ISRAELE

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PANNELLA TRA OLP, DP E PACIFISTI

di Valter Vecellio

("Avanti!", 24.10.1989)

 

Caro direttore,

la decisione dei radicali di convocare il Consiglio Federale a Gerusalemme sta sollevando crescenti polemiche. Protesta Nemer Hammad, rappresentante dell'OLP a Roma: si tratta, dice, di un gesto che non può essere interpretato se non come "sostegno del PR alla polemica repressiva del governo di occupazione israeliano. Un sostegno alle truppe di occupazione e agli assassini quotidiani di bambini palestinesi compiuti dai soldati israeliani nei territori palestinesi occupati."

Democrazia Proletaria si è subito associata, con parole e concetti analoghi. Infine, un comunicato della Casa della Pace romana, ospitato dal Manifesto: "…Il Pr decide di tenere il proprio consiglio federale in Israele, chiarendo così ancora meglio il ruolo che questo partito ha deciso di svolgere rispetto alla drammatica realtà palestinese. Il cosiddetto partito della nonviolenza e delle marce contro lo sterminio per fame si ritrova dunque a coprire il tentativo del governo israeliano di risolvere il problema palestinese eliminando fisicamente i palestinesi". Pannella, insomma, viene accusato di avallare la "politica terroristica" di Israele, "questo faro della democrazia nel bel mezzo dell'arretramento arabo, come amano definirlo i radicali. Di fronte a questo deciso schieramento", dicono, "occorre denunciare il ruolo del PR…".

Di fronte a questo coacervo di strumentali sciocchezze, bisogna soprattutto reagire. A Democrazia Proletaria, agli animatori della Casa per la pace, a quanti mostrano di condividerne le posizioni, si può e si deve innanzitutto chiedere la ragione della loro unilateralità. Chissà perché non battono ciglio quando donne, uomini, bambini, anziani vengono massacrati a centinaia e a migliaia in Libano e altrove per le annose guerre fratricide che da sempre dilaniano le fazioni arabe. Israele e il suo governo, indubbiamente conducono una politica criticabile e che può essere criticata; discutibile, e che può essere discussa; contestabile, e che può essere contestata. Ma è indubbio che Israele è l'unico fazzoletto di terra dove hanno luogo libere e regolari elezioni; dove c'è un Parlamento, una magistratura, una legge; dove c'è una stampa indipendente. Possiamo dire la stessa cosa per Iraq, Iran, Siria, Giordania, Libano e tutti gli altri Paesi arabi?

Probabilmente tutto si spiega con le parole del premio Nobel per la pace Elie Wiesel. In un suo romanzo, il protagonista a un certo punto domanda: "Ma perché agli ebrei si vuole più bene?"; lo stesso personaggio risponde: "Perché gli ebrei non hanno smarrito la capacità di meravigliarvi". Ecco: forse è questa "meraviglia" che tuttora permane a non essere perdonata, perdonabile; oggi come ieri e come probabilmente domani.

Quanto alla decisione di convocarsi a Gerusalemme, i radicali la presero tempo fa, nel più complessivo quadro di "convocazioni" in capitali di vari Paesi: sessioni hanno avuto luogo a Madrid, Bruxelles, Parigi. Il congresso avrà luogo a Zagabria. Può piacere o meno, ma la scelta si inserisce nell'opzione transnazionale che il PR si è data otto mesi fa. Se fosse stata scelta Londra, allora qualcuno sarebbe insorto dicendo che Pannella è complice della signora Thatcher e della sua politica in Irlanda del nord? Credo proprio di no.

L'altro giorno il quotidiano The Jerusalem post ha ospitato un articolo di Pannella: "Essere democratici" , tra l'altro scrive, "significa comprendere che i nemici di Israele non temono tanto le sue armi, quanto i suoi ideali e quelli di democrazia politica e sociale. Questi ideali sono i nemici più temuti da tutti gli altri regimi del Medio Oriente, senza eccezione, perché sono i soli che possono rendere liberi i cittadini, gli abitanti". A prescindere dal coloro della loro pelle, dal dio della loro religione.

Con Pannella si può e si deve dissentire mille volte al giorno, ogni giorno. Il personaggio, del resto, fa del suo meglio. Ma, vivaddio, questa volta ha ragione da vendere.