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Situazione
in Medio Oriente
Intervento di Benedetto Della Vedova
Strasburgo, Seduta
di mercoledì 15 Maggio 2002
Della Vedova (NI). - Signor Presidente, voglio prima di tutto denunciare
il fatto che la delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con
Israele, che ha tenuto a marzo una riunione formale per la sua costituzione,
vede la convocazione della sua prima riunione ufficiale per il 12 giugno.
Abbiamo il massimo rispetto per i problemi personali del suo presidente,
ma credo che, in questi mesi così difficili e delicati per Israele e il
Medio Oriente, sarebbe forse stato meglio che la delegazione si fosse
riunita e avesse potuto discutere.
Signor Alto rappresentante, noi abbiamo sempre denunciato, in quest'Aula,
la visione unilaterale della maggioranza delle forze politiche europee,
incapaci di distinguere tra paesi democratici, impegnati nonostante tutto
nel rispetto dei diritti umani e civili, e regimi dispotici e corrotti.
Dall'Europa sono venute fino ad oggi, in modo quasi unilaterale, condanne
senza sfumature per le azioni israeliane di repressione e sradicamento
del terrorismo, e solo una blanda e rituale condanna delle azioni dei
kamikaze assassini che colpivano in Israele con la stessa regía, lucida
e cinica, che ha animato i kamikaze che hanno colpito in America.
Perfino su Jenin, signor Alto rappresentante, signor Commissario, dall'Europa
si è alimentato un linciaggio di Israele, con accuse di stragi di massa
prima di avere riscontri oggettivi.
Oggi, finalmente, c'è una verità che si sta affermando: non c'è pace senza
libertà e senza democrazia. Signor Solana, lei ci ha garantito l'impegno
europeo per un'autorità palestinese più democratica e più rispettosa dei
diritti dei palestinesi.
Togliamo anche la parola "più". Questo, però, deve significare riconoscere
che la tragedia dei mesi e degli anni scorsi è stata in primo luogo determinata
dall'assenza di libertà e di democrazia per il popolo palestinese e per
tutti gli altri popoli che vivono in quell'area sotto il giogo di tirannie,
satrapie e dittature.
Non possiamo essere razzisti. Dobbiamo essere prudenti, ma non possiamo
pensare che libanesi, siriani, iracheni e palestinesi non abbiano diritto
alla libertà e alla democrazia; dobbiamo denunciare che spesso gli Stati
che alimentano il terrorismo sono proprio gli Stati che non vogliono che
si discuta della libertà e della democrazia dentro i loro confini.
Signor Commissario, quando Netaniahu si chiede quale sia il nostro giudizio
sulla mozione del Likud, quando si chiede quale Stato palestinese - se
uno Stato libero e democratico o uno Stato che vive nell'illegalità e
nel terrore e che, quindi, produce terrore - forse pone una domanda utile
anche a noi e anche a lei.
Salutiamo l'avvio di un processo elettorale in Palestina, ricordando però
che Arafat doveva essere rieletto nel 1999; le elezioni non ci sono state,
e allora ancora non era iniziata l'Intifada.
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