| ISRAELE |
INTERVENTO DI MARCO PANNELLA AL PARLAMENTO ITALIANO IN OCCASIONE DI COMUNICAZIONI DEL GOVERNO SUL LIBANO (03.11.83)
MARCO PANNELLA:
(omissis) Signor ministro degli esteri, ci siamo di nuovo! Le voglio chiedere se lei continuerà domenica ad andare a Damasco - giovedì a rivedere qualche altro siriano, e via dicendo. Lei continua pertinacemente a non avere nessuna iniziativa specifica nei confronti di Israele. Ci sono iniziative rispetto a tutti... Glielo abbiamo segnalato una prima volta in Commissione difesa ed esteri, glielo abbiamo segnalato una seconda volta in Commissione esteri. Lei ebbe la bontà di dirmi che quella iniziativa aveva stabilito di prenderla, ma siccome mancava il Governo, l'appuntamento era scaduto. Ed allora, abbiamo problemi con l'Egitto, con la Siria... Il ministro della difesa va a Pratica di Mare a mostrare, come un rappresentante (ma non un rappresentante dello Stato), la bellezza dei nostri armamenti dinanzi agli sceicchi che vengono per comprare, con riferimento alla fiera della vendita sul teatro mediorientale. Adesso lei, signor ministro degli esteri, ha accennato solo una volta, nella sua relazione, al "popolo arabo"
ed al "popolo di Israele" . Lei va dai siriani, ma si occupa anche del retroterra arabo, in generale, perché è a quel livello, giustamente, che le cause vanno rimosse. Ora, l'altro livello certo, l'interlocutore naturale per un paese di democrazia politica, che credesse al Parlamento invece che ai servizi di Stato contro il Parlamento, che credesse alle maggioranze vere e non alle maggioranze istituzionali, che ritenesse per un minimo che l'alveo del diritto, anche in campo internazionale, indica degli obiettivi e li legittima (e bisogna dargli per questo maggiore fiducia) è Israele; ma la nostra iniziativa nei confronti di Israele è zero. Non viene neppure promessa, neppure indicata. E certo i nostri servizi segreti non possono aiutare la sua opera, signor ministro, o quella del ministro della difesa, come il caso De Palo dimostra (piccolo inciso: colonnello Giovannone, caso De Palo: forse già molti anni fa quei due giornalisti avevano trovato prove di quale fosse la nostra politica vera di vendita di armi attraverso il SID, allora, e attraverso i servizi, adesso; e perciò la vicenda resta ancora quello che resta!). Con Israele…
GIULIO ANDREOTTI, Ministro degli affari esteri:
Guardi che con l'ambasciata di Israele siamo in contatto continuo!
MARCO PANNELLA:
Signor ministro, la ringrazio di questa dichiarazione. Cerchi allora, domenica, di restare "in contatto continuo" con l'ambasciata siriana! Dovrebbe bastare. Io invece dico che l'iniziativa nei confronti dello Stato di Israele, la legittimazione che lei, a parole, continua a dare al diritto del popolo israeliano va data politicamente ogni giorno, per poter poi, come accade nel contesto delle nazioni civili, attraverso tale opera e tale presenza sollecitare indirettamente in quel paese le forze di pace, le forze più comprensive. Perché anche lì c'è un parlamento, che forse conta più di questo, e nel quale quindi se le posizioni italiane fossero chiare si avrebbero certi effetti. Non come a Damasco, dove conta solo l'agenzia ufficiale di stampa del dittatore, sanguinario e assassino... e lo è; so che è spiacevole dirlo, ma lo è, di siriani e di palestinesi, lo era anche quando la Castellina non se ne accorgeva, lo era anche quando Pajetta vi consigliava di usare soprattutto quella strada; lo e sempre stato. Ed allora, dobbiamo prendere una iniziativa politica chiara, privilegiare Israele come interlocutore, perché dove c'e uno Stato a democrazia politica le atrocità possono essere incidenti, mentre dove non vi sono che sceicchi, dittatori militari e gente del genere (dovete saperlo, come politici!), non esistono interlocutori affidabili: le loro parole non valgono nulla, perché è solo con la loro logica di difesa, attraverso la mone e lo sterminio degli altri e dei propri, che possono difendersi. La elogerei, signor ministro degli esteri, se lei andasse con umiltà in quella sede. Ma quella non è una sede in cui il ministro degli esteri italiano deve andare, privilegiandola. A Tel Aviv, certo: e invece non se ne parla; ma a Damasco no! E' luogo di assassinii, le parole date sono continuamente smentite. Sono loro che sono sul punto, oggi, di assassinare Arafat, il quale sa che probabilmente gli israeliani avrebbero tentato altre cose, ma non di assassinarlo personalmente! E questo dopo che la vostra politica, irresponsabilmente non attenta ai motivi israeliani, sull'onda dell'enfatizzazione di una orrenda strage, ma una tra le tante, indusse, l'anno scorso, a creare le premesse della sconfitta di Arafat, portandolo in Italia, come l'avete portato, con quel tipo di scenario che è stato l'origine della sua caduta, che lo ha indebolito profondamente. E qui c'è appunto un Presidente del Consiglio che, allora, forse, non avrebbe-se fosse stato in lui: ma c'erano altre cose prestigiose!-commesso quell'errore di aiutare in modo così sbagliato Arafat come lo si fece nell'autunno scorso. E adesso come lo aiutate? Lei, signor ministro, può arrivare a Damasco quando già i siriani avranno assassinato Arafat. Lei non può, non deve onorare un luogo nel quale si disattendono continuamente i patti, che mentre è in corso la Conferenza di Ginevra è responsabile di ciò che sta accadendo a Tripoli.