| ISRAELE |
INTERVENTO DI MARCO PANNELLA AL PARLAMENTO ITALIANO DOPO LA CRISI PER I FATTI DELL'ACHILLE LAURO (06.11.85)
[Nell'ottobre '85 un commando di terroristi palestinesi sequestra la nave da crociera Achille Lauro nelle acque antistanti l'Egitto. I terroristi uccidono e gettano in mare un turista invalido americano, e si arrendono dopo aver vagabondato due giorni nelle acque del Mediterraneo. Vengono fatti atterrare su un aereo egiziano in Sicilia, a Sigonella. Il Presidente del Consiglio Bettino Craxi si oppone alla richiesta americana di estradizione. In polemica con la decisione, il Partito Repubblicano Italiano esce dalla maggioranza di governo. Il dibattito in cui interviene Pannella si tiene in seguito alla formazione di un nuovo governo].
MARCO PANNELLA:
[ omissis]
Che cosa ha detto il Presidente del Consiglio? Che i palestinesi sono un popolo oppresso, non hanno un loro Stato perché né lo Stato di lsraele né altri comprendono formalmente la loro nazionalità.
A tale riguardo è necessario fare una premessa. Vorrei rivolgermi con particolare fiducia agli amici repubblicani, con i quali abbiamo una difficilissima posizione forse di minoranza, se dovessimo fotografare la situazione della classe diriente italiana in questo momento e per alcuni versi, per invitarli ad essere molto attenti.
Il Presidente del Consiglio mi sembra abbia adottato questa linea: la rivolta, compiuta da chi nelle varie circostanze storiche, si trova ad essere senza propri diritti fondamentali riconosciuti, diventa un diritto.
Il Presidente del Consiglio in pratica dice: non è in base al fatto che ritengo arbitraria la loro scelta armata, ma in base al fatto che la ritengo negativa ai loro fini, ed ai fini del riconoscimento dei loro diritti, innanzitutto in base a questa ragion politica, che è ragione di moralità politica, che riconosco quel diritto — in senso generico, probabilmente, signor Presidente del Consiglio — alla violenza dinanzi a dei fatti ingiusti, oppressivi. Sono però tutto teso, è sernpre il ragionamento del Presidente del Consiglio, nel dire che se per caso vi fossero incertezze da parte dell'OLP, pur se comprensibili—questo lo dobbiamo, ministro Spadolini, alla chiarificazione che è venuta fuori in quanto tutti ora ci intendiamo meglio — il nostro paese rivedrebbe le sue posizioni. Il Presidente del Consiglio italiano ha detto che, se vi fossero incertezze dell'OLP sul piano dell'uso, o meglio, della rinuncia formale ed effettiva alla violenza, solo delle incertezze porterebbero il nostro paese a rivedere le proprie posizioni.
Ho ben compreso, signor Presidente del Consiglio? Mi sembra che questo lei abbia detto chiaramente. Ora, il problema qual è? Io credo che in effetti non esista scuola di pensiero e famiglia, tranne la nostra non violenta, e recente nel suo divenire politica, che non condivida questa affermazione. Lì dove le libertà e i diritti fondamentali dei popoli e delle persone sono compressi, lì c'è il diritto-dovere alla rivolta. E' tesi liberale, è tesi mazziniana, ma soprattutto, non dico tanto tesi socialista o comunista, è tesi liberale e repubblicana, risorgimentale ma aggiornata, credo, e vissuta sempre.
Per non destare sospetti, signor Presidente del Consiglio, di eccessiva acquiescenza alla sua posizione, che ormai è divenuta mi pare uno dei luoghi comuni della nostra pubblicistica, sono costretto per una volta a citare un piccolo testo, che ho scritto nel 1971, nel quale dicevo: "La violenza dell'oppresso, certo, mi pare morale come la controviolenza 'rivoluzionaria' dello sfruttato. Sono profondamente naturali o tali almeno mi appaiono, dunque morali e naturali. Ma di morale non mi occupo, se non per difendere la concreta moralità di ciascuno o il suo diritto ad affermarsi, finchè non si traduca in violenza contro altri; e, quanto alla natura, penso che compito della persona e dell'umano sia non quello di contemplarla e di descriverla, quanto di trasformarla secondo le proprie speranze.
Perciò non mi interessa molto che la violenza rivoluzionaria, il vostro fucile (mi riferivo ad un rivoluzionario) siano probabilmente morali e naturali (o, direi con il Presidente del Consiglio, legittimi), mentre mi riguarda profondamente il fatto che siano armi suicide per chi speri ragionevolmente di poter edificare una società secondo le proprie speranze"
Pregherei quindi gli amici repubblicani, messi a dura prova da una situazione culturale, da una situazione generale che comprendo e che condividiamo in quanto radicali (credo poi con gli amici liberali, con gli amici socialdemocratici, su questo), di andare oltre gli stati d'animo, di andare alla sostanza delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio. Si potrà dire che sono più o meno opportune, certo l'opportunità è anche un fatto politico; personalmente credo che certe cose è bene che scoppino, perché possono essere deflagrazioni d'intesa, invece, deflagrazioni di dialogo e non di lite e di rissa.
Nel momento in cui confermiamo che, pur non votando per i noti motivi, approviamo, limitatamente alla vicenda dell'Achille Lauro e dopo le intervenute chiarificazioni della situazione, il comportamento ad oggi del Governo (personalmente ritengo che vi sia stata anche una certa maestria, una certa saggezza, combinata come combinato disposto anche delle varie differenze che vi sono state), ebbene, ad esempio, su questo, rispetto agli amici repubblicani, credo che vogliamo molto spesso incontrarci. Noi udimmo, in occasione del blitz a Tunisi, gli amici repubblicani esprimere solidarietà al Governo tunisino; ebbene, noi non facemmo questo. Abbiamo udito una dichiarazione degli amici repubblicani ieri, che invocano l'equidistanza, la neutralità tra il mondo arabo, palestinese e quello israeliano; non è la nostra posizione.
Noi chiediamo un'allenza di fondo e privilegiata con lo Stato d'lsraele, di democrazia politica. Questa è la direttiva, ma proprio su questo e per questo dobbiamo poi percorrere con rigore le vie della solidarietà, di coloro che sono impegnati nella ricerca della soluzione storica e drammatica della propria nazionalità e del proprio Stato.
Noi aggiungiamo, signor Presidente del Consiglio, che vogliamo essere molto attenti a che per l'ennesima volta, attraverso una liberazione nazionale, un popolo non si trovi poi ad essere oppresso dal regime risultante da precipitosi avalli, dati a questa o a quella forza, nella.fase di liberazione nazionale. Dobbiamo evitare il Vietnam, dobbiamo evitare la Cambogia, dobbiamo evitare la Siria per un altro verso.
[omissis]