Prefazione

Nota introduttiva

Cap. I - I PRIMI PASSI

1. Come muore il primo partito radicale
2. I giovani guastatori
3. Partito nuovo, politica nuova
4. Primi nuclei per un "partito, non partito"
5. Verso il congresso di rifondazione
6. Il terzo Congresso e lo statuto. Per un'alternativa laica

Cap. II - LE BATTAGLIE PER IL DIVORZIO

1. Tutti uniti, nella lega
2. Dalle manifestazioni di piazza, all'approvazione della legge
3. Il referendum: eravamo soli e disperati, siamo milioni...

Cap. III - DALLE PIAZZE AL PARLAMENTO (1967/1976)

1. Comincia la lunga marcia
2. Dietro ai mille radicali: i movimenti, le prime sedi periferiche
3. Per i referendum: col tavolo sulle spalle
4. Si contano i soldi (bilanci 1973/74/75)
5. L'Italia risponde a Pannella. Quattro radicali alla Camera
6. Dopo il successo elettorale: la disorganizzazione scientifica. Nasce la ribellione interna

Cap. IV - PROGETTO PER UN'ITALIA DIVERSA

1. Uniti a sinistra, fuori la D.C.
2. Otto referendum contro "il regime"
3. Radicali e socialisti: una relazione contrastata
4. La seconda sfida ai cattolici: l'aborto
5. I cittadini ed il Potere: "la carta delle libertà".

Cap. V - TRA AZIONE DIRETTA E PARLAMENTO

1. Stretti tra due chiese: sempre più minoranza
2. 5 milioni di firme per 8 referendum
3. Il finanziamento pubblico: prendere o lasciare
4. La svolta del '79: la lotta alla fame nel mondo
5. Il Partito Omnibus.

Cap. VI - I RADICALI NEL PARLAMENTO

1. In nome del regolamento.

Cap. VII - VERSO IL PARTITO TRANSNAZIONALE

1. Il gruppo romano e gli altri
2. La seconda rifondazione. La questione dei partiti regionali
3. Referendum: ciclo compiuto. Comincia la diaspora. Fame e massacro della natura
4. Si chiude? Il congresso di Budapest. Ma il partito non morirà

Conclusioni

APPENDICE

I congressi del Partito Radicale

Statuto del Partito Radicale - 1967

Statuto del Partito Radicale - 1989

I bilanci dal 1972 al 1989

Elezioni: le percentuali del P.R. (1976-1987)

Gli eletti nelle liste del P.R. (1976-1992)

 

CAPITOLO III DALLE PIAZZE AL PARLAMENTO (1967/1976)

 

1. Comincia la lunga marcia

 

Ricostruire le varie fasi organizzative del partito radicale non è agevole per la mancanza di dati certi e perché quei pochi certi appaiono discontinui: si pensi che il primo "rapporto sullo stato del partito" è stato predisposto soltanto nel 1981 dal tesoriere Marcello Crivellini, e che mai prima di quella data era stato elaborato, anche sommariamente, l'insieme delle informazioni che misuravano, per così dire, fisicamente il partito radicale.

Certamente la filosofia organizzativa del partito rispecchia la concezione stessa del far politica; i radicali si concentravano su obiettivi singoli, anno per anno, creando strutture flessibili adatte al singolo scopo, e da eliminare una volta realizzatolo. Il che se da un lato ha prodotto risultati impensabili per un partito così piccolo ed ha impedito la formazione di burocrazie ed apparati, dall'altro lato "ha diffuso nel partito la valutazione che ogni struttura sia a perdere e che ogni supporto organizzativo della politica debba sottostare alla filosofia dell'usa e getta" (124). Sicché l'estrema flessibilità dell'organizzazione ha impedito il costituirsi di strutture operative permanenti, che forse avrebbero potuto portare alla formazione di uno strumento durevole e più economicamente valido ai fini del partito senza, necessariamente, trasformarsi in una costruzione burocratica e quindi parassitaria. Tenuto conto della caratteristica anomala dell'organizzazione, l'analisi delle strutture deve essere studiata secondo un'ottica non tradizionale perché, altrimenti, si rischierebbe di cadere in un errore di valutazione. Non si può esaminare l'obiettività dei dati seguendo gli schemi di approccio sociologico in uso per gli altri partiti: gli iscritti, in senso quantitativo, geografico, la stratificazione sociale e politica degli stessi devono essere analizzati sotto un profilo particolare. Il partito radicale coinvolge componenti e quantità diverse di persone in base alle lotte che intraprende: perciò il numero degli iscritti ha un rilievo relativo, in quanto vanno considerate le strutture laterali e contingenti, quali per esempio i comitati per i referendum. Lo statuto stesso del partito, peraltro, si ispira a particolari criteri organizzativi di stampo federalista, come abbiamo accennato nel primo capitolo (125).

Pertanto, va fatta subito una prima distinzione tra struttura interna ed esterna; quella interna era articolata in partiti regionali, con statuti autonomi i cui segretari sedevano nel consiglio federativo, che era ritenuto l'organo di permanenza politica tra un congresso e l'altro. Il partito nazionale non avrebbe dovuto essere nient'altro che la federazione dei vari partiti regionali.

L'articolazione esterna permetteva la federazione col partito di gruppi e movimenti non radicali, i cui aderenti non avevano alcun diritto di partecipare ai congressi del partito; avevano, invece, il diritto di designare alcuni rappresentanti nel consiglio federativo. Questo tipo di adesione fu il modo più seguito per federare al partito molti movimenti nati soprattutto nel periodo '71-'75. Bisogna aggiungere che lo statuto prevedeva la possibilità di federare movimenti non radicali, anche a livello locale. La seconda strada, gli accordi a livello locale, però, fu percorsa raramente.

Sta di fatto che attorno al P.R. si era formata una costellazione di associazioni ai fini di lotte specifiche. Le associazioni si sono in effetti servite del partito: è successo anche che qualche gruppo, con il passare del tempo, si sia distaccato dal partito, anzi abbia assunto posizioni critiche verso di esso.

Bisogna però, a questo punto, chiarire che alcune delle associazioni gravitanti attorno ai radicali non sono nate in modo spontaneo, e successivamente si sono federate, secondo la sequenza prevista dello statuto, apportando al partito le aspettative delle persone che rappresentavano. Talune sono state create dallo stesso partito proprio allo scopo di organizzare un certo consenso intorno a specifiche tematiche (126). Ecco perché essendo stati, questi movimenti, per così dire generati dai radicali, bisogna assimilarli, come struttura (numero di iscritti, dislocazione geografica, collocazione ideologica e politica) al partito medesimo.

Le dimensioni del partito, tra il 1967 ed il 1972, sono assai modeste: non più di 250 iscritti, con punta minima di 150, fino alla fine del 1971, e soltanto due sedi, Roma e Milano. Ma non è un dato significativo in sé: devono essere considerati i simpatizzanti e i sostenitori "non iscritti", i quali poi possedevano una tessera. L'entità di questa ultima categoria può essere ipotizzata (mancando qualsiasi riferimento) sulla base dei dati degli anni successivi, in numero almeno pari a quello degli iscritti. Bisogna però ricordare che il partito radicale, per scelta precisa, era autofinanziato. La mancanza di iscritti o sostenitori incideva quindi direttamente sulle capacità finanziarie del partito, essenziali per l'efficacia di qualsiasi iniziativa politica, anche se la struttura, l'organizzazione del partito era basata sul volontariato. Non c'era all'interno del P.R. una burocrazia da mantenere.

In realtà, il vero e proprio finanziamento avveniva ad hoc, per ciascuna iniziativa politica. I radicali, ogni anno, al congresso si riunivano intorno ad un tema, sul quale si sarebbe incentrata la lotta del partito per l'anno successivo. Così il partito chiedeva contributi a chi era interessato alle singole battaglie, come vedremo in seguito, ad esempio per i referendum.

Il periodo dal '67 alla fine del '71 è quello in cui il partito è più povero di iscritti, a crescita zero. Nel corso del decimo congresso (Roma, novembre 1971) si tentò di rafforzarlo, ponendo ai simpatizzanti, per la prima volta, l'alternativa "o crescere fino a mille iscritti entro un anno o scioglimento" (127), alternativa che diventerà poi un imperativo costante nella storia del partito. Nello stesso congresso, per la prima volta, viene proposta la possibilità della doppia tessera, per aumentare la forza del partito. Fino al decimo congresso l'esiguità degli iscritti non aveva posto limitazioni alle strategie radicali, perché il partito dilagava nelle organizzazioni collaterali, come la LID, che durante la battaglia per il divorzio aveva raccolto molte simpatie e decine di migliaia di aderenti dalle provenienze più varie, anzi era diventata quasi un movimento di massa, trasversale a molti partiti ed organizzazioni. Ma una volta conclusa positivamente la battaglia per il divorzio il partito tornò nel suo alveo tradizionale, ritenuto ormai insufficiente per affrontare sul piano organizzativo tutte le altre tematiche che si volevano portare avanti.

Di qui l'idea di Marco Pannella, psicologicamente traumatica e suggestiva, dell'autoscioglimento, con l'alternativa di continuare a vivere se il partito avesse raggiunto almeno mille iscritti dato che soprattutto la cronica povertà di mezzi finanziari avrebbe costituito sempre un impedimento di fronte ad iniziative anche modeste. Il partito aveva sempre vissuto con i contributi dei propri militanti, e quindi soltanto un consistente aumento del loro numero avrebbe potuto rimpinguare le casse del partito stesso. Si consideri che le entrate del P.R., in questi anni, non superavano la soglia dei dieci milioni, somma che, anche per quei tempi, rappresentava una cifra povera, non certamente adeguata a mantenere una struttura anche minima, sia pure di sopravvivenza.

Il decimo congresso pose le basi organizzative per il rilancio del partito. Il primo vistoso risultato della mobilitazione del partito si può desumere dalla lettura di due documento: il bilancio consuntivo del 1° nov. 1971 - 15 ott. 1972 e l'elenco degli iscritti, con le indicazioni dei luoghi di residenza e delle somme versate per il tesseramento (128).

Il bilancio consuntivo (129) reca entrate per 25.839.424 lire, ed uscite per lire 30.136.028 con un disavanzo di 4.046.164 lire. Si noti che l'importo di questo bilancio è triplo rispetto all'ultimo conosciuto: trenta milioni contro dieci. Dalle poste di entrate si desume che gli iscritti paganti al 15 ottobre 1972 sono stati 598; la voce relativa ai non iscritti reca versamenti ricevuti da 823 sostenitori, un numero superiore a quello degli iscritti. Considerato che la quota di tesseramento era stata stabilita in lire 12 mila all'anno, se si divide l'entrata posta sotto la voce "quota iscritti" per il numero dei tesserati si ottiene una somma di circa 4.100, il che fa ritenere che non tutti gli iscritti avevano versato la quota richiesta. Questo calcolo rende non perfettamente attendibili i dati relativi al numero degli iscritti (130).

Da questo bilancio appare in tutta evidenza la scarsità dei contributi dei movimenti federati, inferiori di oltre la metà rispetto al preventivo. Per il referendum sul divorzio era stata preventivata una entrata di 5 milioni di lire ed invece si riscosse la somma di 456.600 lire. Di contro, se si osserva il capitolo di uscite, per la stessa voce si può notare che ad un preventivo di sei milioni corrispose la spesa di lire trentaquattromila.

Dall'insieme di questo primo scarno bilancio appare, in tutta evidenza, la scelta antiburocratica dei radicali. Si veda, per esempio, sotto la voce "rimborso spese" iscritta in uscita la somma di lire 2.494.630 e 1.590.150 per collaboratori, giustificata nell'allegato, come rimborso "ad una unica persona che assicura la propria collaborazione dalle otto alle tredici".

Dunque, l'azione del partito si basava sul volontariato, sullo spontaneismo, qualche volta anche casuale, dei pochi e dei molti che, per la maggior parte, erano persone appartenenti a quelle aree direttamente interessate al problema per il quale in quel momento ci si stava battendo, per esempio il divorzio, l'aborto, l'obiezione di coscienza.

Siffatta scelta, cioè un bilancio estremamente scarno, tuttavia, poteva costituire un limite allo sviluppo del partito che, seppure piccolissimo, doveva funzionare, doveva in qualche modo poter contare su di una pur minima struttura.

Alla povertà del bilancio si collega la questione dei "media", sul quale ci soffermeremo più avanti, punto dolente sempre posto dai radicali al centro di ogni dibattito. Fin dall'inizio, i rifondatori del P.R. avevano sperimentato l'arma micidiale del silenzio sul loro gruppo, sulle loro tematiche, sulle loro iniziative. Tutto questo concertato silenzio durò finché la natura dei diritti di cui i radicali si facevano tutori non si aprì ad un più ampio spettro, finché, insomma, non urtò contro enormi interessi politici, ideali ed economici. Soltanto al momento di questo impatto con la realtà degli interessi costituiti, si accesero sul P.R. le luci dei media, ma spesso per denigrare questo modo "tutto contro", "bizzarro", estraneo al sistema italiano di far politica.

Dall'elaborazione dell'elenco degli iscritti il P.R. appariva un partito fortemente urbano, concentrato nelle aree centro-settentrionali del Paese, con qualche presenza nel Sud e nelle Isole, con prevalenza romana, e una presenza significativa a Milano. Il 40 per cento dei 636 tesserati al 20 ott. 1972 risiede a Roma, il 6 per cento a Milano, le due città storiche per i radicali. Si nota un accenno di diffusione del partito in Piemonte ed in Emilia Romagna e, comunque, il P.R. qualche volta con un solitario iscritto è presente in quasi tutte le città (vedi tabelle nn. 1 e 2).

 

TAB. 1

Iscritti al P.R. al 15 ottobre 1972

 

AREE N. ISCRITTI % SUL TOTALE
     
NORD 276 43,46%
CENTRO 306 48,20%
SUD e ISOLE 53 8,31%
TOTALE 635 100,00%

 

 

REGIONI N. ISCRITTI % SUL TOTALE
LAZIO 264 41,57%
LOMBARDIA 74 11,65%
PIEMONTE 60 9,44%
EMILIA ROMAGNA 54 8,5%
FRIULI VEN. GIULIA 38 5,98%
TOSCANA 35 5,51%
VENETO 23 3,62%
PUGLIA 1 2,83%
LIGURIA 12 1,88%
SICILIA 11 1,73%
VALLE D'AOSTA 11 1,73%
CAMPANIA 10 1,57%
SARDEGNA 6  
UMBRIA 5  
CALABRIA 4  
TRENTINO ALTO AD 4  
ABRUZZO 3  
MARCHE 2  
BASILICATA 1  
MOLISE -  
ITALIA 635  

 

Fonte: Nostra elaborazione dall'elenco degli iscritti pubblicato in "Notizie Radicali" n. 173, 20 ottobre 1972, ciclostilato.

 

 

TAB. 2

 

CAPOLUOGHI DI PROVINCIA N.ISCRITTI NEL CAPOLUOGO PERCENTUALE ISCRITTI SUL TOTALE
ROMA 255 (8)* 40,15%
MILANO 39 (8) 6,14%
TRIESTE 30 (1) 4,72%
TORINO 25 (7) 3,39%
BARI 12 (3) 1,88%
BOLOGNA 12 (4) 1,88%
REGGIO EMILIA 12 (5) 1,88%
AOSTA 11 1,73%
CUNEO 9 (8)  
PISA 8  
FIRENZE 7 (6)  
GENOVA 7  
VERONA 7  
NAPOLI 6 (1)  
PERUGIA 5  
RAVENNA 5  

 

(*) Il numero tra parentesi indica il numero degli iscritti nella provincia.

 

Nota: I rimanenti capoluoghi sono al di sotto dei 5 iscritti. Fonte: Nostra elaborazione dall'elenco degli iscritti pubblicato in "Notizie Radicali n. 173, 20 ottobre 1972, ciclostilato.

 

 

L'appello pressante lanciato alla vigilia dell'undicesimo congresso (nov. 1972) sortì un discreto successo. Gli iscritti raggiunsero il numero di 1.300, trecento in più della soglia che si era stabilita per sopravvivere (131). Si contarono anche mille e cento sostenitori senza tessera. Contribuì a questa espansione la doppia tessera: circa un quinto degli iscritti risultò in possesso della tessera di un altro partito, di cui il 38,2 per cento aveva la tessera del P.S.I., il 31,8 per cento del P.R.I., l'11 per cento della "sinistra di classe"; il 9,5 per cento del P.C.I., il 9,5 per cento del P.L.I. (vedi tabella n. 3). Come si vede la maggioranza dei doppio tesserati proveniva dal partito socialista, per la comunanza di lotte e di obiettivi con questo partito, con il quale, nel corso degli anni, il P.R. sarà in costante rapporto dialettico.

 

TAB. 3

Doppie tessere P. R. (11° Congresso novembre 1972)

 

PARTITO O GRUPPO N. (STIMA) % % SUL TOTALE DEGLI ISCRITTI (n. = 1300)  
PSI (90) 38,2 7,0
PRI (74) 31,8 5,6
SINISTRA DI CLASSE E ANARCHICI (26) 11,0 2,0
PCI (22) 9,5 1,7
PLI (22) 9,5 1,7
  (234) 100,00 18,0

 

 

Fonte: MASSIMO GUSSO, "Il P.R.: Organizzazione e leadership", CLEUP, Padova, 1982 pag. 39 (da ANGIOLO BANDINELLI "Il partito dei referendum" in "La prova radicale", n. 5, 1973).

 

 

Una indicazione organizzativa fu contenuta nella mozione approvata dall'undicesimo Congresso: essa impegnava il partito federale ad assicurare, con le sue strutture, con le sue funzioni, la formazione dei partiti radicali regionali per realizzare appieno quel modello di tipo federale che era stato prefigurato nello statuto del 1967 (132). In quel momento i radicali avvertivano l'esigenza di radicare il partito su tutto il territorio nazionale e sono convinti di avere, finalmente, i numeri per poter realizzare tale intendimento.

 

 

2. Dietro ai mille radicali: i movimenti, le prime sedi periferiche.

 

All'indomani dell'XI Congresso, che aveva posto le basi numeriche per una ripresa delle iniziative politiche, la dirigenza radicale si decise ad affrontare un altro problema: il forte sbilanciamento territoriale del partito, che aveva una grossa presenza nella capitale, quasi inesistente nel resto del paese. Di conseguenza ne derivava una estrema centralizzazione del partito, cosa contraria allo spirito libertario a cui volevano uniformare l'organizzazione, e poteva rendere inefficaci le azioni intraprese. Si decise, pertanto, in occasione della riunione della direzione del 5/7 gennaio 1973 (133) di approntare i primi strumenti organizzativi per il rafforzamento delle strutture locali del partito. Tra questi, secondo i dirigenti del partito, figurava il potenziamento del giornale "Notizie radicali". Si comincia così a delineare una prima struttura territoriale del partito: al 10 gennaio 1973 risultano costituite 14 sedi del P.R., di cui solo quattro sono sedi vere e proprie (Cuneo, Torino, Firenze, Roma), nove sono presso abitazioni private (Verona, Vicenza, Bologna, Faenza, Pisa, Milano, Trieste, Schio e Mantova) ed una (Venezia) risulta addirittura ubicata presso una casella postale (tab. 4).

 

TAB. 4

Sedi e recapiti del P.R. 1973

 

REGIONI GENNAIO 1973 APRILE 1973
VALLE D'AOSTA - 1
PIEMONTE 2 2
LIGURIA - 1
LOMBARDIA 2 3
VENETO 4 4
TRENTINO SUD T. - -
FRIULI VENEZIA G. 1 1
EMILIA ROMAGNA 2 5
MARCHE - -
ABRUZZO - -
MOLISE - -
UMBRIA - -
TOSCANA 2 2
LAZIO 1 1
CAMPANIA - -
CALABRIA - -
BASILICATA - 1
PUGLIA - -
SICILIA - 1
SARDEGNA - -
ITALIA 14 22

 

Fonte: Nostra elaborazione da "Notizie Radicali", n. 175, 10 gennaio 1973 e "Notizie Radicali", nn. 193-194, 10 aprile 1973.

 

 

In quel periodo sono anche nati alcuni comitati promotori per la costituzione di partiti regionali: furono sicuramente formati in Veneto, Emilia-Romagna e Toscana. Nei successivi tre mesi (aprile 1973) le sedi periferiche erano diventate ventuno, quasi il doppio (vedi tabella 4). Furono fondate le prime due sedi nel Sud, a Palermo, ed a Policoro, in provincia di Matera, centro rurale della riforma fondiaria lungo la parte ionica della Basilicata. E' necessario precisare che tra le sedi indicate una decina sono semplici recapiti.

Le sedi periferiche cominciarono ad attivarsi ed a promuovere delle iniziative in proprio a partire dalla primavera del 1973, come risulta dai documenti pubblicati su "Notizie radicali". A Torino, ad esempio, inizia le pubblicazioni un "Notiziario radicale", a cura della sede locale (134).

Intanto la presenza del P.R. si allargava, anche grazie ai movimenti federati che cominciavano a sorgere agli inizi degli anni Settanta, e che muovevano attorno al partito nuove energie. Questi movimenti davano voce ad esigenze che, ormai mature nella coscienza del paese, non trovavano, tuttavia, spazio nei partiti tradizionali.

La mappa dei movimenti, nel periodo iniziale '71-'73, presenta contorni imprecisi. I dati disponibili sono scarsi, non analitici. Le uniche notizie riscontrabili, seppure in una fonte secondaria, si riferiscono soltanto ad uno dei movimenti, quello antimilitarista, il solo che si era dato una vera e propria struttura.

Il movimento antimilitarista era nato, informalmente, nel 1967, in occasione della prima marcia organizzata dal P.R. sul percorso Milano-Vicenza. Da quell'anno in avanti, in contemporanea con i congressi radicali, si erano svolti convegni antimilitaristi che poi sfociarono nella costituzione della Lega Obiettori di Coscienza il 21 gennaio 1973, in Roma. Conosciamo il numero delle sedi della LOC (Lega Obiettori di Coscienza) nel 1973: sono trentuno, sparse su tutto il territorio nazionale, dal Nord al Sud, e possiamo considerare questa struttura periferica anche riferita al partito radicale (Tabella 5).

 

TAB. 5

Sedi L.O.C. 1973

 

REGIONE MARZO 1973
VALLE D'AOSTA -
PIEMONTE 3
LIGURIA 2
LOMBARDIA 6
VENETO 2
TRENTINO SUD TIROLO 1
FRIULI 2
VENEZIA GIULIA 2
EMILIA ROMAGNA 2
MARCHE -
ABRUZZO -
MOLISE -
UMBRIA 1
TOSCANA 2
LAZIO 2
CAMPANIA 3
CALABRIA -
BASILICATA 1
PUGLIA 2
SICILIA 2
SARDEGNA -
ITALIA 31

 

 

Fonte: "Notizie Radicali", 8 marzo 1973, nn. 189-190. Tratta da: M. GUSSO, "Il P.R.: Organizzazione e leadership", pag. 44.

 

 

Sulle tematiche della liberazione sessuale si costituirono due movimenti, il MLD (Movimento di Liberazione della Donna) ed il FUORI (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani), (135).

Il primo, fondato da militanti radicali, nasce nel 1970, già federato al P.R. Fu lo strumento del partito per allargare il consenso intorno alla battaglia abortista.

Il secondo, il FUORI, fu costituito nel 1972, con l'appoggio materiale e politico del PR; il promotore ne fu Angelo Pezzana, iscritto al P.R. fin dal 1972, che faceva anche parte della direzione del partito eletta al congresso di Torino nel novembre '72. Il FUORI si federò al P.R. durante il congresso di Milano, nel novembre 1974. Nella costellazione dei movimenti, attorno al P.R., ebbe vita breve quello denominato Lega Italiana per l'abrogazione del Concordato. Infatti, restò in vita soltanto un anno, dal 14 febbraio 1971 all'ottobre 1972. Il motivo della scarsa presa del movimento anticoncordatario è da ricercare nel fatto che il fine che si proponeva non era sentito, alla base, come sentimento popolare, contrariamente a quanto accadeva per il divorzio. Inoltre la composizione stessa della Lega, espressione dei partiti (P.L.I., P.S.I., P.R.I., indipendenti di sinistra) per ovvi motivi di alchimie politiche e di opportunismi (collaborazione governativa con la D.C.) era di per sé un impedimento al suo sviluppo.

In questo stesso periodo, e precisamente il 20 settembre 1973, cominciò ad operare, seppure inizialmente in modo sotterraneo, il CISA (Centro Italiano Sterilizzazione e Aborto), che negli anni successivi darà un apporto di grande rilievo ad una delle battaglie centrali dei radicali (136). Era organizzato come una struttura operativa, con lo scopo di fornire informazioni sulla contraccezione e concreta assistenza per l'aborto, il tutto gratuitamente.

Riguardo al numero degli iscritti in questo periodo (novembre 1972/novembre 1973) non esistono fonti per rilevarlo.

Al Congresso di Verona, nel novembre 1973, entrarono negli organi centrali del P.R. nuovi elementi, provenienti dalle diverse realtà territoriali. Per la prima volta il partito radicale sembrava non caratterizzato dalla prevalenza della componente "romana", costante fin dalla sua fondazione. Diventò infatti segretario nazionale Giulio Ercolessi, un ventenne di Trieste. Nella stessa occasione, con una sortita clamorosa, Marco Pannella, leader storico indiscusso del P.R., dichiarò che non intendeva rinnovare l'iscrizione al partito, affermando che "se questo è il momento dello scontro, allora questo è il momento più di ogni altro di andare alla lotta con rigore e fiducia nelle nostre idee; di andarci in formazione libertaria, cioè senza leaders, senza tendenze sull'accentramento, senza conferimenti di carismi, senza bandiere, senza nomi, senza simboli, che non siano unicamente funzionali e tecnici rispetto alle lotte" (137).

Fu soltanto una dichiarazione di principio, perché anche da non iscritto, nei momenti di crisi del partito, Pannella intervenne ugualmente, col peso della sua esperienza politica e del suo indiscusso carisma.

Sempre a Verona si gettarono le basi del progetto degli otto referendum, per il cui svolgimento sarebbero state raccolte le firme nella primavera successiva (138).

 

3. Per i referendum: col tavolo sulle spalle

 

Nel 1974 il partito riversa le sue energie nelle piazze e sui marciapiedi, dove sono urgenti i problemi del divorzio e della raccolta firme per i referendum appena decisi, per le lotte a favore dei detenuti, per gli scioperi della fame, contro la disinformazione della RAI-TV. Siffatto modo di far politica condizionò il reclutamento di nuovi iscritti, da un punto di vista formale. Perché, se da una parte cresceva il consenso intorno al P.R., grazie ai comitati per i referendum ed alle molteplici lotte in corso di svolgimento, dall'altra veniva trascurata la campagna per il tesseramento (139). Sicché si giunse al 14° Congresso di Milano nel novembre 1974, con poco meno di duemila iscritti, una cifra che riportiamo, anche se incerta (140).

A questo si aggiungeva che il funzionamento delle strutture era sempre difficile. La scarsa circolazione delle informazioni all'interno del partito, tra il centro e la periferia, era certamente il nodo più importante da risolvere.

"Notizie Radicali" riporta infatti le lamentele delle associazioni locali le quali, non riuscendo ad essere informate per tempo delle iniziative del partito a Roma, trovavano difficoltà ad orientarsi (141). Pertanto, dopo il terzo congresso - il primo del partito rifondato - si dette vita ad un periodico "Notizie Radicali", che avrebbe avuto il compito di collegare la direzione con le sedi locali, di informare i militanti dei vari movimenti, ed anche di essere luogo di dibattito e punto di riferimento per tutti.

Nonostante che l'impegno finanziario, in rapporto al bilancio del partito, per questa iniziativa giornalistica fosse notevole (il 24 per cento delle uscite, nell'anno 1973/74) (142), le pubblicazioni di "Notizie Radicali" non rispettavano la periodicità, e la distribuzione agli iscritti ed ai simpatizzanti non era regolare.

La prima serie (67/72) era ciclostilata ed ogni copia a stampa, anche successivamente al '72, appare di formato, di grafica, di impostazione sempre diversi; inoltre i redattori non erano mai fissi. Il P.R. non aveva certo la capacità finanziaria di dotarsi di un giornale quotidiano. Comunque, per precisa scelta ideologica, il messaggio da inviare all'opinione pubblica non doveva passare attraverso un organo di partito, ma doveva essere trasmesso attraverso i mass-media, con lo scopo di raggiungere un pubblico il più vasto possibile. "Notizie radicali" era quindi uno strumento di mobilitazione e di stimolo intorno a determinate battaglie politiche, interno al partito, non un organo di propaganda e di esternazione della linea ufficiale della dirigenza.

Le iniziative giornalistiche radicali sono conseguenti a queste scelte ideologiche: nel '63 la fondazione dell'"Agenzia radicale", di cui già ci siamo occupati (143) e, negli anni Settanta, gli scioperi della fame e della sete per ottenere spazi nelle reti della RAI-TV di Stato.

Ma anche "Notizie radicali" non era immune da quei vizi che nel partito si temevano: alcuni militanti locali, infatti, lamentavano che il giornale veniva partorito al centro, e a opera di pochissimi addetti ai lavori; e quindi se non poteva considerarsi una fonte di potere in senso proprio, comunque non era un idoneo strumento di dibattito politico all'interno del partito.

Negli stessi anni uscirono altri due giornali del P.R., "La Prova Radicale", trimestrale, ed il quotidiano "Liberazione", che visse soltanto un anno, dall'autunno '73 all'autunno '74. "La Prova Radicale", uscito nel '71 al '73, e redatto da un collettivo di collaboratori militanti, approfondì i temi delle battaglie radicali fornendo documentazioni. Nei primi numeri usò un linguaggio narrativo ed informativo; mentre negli ultimi numeri si occupò di saggistica politica. Il quotidiano "Liberazione" nacque come supporto al progetto referendario, e rappresentò il tentativo di informare l'opinione pubblica sui temi politici dei radicali.

La breve vita di "Liberazione" non permise di colmare il vuoto di informazione esistente sul P.R. Per supplire alla mancanza di collegamenti fra centro e periferia venne adottato l'invio, anch'esso molto disorganizzato, di volantini e di opuscoli, nei quali veniva spiegato il contenuto delle lotte radicali, ed anche le tecniche di raccolta delle firme per i referendum.

Comunque le sedi e i recapiti periferici continuavano a moltiplicarsi: in capo ad un anno passarono da ventuno e trentasette, di cui sette nel Sud. Di sedi effettive, però, se ne contavano 13; le restanti 24 erano semplici recapiti (Tabella 6). Una più sensibile presenza il P.R. la poté finalmente ottenere con la fondazione dei comitati per gli otto referendum del 1974, come si legge nella tabella n. 7. In totale vennero costituiti centotrentacinque comitati, sparsi in tutte le regioni, il 50 per cento dei quali fondati dal P.R. e dai gruppi federati.

 

TAB. 6

Sedi e recapiti P. R. 1974

 

REGIONE MARZO 1974
VALLE D'AOSTA 1
PIEMONTE 3
LIGURIA 1
LOMBARDIA 3
VENETO 4
TRENTINO SUD TIROLO 2
FRIULI VENEZIA GIULIA 3
EMILIA ROMAGNAò4  
MARCHE 2
ABRUZZO 1
MOLISE -
UMBRIA 1
TOSCANA 3
LAZIO 2
CAMPANIA 2
CALABRIA 1
BASILICATA -
PUGLIA 2
SICILIA 1
SARDEGNA 1
ITALIA 37

 

Fonte: "Liberazione", n. 9 marzo 1974, cfr. M. GUSSO, "Il P.R.: Organizzazione e leadership", CLEUP, Padova, pag. 48.

 

 

Nel corso delle campagne referendarie il P.R. trovò un sistema nuovo per entrare in contatto con gli elettori impiantando centri mobili, costituiti da tavoli nelle piazze e nelle strade per la raccolta delle firme e contemporaneamente per informare i cittadini delle tematiche radicali, formare un indirizzario a cui inviare giornali e volantini.

Sempre nel corso di questa campagna si riuscì a reclutare un agguerrito gruppo di nuovi militanti.

Infatti secondo alcune ricerche condotte tra il '76 e il '79 sui partecipanti ai congressi nazionali del P.R. (144), ancora nel '77 il 27,8% degli iscritti radicali risulta essersi avvicinato al partito durante la campagna degli otto referendum.

Ancora nel '79 il 30% circa degli iscritti radicali proviene dalla stessa esperienza.

La campagna referendaria, nonostante l'impegno dei radicali, non ebbe un esito positivo: si riuscì a raccogliere circa 150.000 firme per ciascun referendum, contro le 500.000 che, secondo la legge, sono necessarie per la validità della richiesta. Tuttavia se si tiene conto dell'esiguità del numero degli iscritti, meno di 2.000 (145), in confronto al 1.200.000 di firme raccolte complessivamente il risultato, in termini di potenziale aggregazione del consenso, fu rilevante.

 

TAB. 7

Comitati per gli "8 referendum" del 1974 facenti capo al P.R. e ad altri gruppi e movimenti. (Marzo 1974)

 

REGIONE PRI- FGR PSI- FGSI UIL Circoli di area libertaria e anarchica Comunità cristiane per il socialismo PdUP, A.O. e altri extraparlamentari Pr, gruppi federati e simpatizzanti Totale
VALLE D'AOSTA             1 1
PIEMONTE     2       6 9
LIGURIA         1   3 4
LOMBARDIA   1 2 1   1 9 13
VENETO 1 1 1       6 9
TRENTINO SUD. T.   1 1       5 8
FRIULI V. GIULIA             4 4
EMILIA R. 3 1 2       4 10
MARCHE 1 1   2     3 7
ABRUZZO 1   3 1     3 8
MOLISE                
UMBRIA 1           1 2
TOSCANA 1 4 1 3   1 8 18
LAZIO 1   2       5 8
CAMPANIA             2 2
CALABRIA     2       1 3
BASILICATA     2         3
PUGLIA 3 1 1   1 1 5 11
SICILIA 5   7       2 14
SARDEGNA     3       1 4
ITALIA 18 9 29 8 2 2 67 135

Fonte: "Liberazione", n. 9, 28 marzo 1974, elaborazione di M. GUSSO, "Il P.R.: Organizzazione e leadership", CLEUP, Padova, pag. 44.

 

 

Il fallimento della campagna referendaria si ripercosse però su quei dirigenti radicali che avevano puntato tutto sul progetto contenuto nelle consultazioni: Giulio Ercolessi, segretario nazionale, si disimpegnò dal suo mandato, creando una vacanza nell'esecutivo. Nella crisi si inserì Marco Pannella che iniziò un digiuno il 3 maggio 1974 per chiedere l'accesso del P.R. alla RAI-TV. In sostanza la protesta mirava a far uscire il partito dall'isolamento. Dopo settanta giorni di digiuno venne alla ribalta sulla stampa nazionale il "caso Pannella". Molte personalità politiche e intellettuali a questo punto dichiararono la loro solidarietà ai radicali. Il leader ancora una volta si rivelava, con il suo carisma, un importante fattore di organizzazione, in grado di supplire almeno in parte alle carenze strutturali del partito con un'azione individuale di indubbia efficacia.

Si giunse così al XIV Congresso di Milano (nov. 1974), che confermò l'uso del referendum abrogativo e si pose come obiettivo politico il raggiungimento del 20% della componente socialista e libertaria della sinistra italiana.

Durante i lavori del congresso vi fu un duro scontro sulla mozione organizzativa fra chi proponeva l'elezione di una direzione nazionale da parte del congresso, in aggiunta allo statutario "Consiglio Federativo", e chi vi si opponeva perché pensava che la direzione avrebbe finito con il controllare la segreteria che, per statuto, doveva rispondere solo al congresso.

Prevalse una soluzione di compromesso che prevedeva la costituzione di una direzione con compiti di coordinamento fra segreteria, tesoreria, e consiglio federativo. Sempre dalla mozione organizzativa si desume che i partiti regionali, i quali avrebbero dovuto costituire il nucleo principale del partito, non erano stati ancora costituiti, probabilmente per mancanza di consistenza numerica e di autonomia di iniziativa politica dei centri periferici.

Era necessario provvedere subito alla promozione dei partiti regionali e, di conseguenza, anche ad una ristrutturazione degli organi centrali. Quindi il congresso deliberò di eleggere i membri del consiglio federativo tenendo conto delle diverse realtà territoriali; il presidente avrebbe dovuto avere come compito prioritario assicurare l'integrazione del consiglio stesso in base ad alcuni criteri prefissati: elezione da parte di conferenze territoriali degli iscritti convocate in base ad aggregazioni interregionali stabilite (146). Tale integrazione avrebbe dovuto realizzarsi entro il febbraio 1975. Per assicurare la posizione dei movimenti federati, quale parte integrante del partito, venne stabilito che ciascun gruppo o lega avrebbe avuto il diritto di designare due rappresentanti in seno al consiglio federativo.

La composizione del consiglio, per i membri eletti dal XIV Congresso, rispecchia lo sbilanciamento già notato del partito verso il Nord dell'ltalia: solo tre consiglieri su venticinque provengono dal Sud.

Nella mozione politica del XIV Congresso vi è un aspetto che riguarda direttamente l'organizzazione del partito: si prevedeva che, in deroga allo statuto, ogni decisione di partecipazione alle elezioni a livello nazionale, regionale e locale (147) avrebbe dovuto comunque essere deliberata dal consiglio federativo con criteri unitari. Questa decisione non poteva certo rafforzare l'autonomia delle associazioni locali, ma era giustificata dal particolare momento politico e dallo stato del partito.

La mancanza di informazione all'interno del partito appare cronica: al centro mancano notizie sulle iscrizioni dalle sedi locali (tranne da Milano e da Roma) le quali faticano oltre tutto a trovare i soldi per pagare anticipatamente le tessere da richiedere al partito federale (148).

Ma ben presto gli organi dirigenti del partito si trovarono di fronte ad avvenimenti che assorbirono tutte le loro attività.

Il 1975 è l'anno della campagna per cinque referendum (aborto, abrogazione del codice penale militare di pace, abrogazione dell'ordinamento giudiziario militare, concordato, norme del codice Rocco contro la libertà di manifestazione del pensiero); e in particolare quello per la depenalizzazione dell'aborto occupa un posto centrale nelle lotte dei radicali, fino a determinare, nel gennaio 1975, l'arresto del segretario nazionale del partito Gianfranco Spadaccia, per le attività legate al CISA. Per questi motivi il 1975 fu ancora un anno di intensa mobilitazione nelle piazze e nelle strade, dove i radicali cercavano il consenso per le proprie iniziative, piuttosto che attraverso un reclutamento formale di iscritti. Vennero organizzati 463 comitati per la raccolta delle firme, di cui il 60% promossi dal solo partito radicale, che aumentava la propria presenza di cinque volte rispetto al 1974 (da 67 comitati organizzati a 277) (vedi tabelle 8 e 9). Venne curata più che altro la campagna pro-aborto, che era sicuramente il problema più sentito a livello sociale: si raccolsero 640.000 firme circa, al di sopra del numero minimo necessario. Rispetto all'anno precedente, i comitati per il referendum erano sparsi più diffusamente in tutta Italia e non solamente nei grossi centri urbani: circa il 800% delle firme raccolte provengono dai comuni fra i 50.000 e i 450.000 abitanti (149).

 

 

 

TAB. 9

Comitati per i referendum del 1974 e 1975

 

PARTITO O MOVIMENTO 1974 n. comitati organizzati % 1975 n. comitati organizzati %
Partito Radicale (Gruppi federati e simpatizzanti 67 49,63 277 59,85
UIL 29 21,48 15 3,24
PRI/FGR 18 13,33 7 1,51
PSI/FGSI 9 6,67 68 14,68
         
Circoli libertari e anarchici 8 5,93 4 0,86
         
Comunità cristiani per il socialismo 2 1,48 - -
         
PdUP, AO, altri ex.gruppi femministi 2 1,48 17 3,67
PLI/GLI - - 3 0,65
PSDI - - 2 0,43
PCI - - 1 0,21
         
Gruppi sindacali e aziendali - - 13 2,81
         
AIED, circoli culturali vari - - 56 12,09
  135 100,00 463 100,00

 

 

Fonte: Cfr. Tabella 8.

 

 

Ancora una volta un'idea di Marco Pannella aveva favorito e affiancato l'azione delle strutture del partito, che rivelava peraltro una consistenza maggiore rispetto agli anni precedenti.

Il leader radicale inventò la "Lega XIII Maggio - Movimento Socialista per i Diritti e le Libertà Civili" per aggregare il consenso intorno all'aborto (150). In effetti riuscì ad ottenere una pagina settimanale dedicata all'argomento su "L'Espresso", che appoggiò finanziariamente l'iniziativa. Il fatto di rompere l'isolamento e l'ostilità attorno al P.R., collegando fra loro vaste forze (U.I.L., Partito Socialista, P.R.I.) attraverso l'azione di un organo di stampa contribuì all'esito favorevole della raccolta delle firme.

Nel 1975 le sedi e i recapiti del partito radicale aumentarono considerevolmente: il 24 maggio erano 69, di cui 17 nel Sud (quasi tutti indirizzi privati) e nell'ottobre arrivarono al numero di 82. Tranne che nel Molise, in tutte le regioni ormai esisteva almeno un recapito del partito (tabella 10). Per quanto riguarda i partiti regionali, alla fine di agosto del '75 ne risultarono formalmente costituiti 5 (151). In questo periodo l'articolazione periferica poteva anche contare sulla organizzazione locale dei movimenti ad esso federati: la LOC aveva 52 sedi in tutta Italia, anche in piccoli centri del Sud, e quindi così potenziata assunse una maggiore autonomia, pur mantenendo stretti legami ideali con i radicali. Il movimento di liberazione della donna aveva 18 sedi, e la sua presenza era influente nelle regioni centro-settentrionali (152). A quest'ultimo movimento si affiancava e in qualche località si sovrapponeva il CISA, che dichiarava l'esistenza di centri operativi per l'aborto e la contraccezione nelle seguenti città: Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Roma, Torino, Ancona, Pisa, Sassari, Siena, Mestre (153). Si può considerare un gruppo di assalto: dichiarava pubblicamente di aver fatto abortire dal febbraio al 30 dicembre '75 10.141 donne.

 

TAB. 10

Sedi e recapiti del P.R. 1975

 

REGIONI MAGGIO 1975 OTTOBRE 1975
     
VALLE D'AOSTA - 1
PIEMONTE