LA MOBILITAZIONE
E' PARTITA. GRAZIE. PRECISIAMO ORA OBIETTIVI E SPERANZE DELLA NOSTRA
LOTTA!!
di Marco Pannella
L'amministrazione
Bush, probabilmente, e pressoché tutti i paesi del Medio Oriente,
stanno lavorando alla ipotesi di messa a punto di un "regime di Saddam
senza Saddam", quale unica alternativa all'offensiva militare, alla
guerra. Per quegli stessi motivi, probabilmente, che indussero Bush
padre nel 1992 a non puntare, come era logico e come auspicammo, su
Baghdad; in definitiva a salvare Saddam, e confermare la condanna
alla sua feroce dittatura del popolo irakeno.
La nostra proposta mira esattamente a un obiettivo che non è esagerato
definire "opposto": "Governo provvisorio", amministrazione insediata
e controllata dall'Onu con il mandato, a tempo, di assicurare agli
irakeni quei diritti democratici, di libertà politica e umani, che
una montagna di dichiarazioni, carte, trattati e convenzioni, da quasi
60 anni vanno scrivendo e pre-scrivendo come diritto fondante la comunità
internazionale, umana, e troppo spesso sono, anche per l'Onu, letteralmente
"lettera morta". Occorre, in questa occasione, invece, rispettarla,
renderla viva, giungere finalmente al rispetto della legalità dettata
e finora inattuata, per non dire tradita. E', questo, il cammino per
giungere alla Organizzazione Mondiale della Democrazia/delle Democrazie.
Quindi noi proponiamo d'urgenza una alternativa alla guerra, per raggiungere
gli stessi obiettivi che altrimenti potrebbero in effetti farla ritenere
non solamente opportuna ma anche necessaria. L'obiettivo é semplice:
"IRAK LIBERO!", "LIBERTA', DEMOCRAZIA, DIRITTI, PACE PER GLI IRAKENI!".
QUESTA ALTERNATIVA E' NON SOLAMENTE E PRINCIPALMENTE ALLA GUERRA,
LO E' ANCHE ALLO STATUS QUO, NON ALTRO CHE CRIMINALE, PERICOLOSISSIMO,
INTOLLERABILE.
Quanto alla pretesa infondatezza dell'obiettivo dell'"esilio" di Saddam,
obiettivo e strumento della nostra proposta, non è che obiezione di
senso comune e di scarso buon senso, se facciamo salva la buona fede
di chi la sostiene.
Saddam deve scegliere fra la morte, per guerra o più probabilmente
per "golpe", in un bunker "berlinese" o assieme a decine di migliaia
di suoi militari e di civili che vuole ammassare a Baghdad come cinico
e inutile deterrente, o la via di fuga protetta che suggeriamo. Il
suo biografo francese, Pierre-Jean Luizarde, ha proprio ieri espresso
la convinzione che Saddam potrebbe proprio optare per questa scelta.
Si tratta ora di passare all'azione, alla lotta, in una situazione
che è anche di corsa al cronometro, contro il tempo.
Si mobilitino, dunque, i governi, i parlamenti, le forze politiche,
l'opinione pubblica, i nonviolenti della libertà del diritto contro
il riproporsi di tradizioni di diserzione, di tradimento, di complicità
perenne con le peggiori dittature, con gli aggressori e oppressori
innanzitutto dei propri popoli.
OGGI IL GRIDO, LA LOTTA, NEI SOLI LUOGHI IN CUI POSSONO COMBATTERSI
PUBBLICAMENTE GLI ERRORI E I CRIMINI DEL POTERE, CIOE' NELLE DEMOCRAZIE,
SIANO: "I-RAK LI-BE-RO!!!", "LIBERTA', DIRITTO, DIRITTI, DEMOCRAZIA,
PER GLI IRAKENI"!!!, "SI MANDI VIA SADDAM!!!". |
APPELLO AL CONSIGLIO DI SICUREZZA.
SADDAM SE NE DEVE ANDARE.
UN "GOVERNO DEMOCRATICO" DELL'ONU
DEVE ESSERE CREATO.
Tra i sostenitori della pace ad ogni costo, eredi
di chi affermava di "Morire per Danzica mai !" o "Meglio rossi che
morti" e degli appelli "pacifisti" e comunisti alla diserzione di
fronte all'esercito hitleriano o davanti ai terroristi del regime
talibano da un lato, e delle azioni pericolose e forse non necessarie
dei fautori della soluzione militare, della guerra, che metta un
punto finale alla minaccia rappresentata dal regime di Bagdad da
un altro lato, emerge un'evidenza accecante: in Iraq e per l'Iraq,
cosi come per l'insieme del Medio Oriente ed del mondo intero, la
vera e duratura alternativa, oggi, non è "la guerra o la pace",
ma "la guerra o la libertà, il diritto, la democrazia e la pace".
Ci rivolgiamo quindi alla Comunità internazionale, alle Nazioni
Unite in primo luogo, perché facciano proprie, immediatamente, le
affermazioni secondo cui l'esilio del dittatore Saddam Hussein cancellerebbe,
per gli Stati Uniti stessi, la necessità della guerra, costituendo
il punto di partenza per una soluzione politica della questione
irachena.
Chiediamo al Consiglio di Sicurezza che decida da subito - partendo
dal presupposto dell'uscita di scena di Saddam e sulla base dei
poteri conferitigli dalla Carta dell'ONU - di porre l'Iraq sotto
un regime di Amministrazione fiduciaria internazionale (un governo
democratico), affidando ad un uomo di stato di altissimo livello
il compito di predisporre, entro un termine di due anni, le condizioni
di un pieno esercizio dei diritti e delle libertà per l'insieme
degli iracheni, donne ed uomini, come esige la Carta dei Diritti
fondamentali delle Nazioni Unite.
Lanciamo un appello alle donne e agli uomini di buona volontà perché
si organizzino e si mobilitino d'urgenza, in tutto il mondo, perché
questa semplice verità, vecchia come la democrazia e la libertà,
trionfi ! Perché la libertà, il diritto, la democrazia e la pace
vincano sulla dittatura e sulla guerra !
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