CAPITOLO
III DALLE PIAZZE AL PARLAMENTO (1967/1976)
1. Comincia la lunga
marcia
Ricostruire le varie
fasi organizzative del partito radicale non è
agevole per la mancanza di dati certi e perché quei
pochi certi appaiono discontinui: si pensi che il
primo "rapporto sullo stato del partito" è
stato predisposto soltanto nel 1981 dal tesoriere
Marcello Crivellini, e che mai prima di quella data
era stato elaborato, anche sommariamente, l'insieme
delle informazioni che misuravano, per così dire,
fisicamente il partito radicale.
Certamente la
filosofia organizzativa del partito rispecchia la
concezione stessa del far politica; i radicali si
concentravano su obiettivi singoli, anno per anno,
creando strutture flessibili adatte al singolo scopo,
e da eliminare una volta realizzatolo. Il che se da
un lato ha prodotto risultati impensabili per un
partito così piccolo ed ha impedito la formazione di
burocrazie ed apparati, dall'altro lato "ha
diffuso nel partito la valutazione che ogni struttura
sia a perdere e che ogni supporto organizzativo della
politica debba sottostare alla filosofia dell'usa e
getta" (124). Sicché l'estrema flessibilità
dell'organizzazione ha impedito il costituirsi di
strutture operative permanenti, che forse avrebbero
potuto portare alla formazione di uno strumento
durevole e più economicamente valido ai fini del
partito senza, necessariamente, trasformarsi in una
costruzione burocratica e quindi parassitaria. Tenuto
conto della caratteristica anomala
dell'organizzazione, l'analisi delle strutture deve
essere studiata secondo un'ottica non tradizionale
perché, altrimenti, si rischierebbe di cadere in un
errore di valutazione. Non si può esaminare
l'obiettività dei dati seguendo gli schemi di
approccio sociologico in uso per gli altri partiti:
gli iscritti, in senso quantitativo, geografico, la
stratificazione sociale e politica degli stessi
devono essere analizzati sotto un profilo
particolare. Il partito radicale coinvolge componenti
e quantità diverse di persone in base alle lotte che
intraprende: perciò il numero degli iscritti ha un
rilievo relativo, in quanto vanno considerate le
strutture laterali e contingenti, quali per esempio i
comitati per i referendum. Lo statuto stesso del
partito, peraltro, si ispira a particolari criteri
organizzativi di stampo federalista, come abbiamo
accennato nel primo capitolo (125).
Pertanto, va fatta
subito una prima distinzione tra struttura interna ed
esterna; quella interna era articolata in partiti
regionali, con statuti autonomi i cui segretari
sedevano nel consiglio federativo, che era ritenuto
l'organo di permanenza politica tra un congresso e
l'altro. Il partito nazionale non avrebbe dovuto
essere nient'altro che la federazione dei vari
partiti regionali.
L'articolazione
esterna permetteva la federazione col partito di
gruppi e movimenti non radicali, i cui aderenti non
avevano alcun diritto di partecipare ai congressi del
partito; avevano, invece, il diritto di designare
alcuni rappresentanti nel consiglio federativo.
Questo tipo di adesione fu il modo più seguito per
federare al partito molti movimenti nati soprattutto
nel periodo '71-'75. Bisogna aggiungere che lo
statuto prevedeva la possibilità di federare
movimenti non radicali, anche a livello locale. La
seconda strada, gli accordi a livello locale, però,
fu percorsa raramente.
Sta di fatto che
attorno al P.R. si era formata una costellazione di
associazioni ai fini di lotte specifiche. Le
associazioni si sono in effetti servite del partito:
è successo anche che qualche gruppo, con il passare
del tempo, si sia distaccato dal partito, anzi abbia
assunto posizioni critiche verso di esso.
Bisogna però, a
questo punto, chiarire che alcune delle associazioni
gravitanti attorno ai radicali non sono nate in modo
spontaneo, e successivamente si sono federate,
secondo la sequenza prevista dello statuto,
apportando al partito le aspettative delle persone
che rappresentavano. Talune sono state create dallo
stesso partito proprio allo scopo di organizzare un
certo consenso intorno a specifiche tematiche (126).
Ecco perché essendo stati, questi movimenti, per
così dire generati dai radicali, bisogna
assimilarli, come struttura (numero di iscritti,
dislocazione geografica, collocazione ideologica e
politica) al partito medesimo.
Le dimensioni del
partito, tra il 1967 ed il 1972, sono assai modeste:
non più di 250 iscritti, con punta minima di 150,
fino alla fine del 1971, e soltanto due sedi, Roma e
Milano. Ma non è un dato significativo in sé:
devono essere considerati i simpatizzanti e i
sostenitori "non iscritti", i quali poi
possedevano una tessera. L'entità di questa ultima
categoria può essere ipotizzata (mancando qualsiasi
riferimento) sulla base dei dati degli anni
successivi, in numero almeno pari a quello degli
iscritti. Bisogna però ricordare che il partito
radicale, per scelta precisa, era autofinanziato. La
mancanza di iscritti o sostenitori incideva quindi
direttamente sulle capacità finanziarie del partito,
essenziali per l'efficacia di qualsiasi iniziativa
politica, anche se la struttura, l'organizzazione del
partito era basata sul volontariato. Non c'era
all'interno del P.R. una burocrazia da mantenere.
In realtà, il vero e
proprio finanziamento avveniva ad hoc, per ciascuna
iniziativa politica. I radicali, ogni anno, al
congresso si riunivano intorno ad un tema, sul quale
si sarebbe incentrata la lotta del partito per l'anno
successivo. Così il partito chiedeva contributi a
chi era interessato alle singole battaglie, come
vedremo in seguito, ad esempio per i referendum.
Il periodo dal '67
alla fine del '71 è quello in cui il partito è più
povero di iscritti, a crescita zero. Nel corso del
decimo congresso (Roma, novembre 1971) si tentò di
rafforzarlo, ponendo ai simpatizzanti, per la prima
volta, l'alternativa "o crescere fino a mille
iscritti entro un anno o scioglimento" (127),
alternativa che diventerà poi un imperativo costante
nella storia del partito. Nello stesso congresso, per
la prima volta, viene proposta la possibilità della
doppia tessera, per aumentare la forza del partito.
Fino al decimo congresso l'esiguità degli iscritti
non aveva posto limitazioni alle strategie radicali,
perché il partito dilagava nelle organizzazioni
collaterali, come la LID, che durante la battaglia
per il divorzio aveva raccolto molte simpatie e
decine di migliaia di aderenti dalle provenienze più
varie, anzi era diventata quasi un movimento di
massa, trasversale a molti partiti ed organizzazioni.
Ma una volta conclusa positivamente la battaglia per
il divorzio il partito tornò nel suo alveo
tradizionale, ritenuto ormai insufficiente per
affrontare sul piano organizzativo tutte le altre
tematiche che si volevano portare avanti.
Di qui l'idea di Marco
Pannella, psicologicamente traumatica e suggestiva,
dell'autoscioglimento, con l'alternativa di
continuare a vivere se il partito avesse raggiunto
almeno mille iscritti dato che soprattutto la cronica
povertà di mezzi finanziari avrebbe costituito
sempre un impedimento di fronte ad iniziative anche
modeste. Il partito aveva sempre vissuto con i
contributi dei propri militanti, e quindi soltanto un
consistente aumento del loro numero avrebbe potuto
rimpinguare le casse del partito stesso. Si consideri
che le entrate del P.R., in questi anni, non
superavano la soglia dei dieci milioni, somma che,
anche per quei tempi, rappresentava una cifra povera,
non certamente adeguata a mantenere una struttura
anche minima, sia pure di sopravvivenza.
Il decimo congresso
pose le basi organizzative per il rilancio del
partito. Il primo vistoso risultato della
mobilitazione del partito si può desumere dalla
lettura di due documento: il bilancio consuntivo del
1° nov. 1971 - 15 ott. 1972 e l'elenco degli
iscritti, con le indicazioni dei luoghi di residenza
e delle somme versate per il tesseramento (128).
Il bilancio consuntivo
(129) reca entrate per 25.839.424 lire, ed uscite per
lire 30.136.028 con un disavanzo di 4.046.164 lire.
Si noti che l'importo di questo bilancio è triplo
rispetto all'ultimo conosciuto: trenta milioni contro
dieci. Dalle poste di entrate si desume che gli
iscritti paganti al 15 ottobre 1972 sono stati 598;
la voce relativa ai non iscritti reca versamenti
ricevuti da 823 sostenitori, un numero superiore a
quello degli iscritti. Considerato che la quota di
tesseramento era stata stabilita in lire 12 mila
all'anno, se si divide l'entrata posta sotto la voce
"quota iscritti" per il numero dei
tesserati si ottiene una somma di circa 4.100, il che
fa ritenere che non tutti gli iscritti avevano
versato la quota richiesta. Questo calcolo rende non
perfettamente attendibili i dati relativi al numero
degli iscritti (130).
Da questo bilancio
appare in tutta evidenza la scarsità dei contributi
dei movimenti federati, inferiori di oltre la metà
rispetto al preventivo. Per il referendum sul
divorzio era stata preventivata una entrata di 5
milioni di lire ed invece si riscosse la somma di
456.600 lire. Di contro, se si osserva il capitolo di
uscite, per la stessa voce si può notare che ad un
preventivo di sei milioni corrispose la spesa di lire
trentaquattromila.
Dall'insieme di questo
primo scarno bilancio appare, in tutta evidenza, la
scelta antiburocratica dei radicali. Si veda, per
esempio, sotto la voce "rimborso spese"
iscritta in uscita la somma di lire 2.494.630 e
1.590.150 per collaboratori, giustificata
nell'allegato, come rimborso "ad una unica
persona che assicura la propria collaborazione dalle
otto alle tredici".
Dunque, l'azione del
partito si basava sul volontariato, sullo
spontaneismo, qualche volta anche casuale, dei pochi
e dei molti che, per la maggior parte, erano persone
appartenenti a quelle aree direttamente interessate
al problema per il quale in quel momento ci si stava
battendo, per esempio il divorzio, l'aborto,
l'obiezione di coscienza.
Siffatta scelta, cioè
un bilancio estremamente scarno, tuttavia, poteva
costituire un limite allo sviluppo del partito che,
seppure piccolissimo, doveva funzionare, doveva in
qualche modo poter contare su di una pur minima
struttura.
Alla povertà del
bilancio si collega la questione dei
"media", sul quale ci soffermeremo più
avanti, punto dolente sempre posto dai radicali al
centro di ogni dibattito. Fin dall'inizio, i
rifondatori del P.R. avevano sperimentato l'arma
micidiale del silenzio sul loro gruppo, sulle loro
tematiche, sulle loro iniziative. Tutto questo
concertato silenzio durò finché la natura dei
diritti di cui i radicali si facevano tutori non si
aprì ad un più ampio spettro, finché, insomma, non
urtò contro enormi interessi politici, ideali ed
economici. Soltanto al momento di questo impatto con
la realtà degli interessi costituiti, si accesero
sul P.R. le luci dei media, ma spesso per denigrare
questo modo "tutto contro",
"bizzarro", estraneo al sistema italiano di
far politica.
Dall'elaborazione
dell'elenco degli iscritti il P.R. appariva un
partito fortemente urbano, concentrato nelle aree
centro-settentrionali del Paese, con qualche presenza
nel Sud e nelle Isole, con prevalenza romana, e una
presenza significativa a Milano. Il 40 per cento dei
636 tesserati al 20 ott. 1972 risiede a Roma, il 6
per cento a Milano, le due città storiche per i
radicali. Si nota un accenno di diffusione del
partito in Piemonte ed in Emilia Romagna e, comunque,
il P.R. qualche volta con un solitario iscritto è
presente in quasi tutte le città (vedi tabelle nn. 1
e 2).
TAB. 1
Iscritti al P.R. al 15
ottobre 1972
| AREE |
N. ISCRITTI |
% SUL TOTALE |
| |
|
|
| NORD |
276 |
43,46% |
| CENTRO |
306 |
48,20% |
| SUD e ISOLE |
53 |
8,31% |
| TOTALE |
635 |
100,00% |
| REGIONI |
N. ISCRITTI |
% SUL TOTALE |
| LAZIO |
264 |
41,57% |
| LOMBARDIA |
74 |
11,65% |
| PIEMONTE |
60 |
9,44% |
| EMILIA ROMAGNA |
54 |
8,5% |
| FRIULI VEN. GIULIA |
38 |
5,98% |
| TOSCANA |
35 |
5,51% |
| VENETO |
23 |
3,62% |
| PUGLIA |
1 |
2,83% |
| LIGURIA |
12 |
1,88% |
| SICILIA |
11 |
1,73% |
| VALLE D'AOSTA |
11 |
1,73% |
| CAMPANIA |
10 |
1,57% |
| SARDEGNA |
6 |
|
| UMBRIA |
5 |
|
| CALABRIA |
4 |
|
| TRENTINO ALTO AD |
4 |
|
| ABRUZZO |
3 |
|
| MARCHE |
2 |
|
| BASILICATA |
1 |
|
| MOLISE |
- |
|
| ITALIA |
635 |
|
Fonte: Nostra
elaborazione dall'elenco degli iscritti pubblicato in
"Notizie Radicali" n. 173, 20 ottobre 1972,
ciclostilato.
TAB. 2
| CAPOLUOGHI DI PROVINCIA |
N.ISCRITTI NEL CAPOLUOGO |
PERCENTUALE ISCRITTI SUL TOTALE |
| ROMA |
255 (8)* |
40,15% |
| MILANO |
39 (8) |
6,14% |
| TRIESTE |
30 (1) |
4,72% |
| TORINO |
25 (7) |
3,39% |
| BARI |
12 (3) |
1,88% |
| BOLOGNA |
12 (4) |
1,88% |
| REGGIO EMILIA |
12 (5) |
1,88% |
| AOSTA |
11 |
1,73% |
| CUNEO |
9 (8) |
|
| PISA |
8 |
|
| FIRENZE |
7 (6) |
|
| GENOVA |
7 |
|
| VERONA |
7 |
|
| NAPOLI |
6 (1) |
|
| PERUGIA |
5 |
|
| RAVENNA |
5 |
|
(*) Il numero tra
parentesi indica il numero degli iscritti nella
provincia.
Nota: I rimanenti
capoluoghi sono al di sotto dei 5 iscritti. Fonte:
Nostra elaborazione dall'elenco degli iscritti
pubblicato in "Notizie Radicali n. 173, 20
ottobre 1972, ciclostilato.
L'appello pressante
lanciato alla vigilia dell'undicesimo congresso (nov.
1972) sortì un discreto successo. Gli iscritti
raggiunsero il numero di 1.300, trecento in più
della soglia che si era stabilita per sopravvivere
(131). Si contarono anche mille e cento sostenitori
senza tessera. Contribuì a questa espansione la
doppia tessera: circa un quinto degli iscritti
risultò in possesso della tessera di un altro
partito, di cui il 38,2 per cento aveva la tessera
del P.S.I., il 31,8 per cento del P.R.I., l'11 per
cento della "sinistra di classe"; il 9,5
per cento del P.C.I., il 9,5 per cento del P.L.I.
(vedi tabella n. 3). Come si vede la maggioranza dei
doppio tesserati proveniva dal partito socialista,
per la comunanza di lotte e di obiettivi con questo
partito, con il quale, nel corso degli anni, il P.R.
sarà in costante rapporto dialettico.
TAB. 3
Doppie tessere P. R.
(11° Congresso novembre 1972)
| PARTITO O GRUPPO |
N. (STIMA) % |
% SUL TOTALE DEGLI ISCRITTI (n.
= 1300) |
|
| PSI |
(90) |
38,2 |
7,0 |
| PRI |
(74) |
31,8 |
5,6 |
| SINISTRA DI CLASSE E ANARCHICI |
(26) |
11,0 |
2,0 |
| PCI |
(22) |
9,5 |
1,7 |
| PLI |
(22) |
9,5 |
1,7 |
| |
(234) |
100,00 |
18,0 |
Fonte: MASSIMO GUSSO,
"Il P.R.: Organizzazione e leadership",
CLEUP, Padova, 1982 pag. 39 (da ANGIOLO BANDINELLI
"Il partito dei referendum" in "La
prova radicale", n. 5, 1973).
Una indicazione
organizzativa fu contenuta nella mozione approvata
dall'undicesimo Congresso: essa impegnava il partito
federale ad assicurare, con le sue strutture, con le
sue funzioni, la formazione dei partiti radicali
regionali per realizzare appieno quel modello di tipo
federale che era stato prefigurato nello statuto del
1967 (132). In quel momento i radicali avvertivano
l'esigenza di radicare il partito su tutto il
territorio nazionale e sono convinti di avere,
finalmente, i numeri per poter realizzare tale
intendimento.
2. Dietro ai mille
radicali: i movimenti, le prime sedi periferiche.
All'indomani dell'XI
Congresso, che aveva posto le basi numeriche per una
ripresa delle iniziative politiche, la dirigenza
radicale si decise ad affrontare un altro problema:
il forte sbilanciamento territoriale del partito, che
aveva una grossa presenza nella capitale, quasi
inesistente nel resto del paese. Di conseguenza ne
derivava una estrema centralizzazione del partito,
cosa contraria allo spirito libertario a cui volevano
uniformare l'organizzazione, e poteva rendere
inefficaci le azioni intraprese. Si decise, pertanto,
in occasione della riunione della direzione del 5/7
gennaio 1973 (133) di approntare i primi strumenti
organizzativi per il rafforzamento delle strutture
locali del partito. Tra questi, secondo i dirigenti
del partito, figurava il potenziamento del giornale
"Notizie radicali". Si comincia così a
delineare una prima struttura territoriale del
partito: al 10 gennaio 1973 risultano costituite 14
sedi del P.R., di cui solo quattro sono sedi vere e
proprie (Cuneo, Torino, Firenze, Roma), nove sono
presso abitazioni private (Verona, Vicenza, Bologna,
Faenza, Pisa, Milano, Trieste, Schio e Mantova) ed
una (Venezia) risulta addirittura ubicata presso una
casella postale (tab. 4).
TAB. 4
Sedi e recapiti del
P.R. 1973
| REGIONI |
GENNAIO 1973 |
APRILE 1973 |
| VALLE D'AOSTA |
- |
1 |
| PIEMONTE |
2 |
2 |
| LIGURIA |
- |
1 |
| LOMBARDIA |
2 |
3 |
| VENETO |
4 |
4 |
| TRENTINO SUD T. |
- |
- |
| FRIULI VENEZIA G. |
1 |
1 |
| EMILIA ROMAGNA |
2 |
5 |
| MARCHE |
- |
- |
| ABRUZZO |
- |
- |
| MOLISE |
- |
- |
| UMBRIA |
- |
- |
| TOSCANA |
2 |
2 |
| LAZIO |
1 |
1 |
| CAMPANIA |
- |
- |
| CALABRIA |
- |
- |
| BASILICATA |
- |
1 |
| PUGLIA |
- |
- |
| SICILIA |
- |
1 |
| SARDEGNA |
- |
- |
| ITALIA |
14 |
22 |
Fonte: Nostra
elaborazione da "Notizie Radicali", n. 175,
10 gennaio 1973 e "Notizie Radicali", nn.
193-194, 10 aprile 1973.
In quel periodo sono
anche nati alcuni comitati promotori per la
costituzione di partiti regionali: furono sicuramente
formati in Veneto, Emilia-Romagna e Toscana. Nei
successivi tre mesi (aprile 1973) le sedi periferiche
erano diventate ventuno, quasi il doppio (vedi
tabella 4). Furono fondate le prime due sedi nel Sud,
a Palermo, ed a Policoro, in provincia di Matera,
centro rurale della riforma fondiaria lungo la parte
ionica della Basilicata. E' necessario precisare che
tra le sedi indicate una decina sono semplici
recapiti.
Le sedi periferiche
cominciarono ad attivarsi ed a promuovere delle
iniziative in proprio a partire dalla primavera del
1973, come risulta dai documenti pubblicati su
"Notizie radicali". A Torino, ad esempio,
inizia le pubblicazioni un "Notiziario
radicale", a cura della sede locale (134).
Intanto la presenza
del P.R. si allargava, anche grazie ai movimenti
federati che cominciavano a sorgere agli inizi degli
anni Settanta, e che muovevano attorno al partito
nuove energie. Questi movimenti davano voce ad
esigenze che, ormai mature nella coscienza del paese,
non trovavano, tuttavia, spazio nei partiti
tradizionali.
La mappa dei
movimenti, nel periodo iniziale '71-'73, presenta
contorni imprecisi. I dati disponibili sono scarsi,
non analitici. Le uniche notizie riscontrabili,
seppure in una fonte secondaria, si riferiscono
soltanto ad uno dei movimenti, quello
antimilitarista, il solo che si era dato una vera e
propria struttura.
Il movimento
antimilitarista era nato, informalmente, nel 1967, in
occasione della prima marcia organizzata dal P.R. sul
percorso Milano-Vicenza. Da quell'anno in avanti, in
contemporanea con i congressi radicali, si erano
svolti convegni antimilitaristi che poi sfociarono
nella costituzione della Lega Obiettori di Coscienza
il 21 gennaio 1973, in Roma. Conosciamo il numero
delle sedi della LOC (Lega Obiettori di Coscienza)
nel 1973: sono trentuno, sparse su tutto il
territorio nazionale, dal Nord al Sud, e possiamo
considerare questa struttura periferica anche
riferita al partito radicale (Tabella 5).
TAB. 5
Sedi L.O.C. 1973
| REGIONE |
MARZO 1973 |
| VALLE D'AOSTA |
- |
| PIEMONTE |
3 |
| LIGURIA |
2 |
| LOMBARDIA |
6 |
| VENETO |
2 |
| TRENTINO SUD TIROLO |
1 |
| FRIULI |
2 |
| VENEZIA GIULIA |
2 |
| EMILIA ROMAGNA |
2 |
| MARCHE |
- |
| ABRUZZO |
- |
| MOLISE |
- |
| UMBRIA |
1 |
| TOSCANA |
2 |
| LAZIO |
2 |
| CAMPANIA |
3 |
| CALABRIA |
- |
| BASILICATA |
1 |
| PUGLIA |
2 |
| SICILIA |
2 |
| SARDEGNA |
- |
| ITALIA |
31 |
Fonte: "Notizie
Radicali", 8 marzo 1973, nn. 189-190. Tratta da:
M. GUSSO, "Il P.R.: Organizzazione e
leadership", pag. 44.
Sulle tematiche della
liberazione sessuale si costituirono due movimenti,
il MLD (Movimento di Liberazione della Donna) ed il
FUORI (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari
Italiani), (135).
Il primo, fondato da
militanti radicali, nasce nel 1970, già federato al
P.R. Fu lo strumento del partito per allargare il
consenso intorno alla battaglia abortista.
Il secondo, il FUORI,
fu costituito nel 1972, con l'appoggio materiale e
politico del PR; il promotore ne fu Angelo Pezzana,
iscritto al P.R. fin dal 1972, che faceva anche parte
della direzione del partito eletta al congresso di
Torino nel novembre '72. Il FUORI si federò al P.R.
durante il congresso di Milano, nel novembre 1974.
Nella costellazione dei movimenti, attorno al P.R.,
ebbe vita breve quello denominato Lega Italiana per
l'abrogazione del Concordato. Infatti, restò in vita
soltanto un anno, dal 14 febbraio 1971 all'ottobre
1972. Il motivo della scarsa presa del movimento
anticoncordatario è da ricercare nel fatto che il
fine che si proponeva non era sentito, alla base,
come sentimento popolare, contrariamente a quanto
accadeva per il divorzio. Inoltre la composizione
stessa della Lega, espressione dei partiti (P.L.I.,
P.S.I., P.R.I., indipendenti di sinistra) per ovvi
motivi di alchimie politiche e di opportunismi
(collaborazione governativa con la D.C.) era di per
sé un impedimento al suo sviluppo.
In questo stesso
periodo, e precisamente il 20 settembre 1973,
cominciò ad operare, seppure inizialmente in modo
sotterraneo, il CISA (Centro Italiano Sterilizzazione
e Aborto), che negli anni successivi darà un apporto
di grande rilievo ad una delle battaglie centrali dei
radicali (136). Era organizzato come una struttura
operativa, con lo scopo di fornire informazioni sulla
contraccezione e concreta assistenza per l'aborto, il
tutto gratuitamente.
Riguardo al numero
degli iscritti in questo periodo (novembre
1972/novembre 1973) non esistono fonti per rilevarlo.
Al Congresso di
Verona, nel novembre 1973, entrarono negli organi
centrali del P.R. nuovi elementi, provenienti dalle
diverse realtà territoriali. Per la prima volta il
partito radicale sembrava non caratterizzato dalla
prevalenza della componente "romana",
costante fin dalla sua fondazione. Diventò infatti
segretario nazionale Giulio Ercolessi, un ventenne di
Trieste. Nella stessa occasione, con una sortita
clamorosa, Marco Pannella, leader storico indiscusso
del P.R., dichiarò che non intendeva rinnovare
l'iscrizione al partito, affermando che "se
questo è il momento dello scontro, allora questo è
il momento più di ogni altro di andare alla lotta
con rigore e fiducia nelle nostre idee; di andarci in
formazione libertaria, cioè senza leaders, senza
tendenze sull'accentramento, senza conferimenti di
carismi, senza bandiere, senza nomi, senza simboli,
che non siano unicamente funzionali e tecnici
rispetto alle lotte" (137).
Fu soltanto una
dichiarazione di principio, perché anche da non
iscritto, nei momenti di crisi del partito, Pannella
intervenne ugualmente, col peso della sua esperienza
politica e del suo indiscusso carisma.
Sempre a Verona si
gettarono le basi del progetto degli otto referendum,
per il cui svolgimento sarebbero state raccolte le
firme nella primavera successiva (138).
3. Per i referendum:
col tavolo sulle spalle
Nel 1974 il partito
riversa le sue energie nelle piazze e sui
marciapiedi, dove sono urgenti i problemi del
divorzio e della raccolta firme per i referendum
appena decisi, per le lotte a favore dei detenuti,
per gli scioperi della fame, contro la
disinformazione della RAI-TV. Siffatto modo di far
politica condizionò il reclutamento di nuovi
iscritti, da un punto di vista formale. Perché, se
da una parte cresceva il consenso intorno al P.R.,
grazie ai comitati per i referendum ed alle
molteplici lotte in corso di svolgimento, dall'altra
veniva trascurata la campagna per il tesseramento
(139). Sicché si giunse al 14° Congresso di Milano
nel novembre 1974, con poco meno di duemila iscritti,
una cifra che riportiamo, anche se incerta (140).
A questo si aggiungeva
che il funzionamento delle strutture era sempre
difficile. La scarsa circolazione delle informazioni
all'interno del partito, tra il centro e la
periferia, era certamente il nodo più importante da
risolvere.
"Notizie
Radicali" riporta infatti le lamentele delle
associazioni locali le quali, non riuscendo ad essere
informate per tempo delle iniziative del partito a
Roma, trovavano difficoltà ad orientarsi (141).
Pertanto, dopo il terzo congresso - il primo del
partito rifondato - si dette vita ad un periodico
"Notizie Radicali", che avrebbe avuto il
compito di collegare la direzione con le sedi locali,
di informare i militanti dei vari movimenti, ed anche
di essere luogo di dibattito e punto di riferimento
per tutti.
Nonostante che
l'impegno finanziario, in rapporto al bilancio del
partito, per questa iniziativa giornalistica fosse
notevole (il 24 per cento delle uscite, nell'anno
1973/74) (142), le pubblicazioni di "Notizie
Radicali" non rispettavano la periodicità, e la
distribuzione agli iscritti ed ai simpatizzanti non
era regolare.
La prima serie (67/72)
era ciclostilata ed ogni copia a stampa, anche
successivamente al '72, appare di formato, di
grafica, di impostazione sempre diversi; inoltre i
redattori non erano mai fissi. Il P.R. non aveva
certo la capacità finanziaria di dotarsi di un
giornale quotidiano. Comunque, per precisa scelta
ideologica, il messaggio da inviare all'opinione
pubblica non doveva passare attraverso un organo di
partito, ma doveva essere trasmesso attraverso i
mass-media, con lo scopo di raggiungere un pubblico
il più vasto possibile. "Notizie radicali"
era quindi uno strumento di mobilitazione e di
stimolo intorno a determinate battaglie politiche,
interno al partito, non un organo di propaganda e di
esternazione della linea ufficiale della dirigenza.
Le iniziative
giornalistiche radicali sono conseguenti a queste
scelte ideologiche: nel '63 la fondazione
dell'"Agenzia radicale", di cui già ci
siamo occupati (143) e, negli anni Settanta, gli
scioperi della fame e della sete per ottenere spazi
nelle reti della RAI-TV di Stato.
Ma anche "Notizie
radicali" non era immune da quei vizi che nel
partito si temevano: alcuni militanti locali,
infatti, lamentavano che il giornale veniva partorito
al centro, e a opera di pochissimi addetti ai lavori;
e quindi se non poteva considerarsi una fonte di
potere in senso proprio, comunque non era un idoneo
strumento di dibattito politico all'interno del
partito.
Negli stessi anni
uscirono altri due giornali del P.R., "La Prova
Radicale", trimestrale, ed il quotidiano
"Liberazione", che visse soltanto un anno,
dall'autunno '73 all'autunno '74. "La Prova
Radicale", uscito nel '71 al '73, e redatto da
un collettivo di collaboratori militanti, approfondì
i temi delle battaglie radicali fornendo
documentazioni. Nei primi numeri usò un linguaggio
narrativo ed informativo; mentre negli ultimi numeri
si occupò di saggistica politica. Il quotidiano
"Liberazione" nacque come supporto al
progetto referendario, e rappresentò il tentativo di
informare l'opinione pubblica sui temi politici dei
radicali.
La breve vita di
"Liberazione" non permise di colmare il
vuoto di informazione esistente sul P.R. Per supplire
alla mancanza di collegamenti fra centro e periferia
venne adottato l'invio, anch'esso molto
disorganizzato, di volantini e di opuscoli, nei quali
veniva spiegato il contenuto delle lotte radicali, ed
anche le tecniche di raccolta delle firme per i
referendum.
Comunque le sedi e i
recapiti periferici continuavano a moltiplicarsi: in
capo ad un anno passarono da ventuno e trentasette,
di cui sette nel Sud. Di sedi effettive, però, se ne
contavano 13; le restanti 24 erano semplici recapiti
(Tabella 6). Una più sensibile presenza il P.R. la
poté finalmente ottenere con la fondazione dei
comitati per gli otto referendum del 1974, come si
legge nella tabella n. 7. In totale vennero
costituiti centotrentacinque comitati, sparsi in
tutte le regioni, il 50 per cento dei quali fondati
dal P.R. e dai gruppi federati.
TAB. 6
Sedi e recapiti P. R.
1974
| REGIONE |
MARZO 1974 |
| VALLE D'AOSTA |
1 |
| PIEMONTE |
3 |
| LIGURIA |
1 |
| LOMBARDIA |
3 |
| VENETO |
4 |
| TRENTINO SUD TIROLO |
2 |
| FRIULI VENEZIA GIULIA |
3 |
| EMILIA ROMAGNAò4 |
|
| MARCHE |
2 |
| ABRUZZO |
1 |
| MOLISE |
- |
| UMBRIA |
1 |
| TOSCANA |
3 |
| LAZIO |
2 |
| CAMPANIA |
2 |
| CALABRIA |
1 |
| BASILICATA |
- |
| PUGLIA |
2 |
| SICILIA |
1 |
| SARDEGNA |
1 |
| ITALIA |
37 |
Fonte:
"Liberazione", n. 9 marzo 1974, cfr. M.
GUSSO, "Il P.R.: Organizzazione e
leadership", CLEUP, Padova, pag. 48.
Nel corso delle
campagne referendarie il P.R. trovò un sistema nuovo
per entrare in contatto con gli elettori impiantando
centri mobili, costituiti da tavoli nelle piazze e
nelle strade per la raccolta delle firme e
contemporaneamente per informare i cittadini delle
tematiche radicali, formare un indirizzario a cui
inviare giornali e volantini.
Sempre nel corso di
questa campagna si riuscì a reclutare un agguerrito
gruppo di nuovi militanti.
Infatti secondo alcune
ricerche condotte tra il '76 e il '79 sui
partecipanti ai congressi nazionali del P.R. (144),
ancora nel '77 il 27,8% degli iscritti radicali
risulta essersi avvicinato al partito durante la
campagna degli otto referendum.
Ancora nel '79 il 30%
circa degli iscritti radicali proviene dalla stessa
esperienza.
La campagna
referendaria, nonostante l'impegno dei radicali, non
ebbe un esito positivo: si riuscì a raccogliere
circa 150.000 firme per ciascun referendum, contro le
500.000 che, secondo la legge, sono necessarie per la
validità della richiesta. Tuttavia se si tiene conto
dell'esiguità del numero degli iscritti, meno di
2.000 (145), in confronto al 1.200.000 di firme
raccolte complessivamente il risultato, in termini di
potenziale aggregazione del consenso, fu rilevante.
TAB. 7
Comitati per gli
"8 referendum" del 1974 facenti capo al
P.R. e ad altri gruppi e movimenti. (Marzo 1974)
Fonte:
"Liberazione", n. 9, 28 marzo 1974,
elaborazione di M. GUSSO, "Il P.R.:
Organizzazione e leadership", CLEUP, Padova,
pag. 44.
Il fallimento della
campagna referendaria si ripercosse però su quei
dirigenti radicali che avevano puntato tutto sul
progetto contenuto nelle consultazioni: Giulio
Ercolessi, segretario nazionale, si disimpegnò dal
suo mandato, creando una vacanza nell'esecutivo.
Nella crisi si inserì Marco Pannella che iniziò un
digiuno il 3 maggio 1974 per chiedere l'accesso del
P.R. alla RAI-TV. In sostanza la protesta mirava a
far uscire il partito dall'isolamento. Dopo settanta
giorni di digiuno venne alla ribalta sulla stampa
nazionale il "caso Pannella". Molte
personalità politiche e intellettuali a questo punto
dichiararono la loro solidarietà ai radicali. Il
leader ancora una volta si rivelava, con il suo
carisma, un importante fattore di organizzazione, in
grado di supplire almeno in parte alle carenze
strutturali del partito con un'azione individuale di
indubbia efficacia.
Si giunse così al XIV
Congresso di Milano (nov. 1974), che confermò l'uso
del referendum abrogativo e si pose come obiettivo
politico il raggiungimento del 20% della componente
socialista e libertaria della sinistra italiana.
Durante i lavori del
congresso vi fu un duro scontro sulla mozione
organizzativa fra chi proponeva l'elezione di una
direzione nazionale da parte del congresso, in
aggiunta allo statutario "Consiglio
Federativo", e chi vi si opponeva perché
pensava che la direzione avrebbe finito con il
controllare la segreteria che, per statuto, doveva
rispondere solo al congresso.
Prevalse una soluzione
di compromesso che prevedeva la costituzione di una
direzione con compiti di coordinamento fra
segreteria, tesoreria, e consiglio federativo. Sempre
dalla mozione organizzativa si desume che i partiti
regionali, i quali avrebbero dovuto costituire il
nucleo principale del partito, non erano stati ancora
costituiti, probabilmente per mancanza di consistenza
numerica e di autonomia di iniziativa politica dei
centri periferici.
Era necessario
provvedere subito alla promozione dei partiti
regionali e, di conseguenza, anche ad una
ristrutturazione degli organi centrali. Quindi il
congresso deliberò di eleggere i membri del
consiglio federativo tenendo conto delle diverse
realtà territoriali; il presidente avrebbe dovuto
avere come compito prioritario assicurare
l'integrazione del consiglio stesso in base ad alcuni
criteri prefissati: elezione da parte di conferenze
territoriali degli iscritti convocate in base ad
aggregazioni interregionali stabilite (146). Tale
integrazione avrebbe dovuto realizzarsi entro il
febbraio 1975. Per assicurare la posizione dei
movimenti federati, quale parte integrante del
partito, venne stabilito che ciascun gruppo o lega
avrebbe avuto il diritto di designare due
rappresentanti in seno al consiglio federativo.
La composizione del
consiglio, per i membri eletti dal XIV Congresso,
rispecchia lo sbilanciamento già notato del partito
verso il Nord dell'ltalia: solo tre consiglieri su
venticinque provengono dal Sud.
Nella mozione politica
del XIV Congresso vi è un aspetto che riguarda
direttamente l'organizzazione del partito: si
prevedeva che, in deroga allo statuto, ogni decisione
di partecipazione alle elezioni a livello nazionale,
regionale e locale (147) avrebbe dovuto comunque
essere deliberata dal consiglio federativo con
criteri unitari. Questa decisione non poteva certo
rafforzare l'autonomia delle associazioni locali, ma
era giustificata dal particolare momento politico e
dallo stato del partito.
La mancanza di
informazione all'interno del partito appare cronica:
al centro mancano notizie sulle iscrizioni dalle sedi
locali (tranne da Milano e da Roma) le quali faticano
oltre tutto a trovare i soldi per pagare
anticipatamente le tessere da richiedere al partito
federale (148).
Ma ben presto gli
organi dirigenti del partito si trovarono di fronte
ad avvenimenti che assorbirono tutte le loro
attività.
Il 1975 è l'anno
della campagna per cinque referendum (aborto,
abrogazione del codice penale militare di pace,
abrogazione dell'ordinamento giudiziario militare,
concordato, norme del codice Rocco contro la libertà
di manifestazione del pensiero); e in particolare
quello per la depenalizzazione dell'aborto occupa un
posto centrale nelle lotte dei radicali, fino a
determinare, nel gennaio 1975, l'arresto del
segretario nazionale del partito Gianfranco
Spadaccia, per le attività legate al CISA. Per
questi motivi il 1975 fu ancora un anno di intensa
mobilitazione nelle piazze e nelle strade, dove i
radicali cercavano il consenso per le proprie
iniziative, piuttosto che attraverso un reclutamento
formale di iscritti. Vennero organizzati 463 comitati
per la raccolta delle firme, di cui il 60% promossi
dal solo partito radicale, che aumentava la propria
presenza di cinque volte rispetto al 1974 (da 67
comitati organizzati a 277) (vedi tabelle 8 e 9).
Venne curata più che altro la campagna pro-aborto,
che era sicuramente il problema più sentito a
livello sociale: si raccolsero 640.000 firme circa,
al di sopra del numero minimo necessario. Rispetto
all'anno precedente, i comitati per il referendum
erano sparsi più diffusamente in tutta Italia e non
solamente nei grossi centri urbani: circa il 800%
delle firme raccolte provengono dai comuni fra i
50.000 e i 450.000 abitanti (149).
TAB. 9
Comitati per i
referendum del 1974 e 1975
| PARTITO O MOVIMENTO |
1974 n. comitati organizzati |
% |
1975 n. comitati organizzati |
% |
| Partito Radicale (Gruppi
federati e simpatizzanti |
67 |
49,63 |
277 |
59,85 |
| UIL |
29 |
21,48 |
15 |
3,24 |
| PRI/FGR |
18 |
13,33 |
7 |
1,51 |
| PSI/FGSI |
9 |
6,67 |
68 |
14,68 |
| |
|
|
|
|
| Circoli libertari e anarchici |
8 |
5,93 |
4 |
0,86 |
| |
|
|
|
|
| Comunità cristiani per il
socialismo |
2 |
1,48 |
- |
- |
| |
|
|
|
|
| PdUP, AO, altri ex.gruppi
femministi |
2 |
1,48 |
17 |
3,67 |
| PLI/GLI |
- |
- |
3 |
0,65 |
| PSDI |
- |
- |
2 |
0,43 |
| PCI |
- |
- |
1 |
0,21 |
| |
|
|
|
|
| Gruppi sindacali e aziendali |
- |
- |
13 |
2,81 |
| |
|
|
|
|
| AIED, circoli culturali vari |
- |
- |
56 |
12,09 |
| |
135 |
100,00 |
463 |
100,00 |
Fonte: Cfr. Tabella 8.
Ancora una volta
un'idea di Marco Pannella aveva favorito e affiancato
l'azione delle strutture del partito, che rivelava
peraltro una consistenza maggiore rispetto agli anni
precedenti.
Il leader radicale
inventò la "Lega XIII Maggio - Movimento
Socialista per i Diritti e le Libertà Civili"
per aggregare il consenso intorno all'aborto (150).
In effetti riuscì ad ottenere una pagina settimanale
dedicata all'argomento su "L'Espresso", che
appoggiò finanziariamente l'iniziativa. Il fatto di
rompere l'isolamento e l'ostilità attorno al P.R.,
collegando fra loro vaste forze (U.I.L., Partito
Socialista, P.R.I.) attraverso l'azione di un organo
di stampa contribuì all'esito favorevole della
raccolta delle firme.
Nel 1975 le sedi e i
recapiti del partito radicale aumentarono
considerevolmente: il 24 maggio erano 69, di cui 17
nel Sud (quasi tutti indirizzi privati) e
nell'ottobre arrivarono al numero di 82. Tranne che
nel Molise, in tutte le regioni ormai esisteva almeno
un recapito del partito (tabella 10). Per quanto
riguarda i partiti regionali, alla fine di agosto del
'75 ne risultarono formalmente costituiti 5 (151). In
questo periodo l'articolazione periferica poteva
anche contare sulla organizzazione locale dei
movimenti ad esso federati: la LOC aveva 52 sedi in
tutta Italia, anche in piccoli centri del Sud, e
quindi così potenziata assunse una maggiore
autonomia, pur mantenendo stretti legami ideali con i
radicali. Il movimento di liberazione della donna
aveva 18 sedi, e la sua presenza era influente nelle
regioni centro-settentrionali (152). A quest'ultimo
movimento si affiancava e in qualche località si
sovrapponeva il CISA, che dichiarava l'esistenza di
centri operativi per l'aborto e la contraccezione
nelle seguenti città: Cagliari, Firenze, Genova,
Milano, Roma, Torino, Ancona, Pisa, Sassari, Siena,
Mestre (153). Si può considerare un gruppo di
assalto: dichiarava pubblicamente di aver fatto
abortire dal febbraio al 30 dicembre '75 10.141
donne.
TAB. 10
Sedi e recapiti del
P.R. 1975
| REGIONI |
MAGGIO 1975 |
OTTOBRE 1975 |
| |
|
|
| VALLE D'AOSTA |
- |
1 |
| PIEMONTE |
|