| 24/04/2002
| PE: INTERVENTO DI BENEDETTO DELLA VEDOVA, DEPUTATO RADICALE AL PE Una delle conclusioni del vertice di Valencia è la firma degli accordi di associazione dell'Unione Europea con Algeria e Libano. Credo che il Parlamento debba salutare favorevolmente l'accordo, ma non possa non rilevare come esso sia destinato a rimanere lettera morta sulle clausole che vincolano tutti gli accordi economici e istituzionali dell'Unione con paesi terzi al rispetto dei diritti umani, civili e politici. Per ragioni diverse, certo, Libano e Algeria non terranno fede agli impegni. E' questa una ipocrisia che mina la credibilità interna ed internazionale dell'Unione, che se sulla carta rassicura l'opinione pubblica europea sul suo impegno in favore della libertà e delle garanzie per i cittadini dei paesi contraenti gli accordi, in pratica mai nulla osa nei confronti di Governi che incassano gli aiuti ma poi ostentatamente nulla fanno per onorare gli impegni sui diritti umani e sulle libertà fondamentali. E' il caso questo degli accordi euromediterranei (pensiamo alla Tunisia), ma anche di quelli di paesi lontani come, solo per fare un esempio, il Laos. Sarebbe bene che si riflettesse su questo e si scegliesse una più onorevole rinuncia alle clausole, piuttosto che continuare a mostrare ipocrisia o impotenza. Perchè che ieri si è parlato di una carta della pace e della stabilità, senza nominare i diritti umani e la democrazia? Su questo dovrebbe riflettere il Parlamento, che nelle settimane scorse aveva chiesto sanzioni contro Israele, l'unico paese del medio oriente comunque impegnato nel rispetto della democrazia e dei diritti umani e civili e nulla mai ha chiesto o chiede nei confronti degli altri paesi. Poco importa che poi il Consiglio abbia rigettato la richiesta, dal momento che questa è stata avanzata a grandissima maggioranza. La politica euromediterranea deve esser una priorità per l'Europa, assai più di quanto lo sia stata fino ad oggi. L'Europa si è concentrata e si concentre sulla frontiera a nord est, ma ha trascurato quella a sud, quella mediterranea. Molto di ciò di cui l'Europa oggi soffre, ad esempio in fatto di immigrazione e sicurezza, ha origine alla frontiera sud dell'Europa. Ha origine nel rapporto con il mondo islamico. Ho apprezzato, quindi, le parole su questo pronunciate dal Ministro Piquè e il suo impegno per il rilancio del processo di Barcellona. Anche se nutro qualche dubbio che le conclusioni di ieri prefigurino passi adeguati. Un esempio per tutti : a quando la messa in discussione delle politiche commerciali potrezionistiche europee, in particolare quelle tetragone garantite dalla politica agricola comune, per prodotti che darebbero respiro alle economie della sponda sud del mediterraneo, assicurando migliori condizioni di sviluppo economico, che significa migliori possibilità di affermare la democrazia e regolare l'emigrazione ? Infine sulla questione israelopalestinese. E' comprensibile la soddisfazione espressa per la possibilità di una visita in palestina e di un ioncontro con arafat della missione europea. La dichiarazione della Presidenza di questa mattina ha reiterato la mlesa in guardia di Israele perché non vi siano azioni di forza contri il quartier generale di Arafat. Sappiamo cosa l'UE chiede a Israele. Ma cosa chiederemo ad Arafat ? Chiedermo che sia posta fine allo stillicidio di attentati kamikaze ? Pretenderemo garanzie su questo e sulla libertà nei territori amministrati? Oppure ci accontenteremo come sempre dei NO di Arafat ? Infine, volgio ribadire con forza la necessità e l'opportunità che l'Unione europea manifesti la propria disponibilità ad arrivare alla piena integrazione della democrazia israeliana nella Unione europea. Ieri il Presidente della Knesset ha dichiarato che qualunque accordo per il Medio Oriente dovrà contemplare l'integrazione economica, sociale e democratica di Israele nell'Unione. E ha aggiunto che al " bastone " delle sanzioni preferisce la " carota " dell'adesione di Israele all'Unione. Un'europa responsabile e con una visione strategica coglierebbe questa occasione per un reale contributo al processo di pace e allo sviluppo sociale ed economico di Israele e del Medio oriente. |