NOTA SULLA ABOLIZIONE DELLA LEVA OBBLIGATORIA MILITARE E CIVILE

Uno Stato moderno e "ragionevole" non può mantenere un istituto come quello della obbligatorietà della leva che costringe metà della popolazione giovanile, sotto la minaccia di sanzioni penali, a dedicare dieci mesi della propria vita o ad un servizio militare tanto costoso quanto inefficiente o a "corvées" civili di cui finiscono per beneficiare solo i "professionisti del volontariato".

Dunque, il servizio militare e civile deve essere abolito. E' una inutile e, a questo punto, ingiusta "tassa sull'età", che non ha giustificazioni di sorta.

SERVIZIO MILITARE

Appare ormai chiaro che le minacce alla sicurezza, costituite dai sempre più numerosi e gravi conflitti bellici che esplodono in ogni parte del mondo, possono essere affrontate solo da azioni politiche e militari messe in atto dalle istituzioni sovranazionali e che la difesa del territorio può essere assicurata solo in contesti regionali e continentali: tutto ciò pone radicalmente in discussione gli stessi concetti di "sicurezza" e "difesa" nazionale.

Per far fronte a queste esigenze, è sempre più urgente che l'Unione europea adotti una politica internazionale e di sicurezza comune e si doti degli strumenti per realizzarla, e, fra questi, anche di un corpo militare comune, a base volontaria e professionale, posto direttamente sotto il controllo delle istituzioni comunitarie e in grado di svolgere missioni di di peace keeping e di peace making.

Nell'attesa che questa prospettiva si realizzi, e anzi proprio per favorirne la concretizzazione, l'Italia deve abbandonare il modello pletorico ed inefficiente dell'esercito di leva e passare da subito, sull'esempio di molti altri Paesi europei, ad un sistema di difesa di tipo volontario e professionale,

che consenta sin d'ora al nostro Paese di fornire alla comunità internazionale quel contributo di uomini e di mezzi che troppe volte, in passato, nonostante le dimensioni del nostro esercito (e quelle dei relativi bilanci), non siamo stati in grado di garantire.

E' quindi fuor di dubbio che l'attuale modello di difesa, basato sull'esercito di leva, è nello stesso tempo inefficiente e costoso.

SERVIZIO CIVILE

Un istituto nato per affermare un diritto civile si è trasformato in uno strumento di assistenzialismo dell'associazionismo privato e del cosiddetto volontariato, determinando tra l'altro l'inquinamento del mercato del lavoro e l'alterazione delle regole della concorrenza.

Il principio stesso del "volontariato" -costituito, per una parte essenziale, da personale "precettato"- ha finito per essere messo pesantemente in discussione, e, nei fatti, capovolto; a molte associazioni è stata garantita la possibilità di utilizzare a costo zero l'attività di decine di migliaia di persone grazie a leggi dello Stato e alla minaccia di sanzioni penali. Da questo punto di vista, l'abolizione della obbligatorietà del servizio civile rappresenta una misura indispensabile per restituire all'impegno volontario la sua valenza originaria, e per cancellare le forme spurie del volontariato "coatto e di Stato".

Oggi gli obiettori costituiscono una forza lavoro senza alcun diritto contrattuale, che è posta "ope legis" al servizio di enti pubblici e privati, e a cui si affidano spesso mansioni non rispondenti a quanto è previsto dalla stessa legge sul servizio civile.

Inoltre, il sostanziale azzeramento delle garanzie economiche e normative nei confronti degli obiettori consente ai soggetti che li utilizzano di porsi sul mercato dei beni e dei servizi in una posizione di assoluto privilegio rispetto a qualunque altro competitore, in palese violazione dello spirito e della lettera della normativa nazionale ed europea in materia di concorrenza.

La pericolosa prospettiva di una pressoché totale burocratizzazione della società civile è peraltro confermata da quelle disposizioni normative (legge sulle ONLUS, norme sul cosiddetto "terzo settore",...) che, in aggiunta alla manodopera già assicurata dal servizio civile, garantiscono agli stessi enti e alle stesse associazioni lucrose commesse pubbliche e un regime fiscale privilegiato.

QUADRO NORMATIVO

Dopo la recente approvazione della "nuova" legge sull'obiezione di coscienza, è previsto in autunno l'inizio della discussione dei disegni di legge sulla riforma della leva e sul servizio civile nazionale. Ad ulteriore conferma del caos che regna nel (dis)ordinamento giuridico italiano, una materia che dovrebbe essere disciplinata un modo organico ed unitario rischia così di essere regolata da tre distinti atti normativi.

Non è difficile ipotizzare che, pur in presenza di disegni di legge volti alla trasformazione dell'esercito in senso volontario e professionale, verrà invece mantenuto il principio della obbligatorietà della leva, e che questo accadrà non tanto sulla base di considerazioni legate alla scelta dell'uno o dell'altro modello di difesa, quanto piuttosto per giustificare ed estendere l'impiego del "personale di leva" da parte di enti ed associazioni, e quindi, in sostanza, per consolidare e rafforzare l'attuale assetto del servizio civile.

Occorre impedire che questo disegno si realizzi. Occorre impedire che si affermi ulteriormente una concezione illiberale, inefficiente e burocratica dello Stato.

E' possibile. L'articolo 52 della Costituzione non impedisce l'istituzione di un servizio militare volontario. La legge ordinaria può, senza nessun contrasto con la Costituzione, stabilire che il servizio militare è obbligatorio solo in caso di guerra, quando davvero sia in pericolo o in causa la sicurezza e l'integrità del territorio nazionale. In tempo di pace, si può invece prevedere un servizio esclusivamente volontario, facendo così cadere tutti i presupposti anche per il mantenimento della obbligatorietà del servizio civile.

UNO SCANDALO ITALIANO

Nel 1997, i giovani che hanno svolto il servizio civile sono stati 54.867.

Ora, quanto avrebbero dovuto spendere gli enti e le associazioni attualmente convenzionati con il Ministero della Difesa se non si fossero potuti avvalere dell'opera coatta e gratuita prestata dagli obiettori?

La risposta è semplicissima.

Abbiamo preso ad esempio il caso di un giovane di 28 anni che lavora in un'azienda romana con un contratto di formazione di 5° livello per un ruolo esecutivo nel settore del commercio.

Questo contratto determina per l'azienda un costo mensile lordo di £ 2.099.748:

applicandolo a 54.867 persone per 10 mesi, si ottiene una spesa complessiva

di £ 1.152.068.735.160.

Dunque, ogni anno, con il solo servizio civile, i partiti della partitocrazia regalano forza lavoro alle burocrazie statali, parastatali e parapartitiche e ai professionisti del volontariato per un valore superiore ai 1.100 miliardi di lire!

E non finisce qui: se infatti, come i progetti di "riforma" che il Parlamento si appresta a discutere lasciano chiaramente intendere, l' "esercito della manodopera coatta" sarà esteso fino a raggiungere le 100.000 o, peggio, le 150.000 unità, il "regalo di regime" finirà addirittura per sfondare la soglia dei 2.000 o dei 3.000 miliardi di lire...

Ora basta! Leva la leva. FIRMA LA PETIZIONE!