| ISRAELE |
INTERVENTO DI MARCO PANNELLA AL PARLAMENTO ITALIANO SUL RAID ISRAELIANO A TUNISI (03.10.1985)
MARCO PANNELLA:
Signor Presidente, signor ministro degli esteri, colleghi, mi auguro ed è possibile - che il collega Pajetta sia andato con le sue parole oltre il suo pensiero. Egli ha infatti dichiarato testualmente: "Con quest'atto Israele si pone fuori e deve essere posto fuori del consorzio delle nazioni civili". Qualcun altro nella storia ha già provato a fare una cosa del genere: mi auguro dunque che sarà espresso rammarico per questo equivoco dello speaker del gruppo del partito comunista. Non è invece andato sicuramente oltre il suo pensiero il ministro quando ha affermato (e abbiamo la conferma scritta di quello che ha detto) che "il crimine perpetrato a Larnaka ripugna ad ogni coscienza civile" e che "con il bombardamento israeliano del quartier generale dell'OLP in Tunisia siamo in presenza di uno dei fatti più gravi ed inquietanti verificatisi negli ultimi tempi sulla scena mondiale". E non è andato certamente oltre il suo pensiero (anzi, è un suo pensiero appassionato ed accorato) quando ha in questa occasione equiparato i morti del quartier generale militare dell'OLP agli 80 assassinati alle Fosse ardeatine! Lei dunque paragona quegli 80 a questi 80! Ma o è vero che i morti sono sempre tutti uguali, quelli nazisti e quelli antinazisti, quelli criminali e quelli vittime dei criminali e allora si dice una cosa superflua, che non c'è neppure bisogno di ricordare. Oppure - per usare una parola che lei, signor ministro, ha usato nel suo intervento - a me ripugna che il Governo italiano abbia, attraverso le sue parole, equiparato i morti delle Ardeatine, quelli presi a Teatro d'Ottavia, in quel modo, mezzo agli altri, con le vittime (comunque, dolorosissime) cadute in un quartier generale militare durante un'azione militare!
ETTORE MASINA:
E i tunisini?
MARCO PANNELLA:
I tunisini? Adesso verremo anche ai tunisini. Stavo dicendo, cari compagni comunisti ed altri colleghi, che anche il richiamo al diritto internazionale deve essere fatto in toto o non essere fatto per niente: secondo il diritto internazionale, il quartier generale di una forza rappresentativa armata gode di extraterritorialità se è installato in un paese straniero? Questo è un principio costante di tutto il diritto internazionale? Il diritto di rappresaglia al quale si richiama il governo israeliano a me non interessa perché non il terrorismo ma la guerra, ministro!, le azioni militari, ministro!, la vendita delle armi ad Assad in Medio oriente, ministro del Governo italiano!, sono le barbarie! E se sono azioni militari? Anche le azioni militari sono barbare! Ma è diverso parlare dell'azione condotta in quel modo contro tre edifici che lei stesso dice fossero il quartier generale. Lo ha detto quattro volte che si trattava del quartier generale! Ma da quando in qua un quartier generale è posto in un altro Stato e gode di immunità? Abbiamo in proposito tutti i dibattiti sull'OAS e sul 1962? (Commenti all'estrema sinistra)
Ho capito, compagni comunisti, ma non avete certo mormorato quando un momento fa è stato detto a nome vostro che Israele non deve più far parte del consorzio delle nazioni civili! Non avete mormorato! E adesso interrompetemi, se volete! Dico soltanto, signor ministro, che lei ha interpretato molto bene, a quanto pare, la posizione del nostro Governo: devo darvene atto! Anche il signor Presidente del Consiglio rimprovera infatti, con un comunicato di poche ore fa, l'aggressione "terroristica" in Tunisia. Se questo è terrorismo, io credo che voi stiate arrivando alla mia conclusione di non violento: le armi e le azioni militari sono tutte terroristiche, questa è la verità! Ma non potete usare questa verità a vostro piacimento, a seconda che, signor ministro, siano i vostri alleati Assad (questi criminali che ammazzano nel loro paese ogni giorno almeno 80 persone, e le ammazzano anche fuori) oppure no e avere poi, al solito, la coscienza che ripugna ogni volta che il morto è assassinato in un'azione israeliana!
E' la logica di questo nostro tempo. Ed è perciò che con fierezza non mi unisco - da non violento non ne ho bisogno - a questo coro di critiche, a questo concerto di esaltazioni del diritto internazionale e dei diritti dell'uomo! Dico semplicemente che in modo convinto, totale e radicale, sono contro le posizioni assunte dal nostro Governo, da lei e dal Presidente del Consiglio. Spero che un giorno ne parleremo anche in questa sede, perché veniamo qui per Sabra e Chatila e per questa cosa: per tutti gli altri crimini non si viene a discutere in aula! Quando si discuterà della politica mediorientale del nostro governo, in aula, se lo vorranno i grandi gruppi che deliberano quello che va discusso in Assemblea o meno, assoluta sarà la nostra avversione per la politica irresponsabile dettata, in realtà, da interessi incoffessabili dei nostri Governi (al plurale), da quindici anni (come Miceli sa benissimo, ma non è qui), da venti anni ad oggi, nel Medio Oriente!