nazisti e fascisti. D'altro canto, il Partito radicale non è mai stato disposto a cedere alla tentazione in cui è caduta tanta parte della sinistra, in Italia ed in Europa, che il Medio Oriente, in ogni movimento, in ogni azione, vede nell'oppositore, ancor prima che nell'oppressore, il germe dell'imperialismo occidentale, muovendosi su posizioni ideologiche e politiche comprensive di ogni e qualsiasi violenza, contro la democrazia. Quest'atteggiamento, con gli anni, è diventato e da anni è "cultura prevalente", che all'avversione per Israele contrappone il favore per gli Stati o le organizzazioni arabe, senza tener conto che col mutare delle situazioni, il razzismo - una volta risorto - è lì pronto a scagliarsi tanto contro l'immigrato di colore - e perché no, arabo - così come contro l'ebreo. La nostra iniziativa di essere qui a Gerusalemme in questi giorni, se troverà un qualche riscontro, come sarà accolta, valutata, interpretata?
COME SARA' ACCOLTA LA NOSTRA INIZIATIVA?
Se vi sarà un riscontro da parte degli organi d'informazione non lo sappiamo; ma certo non possiamo valutare a priori come la nostra iniziativa potrà essere accolta ed interpretata: per questo abbiamo ritenuto necessario acquistare - pur considerando la drammatica situazione del partito - spazi su alcuni quotidiani, tra cui il "Jerusalem Post", che viene pubblicato in lingua inglese ed è venduto in molti paesi di più continenti, dopo che per anni abbiamo tentato di sollecitare una sia pur minima, corretta informazione sul Partito radicale. Certo siamo qui per svolgere i nostri lavori, come li avremmo svolti in qualsiasi altro luogo; certo, non intendiamo con la nostra presenza interferire sul momento elettorale a favore di questo o di quello, semmai a favore della democrazia, della tolleranza, della nonviolenza e della pace; non abbiamo chiesto incontri con il governo né con alcuna altra forza politica, pronti ad accogliere - come sempre - chi volesse assistere ai nostri lavori ed avere informazioni e chiarimenti sul partito e sulla nostra attività. Questa è la nostra posizione, queste sono le ragioni ed il significato della nostra presenza qui a Gerusalemme.
LA RISPOSTA ALL'OLP
Pochi giorni fa, il rappresentante dell'OLP a Roma ha ritenuto di far sapere all'opinione pubblica, a nome della sua organizzazione, che la decisione di tenere il Consiglio Federale a Gerusalemme, non si poteva comprendere "se non come gesto di sostegno del Partito radicale alla politica repressiva del Governo d'occupazione israeliana, un sostegno all'azione delle truppe d'occupazione ed agli assassinii quotidiani di bambini palestinesi compiuti dai soldati israeliani. E' sorprendente che il Partito radicale riunisca il suo Consiglio nel nostro paese occupato, mentre continua a parlare di crisi economica." Era già in corso la traduzione della nostra relazione, quando ci è pervenuto questo comunicato. Non abbiamo modificato neppure una virgola di quanto già scritto, poiché riteniamo che sia un'adeguata risposta. Possiamo qui richiamare quanto Marco Pannella comunicava il giorno dopo alla stampa: "L'ingerenza del rappresentante in Italia dell'Olp contro la riunione del Consiglio federale del partito radicale è benvenuta e dimostra il cammino che deve ancora essere percorso dalla sua organizzazione militare e politica per poter essere riconosciuta come una legittima, democratica rappresentanza di un paese e di un popolo." "Egli ci accusa - proseguiva Pannella - di volontà di sostegno e di complicità con l'assassinio di bambini compiuto da soldati israeliani. Gli rispondo che la sua accusa è un insulto insulso ed in malafede. Quando donne e uomini, bambini e vecchi sono massacrati a centinaia o migliaia in Libano o altrove, per le criminali guerre fratricide tra fazioni arabe o a migliaia sono vittime dei regine del Medio Oriente, l'Olp sembra essere distratta ed è sempre connivente. Noi saremo a Gerusalemme pur nelle nostre difficoltà economiche, senza avere i forzieri pieni di denaro dovuto allo sfruttamento dei popoli del Medio Oriente da parte dei feroci regimi alleati e finanziatori dell'Olp o del contributo di questa o quella lobby 'occidentale'. Concludeva Pannella: "Ci saremo da partito nonviolento gandhiano, da partito dei diritti umani e politici di tutti e di ciascuno, da difensori della vita e dei diritti democratici di tutti i palestinesi e di tutti gli arabi, non solamente quando si scontrano con errori e anche crimini di parte israeliana, ma sempre".
(....)