| ISRAELE |
INTERVENTO DI MARCO PANNELLA AL PARLAMENTO ITALIANO, IN OCCASIONE DI UN DIBATTITO DI VERIFICA SUL GOVERNO CRAXI (01.08.84)
MARCO PANNELLA:
[ omissis]
Questa politica estera, signor Presidente del Consiglio: la lealtà governativa è ottima, signor Presidente del Consiglio, ma la lealtà con le proprie convinzioni, a volte, non dovrebbe essere in modo così estremista in concorrenza! ll Governo non ha modifiche da proporre nel campo della politica estera e nella strategia delle sue relazioni internazionali? Vediamo: da dove torna il presidente (perché così bisognerà chiamarlo), il Presidente Andreotti?
Dove è stato, a che cosa ha accudito per l'ennesima volta, a che cosa dedica le sue cure il ministro degli affari esteri Andreotti? Gheddafi, la Libia! A chi dedicava le sue cure, un tempo, costantemente? Assad, un giorno sì ed uno no: e poi curdi, i drusi, gli altri... basta che vi siano bande di assassini con copertura giuridica o no, di Stato, che il nostro ministro degli affari esteri subito si precipita garantirsi, a comprare il non esercizio del metodo e dell'annuncio di assassinio da parte degli assassini! E questa sarebbe una grande politica estera, signor ministro?
MAURO MELLINI:
E' il partito della fermezza...
MARCO PANNELLA:
Certo, il partito della fermezza: bisogna essere fermi, immobili, per non far nulla a favore delle vittimel E poi, in realtà, si tollerano faccendierie criminali, che hanno coperture e forza all'interno del paese solo grazie alle coperture internazionali. Infatti Assad, senza le complicità prima sovietiche e poi italiane, probabilmente sarebbe già stato abbattutto anche dal popolo siriano, non solo dall'esercito siriano!
Si parla poi del Mozambico: la situazione non è identica, certo; e mentre nel Sahel è già arrivato qualcuno, e si procede in fretta, è in Mauritania, più che a Dakar, che vi sono altri a fare affari... La Mauritania ha qualche piccolo neo marginale; è nei paesi delle dittature che si contratta meglio, si rifila meglio il bidone: perché l'altro grosso effetto-annuncio è Menghistu, ad Addis Abeba. Allora sì, allora i soldi del commissario straordinario servono meglio per attuare la politica estera italiana, che è di mediazione nelle aree internazionali del Terzo Mondo, quelle, in alcuni casi, in cui i sovietici non sono disposti a confessare il loro diretto intervento. Questa politica internazionale rispetto al Terzo Mondo, è brutta, signor Presidente del Consiglio, molto brutta se queste cose si facessero e basta, come Moro faceva fare ai Miceli ed agli altri, passi: ma queste cose sono divenute la cultura della nostra politica estera. E si continua testardamente.
Rispetto ad Israele, il nostro Governo ha avuto un atteggiamento (se Israele non fosse pericolosamente assuefatto e le sue forze peggiori non fossero pericolosamente interessate a questo...), che è stato di provocazione costante: una sola volta, in seguito alle nostre costanti richieste ufficiali, il ministro degli affari esteri è andato in Israele, recandovisi in due giorni sbagliati, solo per dimostrare che con costoro non c'e nulla da fare.
Una politica estera che voglia essere politica di dialogo e di amicizia con i popoli arabi, palestinesi e del Terzo Mondo, deve innanzitutto meritare rispetto per la sua identità, dev'essere innanzitutto politica estera occidentale e non, necessariamente, solo della NATO. Bisognava incalzare e bisogna incalzare con la nostra amicizia quel baluardo di democrazia politica, messa costantemente in crisi, che è Israele, ed intervenire anche di fatto nella vita interna di questo paese non con indebite operazioni di Stato, ma con la dimostrazione che noi sappiamo rendere con la nostra politica estera, indissolubilmente scisse la politica di pace con la politica di difesa dei sistemi democratici. Sappiamo infatti che solo dove i sistemi di democrazia politica possono crescere ed affermarsi, lì diventa credibile il consenso e la possibilità di una politica di pace.