| ISRAELE |
LETTERA DI GIANFRANCO SPADACCIA ALL'AMBASCIATORE DI ISRAELE MORDECHAI DRORI (15.02.88)
Roma, 15 febbraio 1988
Gentile Ambasciatore,
sono un sincero amico di Israele, come lo è l'intero Partito Radicale. Di questa amicizia sincera e incondizionata sono testimonianze i miei interventi in Senato e in Commissione Esteri, ultimo in ordine di tempo quello pronunciato proprio sulle vicende relative alla rivolta nei territori occupati. Devo aggiungere che quando da parte di esponenti di altri partiti, vi furono dei tentativi di far revocare, proprio a causa dei primi incidenti nei territori occupati, la visita ·di Stato del Presidente della Repubblica e del nostro ministro degli Esteri, ritengo di poter dire che la mia opposizione fu decisiva nell'impedire che si traducessero in una presa di posizione ufficiale dell'ufficio di presidenza della Commissione.
Aggiungo che nel mio Partito non solo sono presenti molti ebrei (il più autorevole dei quali è il nostro Presidente d'Onore Bruno Zevi), ma anche - da quando abbiamo deciso di trasformarci in partito trans-nazionale - molti cittadini israeliani, attivamente impegnati nella politica del Suo Paese.
Nella mia veste di sincero amico di Israele, non posso tuttavia nascondere che il protrarsi delle sanguinose repressioni provoca in me un profondo turbamento determinato dalla gravità dei fatti e dalla pietà per le vittime, ma anche dalle ripercussioni negative che essi producono come effetto di ritorno ai danni dello Stato e del Governo di Israele.
Non le scriverei tuttavia per esprimerLe un turbamento se questo non si concretizzasse in un preciso dissenso nei confronti di due scelte compiute dal Governo israeliano:
1) trovo assolutamente intollerabile che le popolazioni civili dei territori occupati, che non sono protagoniste di una rivolta armata, siano affrontate da reparti delle Forze Armate, che non solo mostrano di non avere alcuna esperienza di ordine pubblico, ma non sono dotati neppure di mezzi di cui è normalmente dotata qualsiasi polizia di paese democratico in Occidente per affrontare manifestazioni di massa (autobotti e getti d'acqua; scudi; lacrimogeni; caschi protettivi). Questo provoca come conseguenza che giovani militari inesperti e poliziotti indifesi, devono far fronte alla rivolta in una condizione psicologica e materiale che li spinge per paura ad usare la violenza anche quando non sarebbe necessaria per reprimer la rivolta.
2) Trovo ugualmente grave, per il significato di provocazione che assume, l'autorizzazione del Presidente Shamir di nuovi insediamenti di "coloni" nei territori occupati, in una situazione in cui tutti anche in Israele parlano della prospettiva di una conferenza internazionale, e in cui una parte consistente delle forze poltiche israeliane riconosce che il problema dei "territori" non può essere risolto con la pura e semplice annessione.
Questa lettera, che Le sarei grato se volesse far conoscere al Primo Ministro Shamir, non è destinata alla pubblicità.
Riceva, Signor Ambasciatore, i miei più distinti saluti.
Gianfranco Spadaccia